
È autore del mystery Omicidi particolari (Piemme 2000), del romanzo breve Il sonno degli innocenti (in Lune nere, Aliberti 2005) e del giallo Mistero Etrusco (Sylvestre Bonnard 2007). Altri libri sono in lavorazione.

È autore del mystery Omicidi particolari (Piemme 2000), del romanzo breve Il sonno degli innocenti (in Lune nere, Aliberti 2005) e del giallo Mistero Etrusco (Sylvestre Bonnard 2007). Altri libri sono in lavorazione.
Da Lucio Angelini si parla di un articolo apparso sul Gazzettino di Venezia, a firma Sergio Frigo:
Il seminario della Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, che si tiene da oggi (lunedì) a venerdì alla Fondazione Cini a Venezia, apre la sua 29. edizione sotto cattivi auspici: secondo un’analisi del Giornale della Libreria infatti nel 2011 si sono persi per strada 723mila lettori, il 62% dei quali sono cosiddetti “lettori forti”, cioè coloro che leggono più di un libro al mese: già non erano molti (il 15.1%), ora sono solo il 13.8. Purtroppo anche fra i lettori più accaniti, tra gli 11 e i 14 anni, la percentuale è scesa dal 65.4% al 62%.
I dati Istat resi noti nelle scorse settimane, riferiti in parte al 2011 e in parte al 2010, sono altrettanto negativi, e anche piuttosto sorprendenti per un settore che fino a questo momento era sostanzialmente riuscito a resistere alla crisi. Basti considerare che sono diminuiti sia i titoli pubblicati (da 58.829 a 57.558) che le tirature, ora assestate su 208 milioni di copie.
Questi dunque i numeri. Una situazione a cui i promotori (oltre alla Scuola le Messaggerie e le associazioni di librai ed editori) intendono reagire con determinazione: il tema del seminario è, non a caso, “L’innovazione del servizio in libreria”, mentre l’obiettivo è cercare di individuare gli strumenti e le strategie per cogliere e soddisfare i più profondi desideri dei clienti, capire quali sono le strade percorribili per creare nuove connessioni tra librerie, individui e territorio, formare il personale all’introduzione dei nuovi strumenti tecnologici, «passando per le proposte culturali e il web, fino alle necessarie riflessioni sul libro in era digitale.
continua a leggere:
http://lucioangelini.wordpress.com/2012/01/24/evviva-amanda-il-segreto-delleditoria-perduta/
Com’è noto, nel panorama organicistico del Kulturkreis che Frobenius delinea, i paideumi attraversano una fase di Ergriffenheit, un momento aurorale creativo di concettualizzazione e metaforizzazione primaria a cui appartengono sia le prime forme d’arte sia la mitopoiesi “genuina”, per poi passare attraverso un periodo di Ausdruck, o fase di sviluppo e maturazione, a cui fa séguito l’Anwendung, stadio (decadente) di meccanicizzazione e tecnicizzazione, in cui gli stessi tratti identificativi del paideuma si degradano in funzione di uno strumentalismo deteriore. L’Anwendung frobeniana e la macchina mitologica di Jesi, figli di due differenti temperie storico-culturali e di due tradizioni di ricerca ben distinte, trovano in certo modo insospettabili consonanze nei risultati d’inquadramento dei problemi, ferma comunque restando la radicale diversità dell’Einblick di partenza. Il possibile nesso concettuale fra la dinamica dell’Anwendung (tecnicizzazione-strumentalizzazione) e il paradigma della macchina mitologica asservita alla Gewalt è abbastanza evidente in sé: la conclusione, che a taluno parrà forse curiosa, se non addirittura forzata, è che in sostanza il concetto frobeniano di un contesto culturale deteriorato dal dominio di un tecnicismo finalizzato al controllo ingloba e implica di fatto come caso particolare la speculazione jesiana relativa al degrado del mito in un’atmosfera storica alterata e miticizzata, funzionale a un qualsiasi ideologismo asservitore.
http://www.nazioneindiana.com/2012/01/15/miti-e-incertezze-del-mito/

Dai diari di Samuel Pepys, 20 maggio 1668:
A White Hall col colonnello Middleton a trovare il Duca di York il quale si è trasferito a St. James: lo abbiamo raggiunto lì e con lui siamo poi tornati a White Hall alla Camera del Consiglio dove c’era la seduta del Comitato della Marina. Si è discorso di tante cose, proprio da stupidi! Era impressionante vedere delle questioni importanti discusse da gente che non se ne intendeva affatto! Fra gli altri c’era uno il quale insisteva per la costruzione di una nave col sistema segreto Hemskrirke, che può avere una velocità di un terzo superiore a quella di ogni altra nave. Il Principe Rupert è dalla sua parte, e credo che finirà per ottenere tutto quello che vuole, altrimenti non otterrebbe nulla, almeno così dovrebbe essere.

