PER UN’ESTETICA DELL’OMICIDIO
Visto che il tema dell’omicidio continua a tenere banco, mi è venuto in mente che quasi tre anni fa — in occasione dell’uscita del film che racconta l’adolescenza traumatica di Hannibal “The Cannibal” Lecter (credo fosse quello girato a Firenze) — l’amico Contenebbia affrontò nel suo blog Il teatro dei vampiri questo tema come “una delle belle arti” in versione cinematografica. Qui alcuni passi del post, intitolato La decostruzione di San Sebastiano:
Non vi è nulla da fare: da quando il Romanticismo ha scoperchiato le tombe dell’Es ed ha cominciato a lasciarsi sedurre dalla mefitica Bellezza della Medusa, è stato tutto un tripudio di Sante Profanazioni. Un vero esteta dell’Apocalisse non si accontenta di mettere i baffi alla Gioconda; come minimo deve, novello Dio del Caos, forgiare una nuova idea di “Bello”, scrivere un inedito trattato di estetica col sangue rappreso di Apollo. […]
Prendiamo, ad esempio, il Dottor Lecter, l’ultimo dei “dandy”. Lo accostereste al povero Pacciani o, che so, ad un Witkin, un Serrano?
Risposta esatta: Johnathan Demme, in particolar modo, si è ricordato della componente ritualistica, da performance, insita suoi omicidi, facendogli citare la “Macchina surrealista” di Salvador Dalì, nella sequenza del garage, e le Sante Macellazioni di Hermann Nitsch nell’immagine del poliziotto crocefisso alla gabbia… Ma il dottor Lecter non è che un’invenzione letteraria, amplificata dal cinema che lo ha tramutato in un’Icona: verissimo.
Il Reale, col suo inesauribile forziere di Orrori, è da lunga pezza la Musa preferita di scrittori e registi: ecco quindi che, sotto questa luce, anche il dottor Lecter assume una sfumatura inedita, visto che nel suo agire fluttuano schegge di verità, rubate alle gesta di serial killer veri. Chi ci vieta di vedere, nella sincopata e tristissima storia del Novecento, il serial killer come il performer estremo, come colui che ha fatto della propria feroce natura, compulsiva, destruente, l’unica ragione d’essere. “Contro la mia volontà apparente, fui attraversato, mio malgrado, da uno spasimo di sensualità e di sangue”, ci suggerisce Bataille nella Storia dell’occhio.
Queste riflessioni non possono non ricordare il saggio L’assassinio come una delle belle arti (On Murder as One of the Fine Arts) di Thomas De Quincey (1785-1859).
Autore delle famose Confessioni di un mangiatore d’oppio, De Quincey collaborò con quasi tutte le principali riviste inglesi del suo tempo, producendo in totale circa centocinquanta scritti. Ed ebbe un grande interesse per la criminalità: interesse evidente già nel 1818, quando assunse la direzione della Westmoreland Gazette e impose una linea editoriale basata sui resoconti processuali, trascurando persino i fatti di cronaca. Continua a leggere…
ANSIA
Dicono che in ogni lotta dell’individuo per l’autorealizzazione si trovi in qualche misura dell’ansia. Quindi, se non si vuol provare ansia non si cerchi di autorealizzarsi. Anzi, non ci si pensi nemmeno. Si stia lì e non si faccia una mossa, si resti larva. E non si disturbino quelli che devono fare strada, per favore.
(Alcuni sostengono che l’ansia abbia una funzione protettiva; altri, che dall’ansia dipenda la capacità di adattarsi al mondo e di fare progetti per il futuro. Altri ancora, come lo psicologo H. S. Liddell, credono che l’ansia accompagni sempre le funzioni intellettive, come l’ombra accompagna il corpo nei suoi movimenti.)
PROVE TECNICHE DI REGIME. 3
Il premier e l’informazione: un tema attualissimo come pochi. Nel famoso articolo di otto anni fa su la Rivista dei Libri (giugno 2002), Nicola Tranfaglia scriveva:
La Rai nel suo complesso diventerà — e in parte lo è già diventata per l’innato desiderio di servire di molti giornalisti — uno straordinario megafono dell’azione di governo del Cavaliere, e si aggiungerà alle tre reti Mediaset già di proprietà del primo ministro e alla rete La Sette affidata per i programmi alla consulenza di Maurizio Costanzo, direttore di Canale Cinque e legato, a sua volta, all’azienda di proprietà di Berlusconi. Se a questo si aggiunge che i quattro quinti della carta stampata (quotidiani, settimanali e periodici) sono già controllati dal presidente del Consiglio — il quale è il proprietario della più grande casa editrice del Paese, la Mondadori con tutte le sue controllate, e ha in mano gran parte della pubblicità radiotelevisiva –, si ha un quadro dell’informazione italiana che appare dominato da una vera e propria dittatura mediatica.