Appunto: qualcuno ce la fa (ad arrivare a una seria pubblicazione), moltissimi altri no. Ma è così in tutti i campi dell’espressione. Conosco attori bravissimi che hanno dovuto lasciar perdere e cercarsi un lavoro di ripiego, mentre in televisione impazzano i soliti cani. C’è gente eccellente in ogni settore, solo pochi lavorano o hanno valide opportunità. Altro che regola aurea: tutti i bravi ce la fanno. Più facile che abbiano spazio le mezze calze con buone relazioni sociali. Comunque, se pensi che Bandini abbia ragione, amen. Ognuno è libero di immaginare quello che vuole, compreso che viviamo nel miglior mondo (letterario) possibile.Lucio Angelini

Ottimismo. Speranza. La nostra passione americana per i discorsi promozionali, gli slogan pubblicitari e la dipendenza che ne abbiamo ricavato culturalmente a rendere rappresentativo non quello che funziona o merita di essere conservato, ma quello per cui val la pena di lavorare — questo, in luogo della tradizione, è nervosamente vitale. È anche una forma di pazzia, un’avidità ossessiva a che il futuro rimpiazzi il senso della storia. ma è il fondamento dell’America — questo guardare al futuro. Noi-creeremo-una-nazione, e avremo giardini, piscine e chirurgia plastica. I discorsi di Franklin Roosevelt per esempio — se li confrontiamo con quelli di Churchill, capirete di cosa sto parlando. Lo capirete dal ritmo, dalle immagini a cui ricorre e dalle sue asserzioni. Roosevelt propose le quattro libertà, e Churchill offrì sangue, fatica, sudore e lacrime. (Oppure confrontate Twain con Wodehouse. O Groucho Marx con Waugh.) Il senso americano della tragedia è talmente diluito dal sogno a occhi aperti da sembrare quasi ridicolo. Noi americani raffazzoniamo simboli alla bell’e meglio, come forma di propaganda, una irrealtà attiva. Paragonate il sigaro di Churchill con il bocchino da sigarette di Roosevelt. (O la passione per l’alcool di Churchill, dichiaratamente scoperta, con la sedia a rotelle di Roosevelt, che praticamente non veniva mai fotografata.) Continua a leggere…

Oggi ho lavorato alla mia documentazione, poi ho fatto qualche lavoretto fuori (sempre quelle pulizie, e quella polvere!), poi ho fantasticato. Non ti ho detto che ieri mi si è gonfiato un occhio: una specie d’infezione a una palpebra che mi rende orribile. Però si sta già sgonfiando, anche grazie a una pomata antibiotica che avevo. Ho anche riposato un po’ sul divano. Quando t’immagino sei sempre sorridente: l’entusiasmo per la vita che mi stai infondendo è un grandissimo dono. Ma non lo so ancora incanalare a dovere; sono disordinato nei pensieri e negli stimoli, e non riesco a far bene il lavoro che dovrei. Ma voglio riuscirci, voglio diventare metodico ed efficace come te. Imparerò: tu sarai la mia educatrice. Avere un’educatrice come te penso sarebbe un’enorme fortuna per chiunque. E io posso godere di un privilegio incredibile.
Il mondo degli scrittori non è quell’idillio propagandato da certi talk-show dappoco, è tutt’altro: chi scrive è un potenziale assassino, un brutale figlio di Caio Giulio Cesare, o una dark lady, va da sé che non c’è motivo alcuno per stare allegri. Un bravo critico letterario deve sempre guardarsi le spalle, e toccarsi le palle: la prudenza non è mai troppa.
Giuseppe Iannozzi
http://iannozzigiuseppe.wordpress.com/2011/12/31/michele-monina-prefazione-di-gianni-biondillo