Da questo punto di vista, la questione cruciale e tuttora irrisolta del conflitto di interessi che affligge il capo del governo appare grave ma di importanza quasi minore rispetto alla violazione dell’articolo 21 della Costituzione, che garantisce la libertà di pensiero, di espressione e di informazione e che oggi non può in nessun modo funzionare, data l’enorme sproporzione di mezzi nel campo della comunicazione tra la maggioranza e l’opposizione.
Già allora erano presenti alcuni punti chiave che ancora colpiscono e di cui si continua a discutere: primo fra tutti, l’innato desiderio di servire di molti giornalisti, fattore che rende estremamente efficace il possesso di tanti mezzi d’informazione. Se il desiderio di servire di molti giornalisti non fosse così diffuso, così endemico, così tenace, probabilmente si potrebbe avere un’informazione veramente libera, evitando la dittatura mediatica. Non basta il fatto che ciascuno può scrivere ciò che vuole sui temi che tengono banco, per poter affermare che la nostra informazione è libera: occorre che chi fa informazione sia anche libero da condizionamenti e non desideri servire una parte politica o un padrone. Altrimenti, l’informazione non è libera. Continua a leggere…
GUAI GLOBALI E FILIBUSTERIA

Secondo le ultime rilevazioni in Europa, i prestiti che le banche concedono alle famiglie e alle aziende sono diminuiti dello 0,8% rispetto a un anno fa, e dello 0,3% su base mensile. In particolare, il calo dei prestiti alle imprese europee è stato dell’1,2%. La situazione è simile negli Stati Uniti, e questo fa riflettere su tutti i soldi pubblici che sono stati impiegati nel salvataggio degli istituti di credito. Significa che le banche, invece di usare i soldi ricevuti per fare il loro mestiere e finanziare la ripresa dell’economia, se li tengono e li usano per speculare in Borsa, con le loro attrezzatissime sale trading in cui, coi loro mezzi sproporzionati, manipolano i prezzi dei titoli e creano trappole per schiacciare e spennare i piccoli speculatori, spesso rovinandoli, e ingoiare così altro denaro sottraendolo all’economia. Anche il presidente della Banca Centrale Europea ha condannato ufficialmente il reimpiego delle iniezioni di liquidità avute da governi e banche centrali nel trading di Borsa, piuttosto che nell’economia reale a cui erano destinate. Ma che lo dice a fare? Continua a leggere…
EFFETTO DUBAI
Dubai World, società di investimenti immobiliari controllata dal governo, ha richiesto ai propri creditori una moratoria sul debito di 59 miliardi di dollari per i prossimi sei mesi. I timori sul possibile default di tale impresa hanno aumentato le vendite sui titoli del settore finanziario.
Oggi, questa notizia esplosiva ha avviato il crollo delle Borse europee.
A dire il vero, a provocarlo c’è stato un insieme di concause: 1) il rischio di default di Dubai; 2) la caduta della Borsa di Shanghai (che ha perso il 4%) per la paura che le banche cinesi, scopertesi in precarie condizioni patrimoniali, debbano fare grossi aumenti di capitale; 3) l’allarme della Bundesbank sulle perdite che sono nascoste nei bilanci delle banche tedesche.
Per la Dubai World si parla di 80 miliardi di dollari di debiti noti, ma si temono cifre molto superiori. Di per sé, la crisi del Paese arabo non è una novità, perché deriva da investimenti sconsiderati avviati negli anni d’oro del petrolio, e da mesi gli operatori coinvolti nell’area denunciano la forte crisi dell’economia locale. Ma la paura degli investitori è legata al micidiale effetto “domino” che potrebbe portare questa crisi fino alle economie e alle banche di tutto il mondo, com’è successo l’anno scorso per i mutui americani cosiddetti subprime. Perché se un debitore è in difficoltà e non paga più i debiti, va in difficoltà anche il creditore e la crisi si sparge. Continua a leggere…
BRACCIA RUBATE ALL’AGRICOLTURA
Girando per la rete, càpito per errore in un blog che non visito mai perché troppo autoreferenziale e pilotato, e da qui clicco per errore un link, dove trovo un post in cui si dice:
Se leggendo il titolo del post aveste dato per scontato che anche stavolta me la prendessi con qualche esordiente tanto presuntuoso quanto privo di talento o in alternativa, con qualche sprovveduto scribacchino in cerca di pubblicazione, potete pure rilassarvi. Non ce l’ho nemmeno con uno di quegli autori pubblicati, magari anche più volte, che in un mondo migliore e più giusto starebbero in miniera a spaccarsi la schiena, invece di firmare contratti con case editrici.
Mamma mia, questa è una giustiziera pericolosissima, mi dico. Da come parla, dev’essere una persona tutta d’un pezzo, una che sa davvero come si vive, una persona di grande affidabilità.
Poi, subito dopo, leggo: Continua a leggere…
(trans)DECADENZA (2)
Se uno dicesse che è stanco di vedere tanti trans intervistati in Tv, sarebbe scorretto? Razzista, retrogrado, bacchettone? Non so: per non rischiare, non lo dico. Ma devo osservare che, come spesso accade, per svelare e sviscerare un fenomeno che è bene non ignorare, spesso si passa dal quasi-silenzio alle scorpacciate epocali. Ci si abbuffa senza tregua, pescando in ogni angolo, fino all’indigestione: così può capitare che un cibo ti venga a noia e cerchi di evitarlo. Ci vuole misura in tutto, dicono.
QUALCOSA ACCADRÀ
In questi giorni si parla di stress dei mercati, e a ragione. Da un lato c’è la corsa del prezzo dell’oro, che ha superato i 1.100 dollari per oncia: chiaro segnale che le aspettative degli investitori non sono buone, cioè propendono per un riaccentuarsi dell’instabilità; oppure che si cerca un rimedio in vista di una prossima ondata di inflazione (dovuta alla ripresa economica). Dall’altro lato c’è la crescita del prezzo del petrolio, che oscilla sugli 80 dollari al barile: questa tensione indicherebbe una ripresa già in atto, pronta a spingere i consumi.
Per chiarirci le idee, guardiamo gli indici. In Germania, l’indice sulla fiducia delle aziende (IFO) è salito a 74,6 punti (dai 63,6 del secondo trimestre), mentre l’indice che misura la fiducia degli investitori (ZEW) è sceso sulla soglia dei 50 punti, dai 56 di ottobre. In Usa, l’indice sulla fiducia dei consumatori di novembre (stilato dall’Università del Michigan) è sui 66 punti, in calo rispetto ai 70,6 di ottobre, mentre il tasso di disoccupazione aumenta, superando il 10%. Continua a leggere…
LE COSE
Quando le cose vanno molto male, oltre a relativizzare, come insegnano, bisogna riprendere possesso di sé, ritrovare la padronanza del proprio essere. Io sono, è la prima cosa da dire. Se Io sono, faccio delle cose. Impiego i miei sensi, la mia intelligenza, la mia volontà, la mia socialità. Quindi devo proseguire la mia vita nella sua forma normale (se mai una normalità s’è configurata).
Attendere che accada ciò che non accade è a volte insopportabile; anzi, lo è quasi sempre, o molto spesso, o il più delle volte. Lo è e basta. Aspettare che accada ciò che può risolvere una parte del problema, o una parte cospicua, se vogliamo. Un giorno mi sono chiesto quali sono le ragioni per continuare a stare nel mondo. Se queste ragioni ci sono, esponiamole: io sono qui per farmi convincere della loro validità, non per negarle, quindi non ho preclusioni di sorta. Non parto prevenuto: al contrario, cerco argomentazioni che smentiscano il tono negativo del mio sentire. Si tratta di cambiare intonazione, insomma.
TUTTA SUO PADRE

Per la miseria, questo post di Sergio Garufi mi era sfuggito.
Confesso che tempo fa avevo fantasticato di sposare Marina Berlusconi, l’unica speranza di poter spadroneggiare nella maggiore casa editrice del Paese; ma ora, guardando questa foto, sono costretto a far marcia indietro.
LA DECAPITATA

Nel luglio scorso il cadavere decapitato di una donna fu trovato nel bosco che circonda il lago di Castelgandolfo, da un sagrestano che desiderava appartarsi in quel luogo per certi suoi bisogni. La toponomastica laziale è ricca di Femmine Morte, di Coccie di Morto, di Fossi dell’Ammazzato, cosicché anche quel macabro rinvenimento rientrò in una certa tradizione popolare. Quanto al ritrovatore del cadavere, il motivo della sua gita appare naturale, poiché in Italia i boschi e gli antichi monumenti godono di questo privilegio, di non restare estranei alla vita ma di essere considerati luoghi familiari, e non meta di vagabondaggi estetici ma di imperiose necessità. La Storia e la Natura stimolano più la nostra sfera anale che le romantiche fantasie della nostra mente; e questo spiega, forse, come ancora oggi esistano nel maestoso agro romano paesi che si chiamano Pisciarello e Smerdarolo. Tutto regolare, dunque: la donna morta e il suo prosaico ritrovatore. Ma, poiché oggi la diffusione delle informazioni offre al più semplice episodio l’opportunità di una fama che prima gli era negata e non c’è rissa tra ubriachi che, per poco che ne siano oscuri i motivi, non pretenda di ingrandirsi sino a diventare un caso, così anche la decapitata ebbe i suoi scandali, i suoi falsi testimoni, i suoi sospettati e le sue inchieste. Si parlò, all’inizio, di efferato delitto. Si fecero varie ipotesi sul suo movente: tutte però concordavano nel ritenere che questo delitto fosse opera di un mostro. Si sperava anche che la vittima fosse una bella signora e la mancanza della testa alimentò molte illusioni. Identificata poi la vittima per una domestica, nemmeno avvenente, l’opinione pubblica subì la prima delusione, non si invocò più la pena di morte per simili atroci misfatti e si finì per non parlare più del Mostro ma, onestamente, dell’Assassino. Anzi, venendo poco a poco alla luce le modeste avventure galanti della vittima, l’indignazione per la sua fine atroce finì per addolcirsi in compassione, poi in fastidio, infine in un sentimento di recisa antipatia.
Dopo aver inaugurato la sezione “sempre attuali” con Italo Calvino, proseguiamo con la prima parte del racconto di Ennio Flaiano “La decapitata” (Taccuino 1955). Flaiano fu narratore, autore teatrale, critico musicale e cinematografico. E anche questo, superfluo dirlo, è uno di quei brani che potrebbero esser scritti anche oggi.
IV
Signor Tortelli, lei mi sta sul cazzo. E non è una cosa tanto anomala: che lei sia un grandissimo fetente lo si può verificare dalle sublimi ironie che ama distribuire in giro, e dalla strana terminologia che usa. Più volte l’ha fatto, e non a caso. Che significa “niubbo”? Nuovo arrivato, pivello, inesperto? È forse uno status sociale, una condizione esistenziale? O una categoria dello spirito? Ma chi è lei, Tortelli? Ce lo dica, non abbia timore: l’antipatia che provo nei suoi confronti è così grande che chiudo immediatamente la rissa. È un’antipatia istintiva, non generata da un’analisi della sua statura, che sia morale o culturale. Non ho mai sopportato la sua sicumera, la sua spocchia, nemmeno il tono della sua voce; ma tralasciamo i giudizi, che ci porterebbero fuori dal punto. Il punto è che lei mi sta sul cazzo. E sta sul cazzo a molte altre persone, fatto che mi conforta non poco. Perché lei ha perso, Tortelli. Non è il primo a far l’errore di sottovalutare chi ha di fronte: peccato che nel mio caso non l’abbiano avvertita. Del resto, nessuno ha avuto la delicatezza di avvertire me della sua irritante presenza, e nemmeno del fatto che lei è un ignorante istruito, circostanza che considero una penosa aggravante. Lei è una di quelle persone che farei di tutto per evitare, di quelle che se ti si attaccano a una gamba il rimedio migliore è amputarla: figuriamoci se intendo ciucciarmela ancora, anche se in una riunione collegiale e per una volta sola. La sua inconsistenza è tale che non sarebbe in grado di dar più pensiero di una scoreggia, quindi non si prenda il merito della mia prossima assenza. Lei è stato l’unico coglione che ha voluto intromettersi in una disputa che non le competeva: tutti si sono dimostrati intelligenti, astenendosene; sarà un caso? La sola cosa che mi conforta è che non vedrò più comparire né il suo nome né la sua orribile sagoma, che mi faceva l’effetto dell’apparizione di un serpente. E ora prenda i suoi lobi cerebrali e vada a cagare.