Nell’epigrafe alla pagina Disclaimer c’è scritto:
«Da Scrittore a Vate, si sa, il passo è breve».
Questo è stato vero per secoli, ma oggi, ai tempi della blogosfera e in piena decadenza culturale, molto più dimessamente la massima diventa:
«Da scrittore a twitstar, purtroppo, il passo è breve».
prima a seguirci erano soprattutto nostri lettori o comunque persone che avevano almeno un’idea di massima di chi eravamo (scrittori) e come la pensavamo (per dirla in parole povere, «sinistra radicale»). Ci seguivano prima perché scrittori, e poi perché ci avevano incontrati su Twitter. Ora, invece, abbiamo la sensazione che molte persone ci seguano soprattutto perché, ehm, siamo «twitstar», e magari seguendoci assistono a qualche flame divertente…
In qualità di Gran Sacerdote del culto, si unì agli adepti per presiedere la riunione del comitato ristretto. Con un gesto diede il via alle formule di saluto, eseguite imponendosi reciprocamente le mani, e formò con i suoi compagni una catena, rimanendo in meditazione, a occhi chiusi. Dopo un tempo che parve lunghissimo, Querzoli trasse un profondo sospiro, sollevò le palpebre e guardò gli astanti a uno a uno dritto negli occhi, lentamente, penetrando con lo sguardo fin nella loro anima. Poi ruppe il silenzio.
“Sono molto preoccupato per gli ultimi accadimenti”, dichiarò con aria pensosa. “La nostra armonia è minacciata da energie negative. E ho visto, ho sentito inequivocabilmente che queste forze oscene, abominevoli, sono guidate da Abaroth, l’Arconte delle tenebre, il Grande sovvertitore. Ne ho avuta conferma anche ora, sentendo la qualità delle vibrazioni che ci siamo trasmessi. La vibrazione d’amore ha avuto delle interruzioni, delle intermittenze…”
“Domenico”, disse Alceo, fissandolo coi suoi occhi sporgenti, “siamo perfettamente consci di dover combattere il maligno Abaroth con tutte le nostre forze. Però, anche la presenza ostile che ha invaso Luciano l’altro ieri… ha evocato una forza, un’energia che…”
“L’Orgone è generatore di un’energia materiale che permea le cose, ma non l’anima, quindi non è l’energia luminosa che eleva l’uomo”, lo interruppe Querzoli, affilando lo sguardo come se volesse affettare l’aria. “Non dobbiamo cedere agli attacchi di quegli spiriti che sono rimasti legati agli aspetti ingannevoli della vita terrena, che erreranno senza pace finché non verranno investiti dalla luce dell’Uno. Il terribile miasma che ha infestato il nostro fratello Luciano è la conferma che dobbiamo tutti operare affinché il nostro vivere sia ricondotto alla via, e così secondo la legge rivelataci dalla Guida”.
Paolo Ferrucci – Giacomo Leonelli, Omicidi particolari, Piemme, Milano 2000


Ma soprattutto, questa è una conferma. Conferma del fatto che, negli anni presi in esame dal memorandum (suppergiù dal 1993 al 2008), i libri cosiddetti “neo-epici” hanno fatto immaginario, hanno sparso semi in una zona conflittuale. Quella zona dove – come si diceva tre anni fa – “archivio e strada coincidono”.
Riguardo a ciò, si è espresso nel modo più chiaro possibile un frequentatore del blog “Militant”, un paio di settimane fa:«[...] Azzardo che abbiamo assorbito molto più da lì [dall'hip-hop, N.d.R.] che da assemblee e da laboratori, o perlomeno ci siamo avvicinati anche grazie a loro [...] [E quei] romanzi degli ultimi dieci-quindici anni, inquadrati abbastanza bene dal saggio di Wu Ming sul New Italian Epic: Blissett, Wu Ming, De Michele, Carlotto, Evangelisti, Lucarelli, De Cataldo, Tassinari, Cacucci e così via. Anche qui stesso discorso fatto per le posse rispetto all’impegno, al percorso e alla qualità artistica.»[4]
[4. Commento di "Behemoth" in calce al post "La costruzione ideologica dell'immaginario: mito e realtà della banda della Magliana", 28 dicembre 2010.]
http://www.carmillaonline.com/archives/2011/01/003747.html#003747
Pensa che per uscire dal portone dell’università ho dovuto letteralmente scavalcare (cioè proprio scavalcare) i corpi seminudi (cioè proprio seminudi) di punkabbestia stravaccati esattamente davanti alla porta, con i loro cagnacci enormi senza museruola né guinzaglio e le loro bottigliacce di birra per non parlare di altro. E poi ho attraversato un eguale (ma molto piu compatto) tappeto umano (“umano” è dire tanto) in piazza Verdi, con questa gentaglia che allunga le manacce e dice volgarità solo perché una poveretta non può difendersi (ed è meglio che non ci provi nonostante vorrei tirargli un libro in testa); e questo mi offende. E se per caso all’università dovessi andare in bagno? Non posso perché ci trovo quegli stessi esemplari di sottouomini che ci fanno i loro comodi. Questo degrado che attraverso fisicamente quasi ogni giorno mi deprime profondissimamente, è una realtà orribile, sotto tutti i punti di vista. Orribile per me e anche per quella gente, anche se forse non se ne rende conto. Poi esco di lì e mi ritrovo travolta dal traffico e dalla puzza. Insomma tutto ciò non fa per me, io non c’entro niente con questo schifo, non condivido nulla di ciò che vi sta alla base eppure devo conviverci… E certe volte mi pesa più del solito… Altro che civiltà e progresso!
Bene, dopo questo sfogo, dico: meno male che nonostante l’abbrutimento in cui vivo tu mi vedi così “bella” e positiva… Capirai che essendo questa la mia realtà io penso a te come in un quadro idilliaco, tra colline, fronde mosse dal vento e usignoli; e la cosa mi rincuora.
MITI E FOLLIA (miti e incertezze, la vendetta)
Questo è un estratto, preso ieri pomeriggio, del commentario a questo articolo: