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Posts Tagged ‘censura’

Discorso sopra i costumi degl’Italiani

venerdì, 4 gennaio 2013 Commenti disabilitati

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Gl’italiani hanno piuttosto usanze e abitudini che costumi. Poche usanze e abitudini hanno che si possano dir nazionali, ma queste poche, e l’altre assai più numerose che si possono e debbono dir provinciali e municipali, sono seguite piuttosto per sola assuefazione che per ispirito alcuno o nazionale o provinciale, per forza di natura, perché il contraffar loro o l’ometterle sia molto pericoloso dal lato dell’opinione pubblica, come è nell’altre nazioni, e perché quando pur lo fosse, questo pericolo sia molto temuto. Ma questo pericolo realmente non v’è, perché lo spirito pubblico in Italia è tale, che, salvo il prescritto dalle leggi e ordinanze de’ principi, lascia a ciascuno quasi intera libertà di condursi in tutto il resto come gli aggrada, senza che il pubblico se n’impacci, o impacciandosene sia molto atteso, né se n’impacci mai in modo da dar molta briga e da far molto considerare il suo piacere o dispiacere, approvazione o disapprovazione. Gli usi e i costumi in Italia si riducono generalmente a questo, che ciascuno segua l’uso e il costume proprio, qual che egli sia. E gli usi e costumi generali e pubblici, non sono, come ho detto, se non abitudini, e non sono seguiti che per liberissima volontà, determinata quasi unicamente dalla materiale assuefazione, dall’aver sempre fatta quella tal cosa, in quel tal modo, in quel tal tempo, dall’averla veduta fare ai maggiori, dall’essere stata sempre fatta, dal vederla fare agli altri, dal non curarsi o non pensare di fare altrimenti o di non farla (al che basterebbe il volere); e facendola del resto con pienissima indifferenza, senz’attaccarvi importanza alcuna, senza che l’animo né lo spirito nazionale, o qualunque, vi prenda alcuna parte, considerando per egualmente importante il farla che il tralasciarla o il contraffarle, non tralasciandola e non contraffacendole appunto perché nulla importa, e per lo più con disprezzo, e sovente occorrendo con riso e scherzo di quel tal uso e costume.

Giacomo Leopardi, dal Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani

 

MAESTRAAAA! (Analogie/bis)

martedì, 18 settembre 2012 Commenti disabilitati

SEMPRE NEL NOTO BLOG DI KATAWEB, il 5 marzo 2012, viene pubblicato questo post dal titolo Otto marzo: a noi la festa, a voi la parola.

Sfortunatamente, le buone intenzioni del titolo son state praticamente rovesciate: la festa è stata fatta a un paio di commentatori, ai quali è stata tolta la parola.
Questi gli interventi clou:

Vale per Ilaria, ma anche per Laura, nell’altro post. Mi sta benissimo ragionare su morale e moralismo. Ma non a partire da una discussione falsata fin dall’inizio a scopi pubblicitari. Come noterete, ci siamo tutte sottratte a una polemica costruita ad arte e non decisa dalle donne che stanno lottando da anni, anche se per strade diverse, per lo stesso fine. Dunque, vorrei che anche il commentarium ignorasse quanto meno il punto di partenza di quella discussione. La questione va posta nei tempi opportuni e soprattutto con interlocutori intellettualmente onesti. Grazie.

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 12:51 pm da lalipperini

[...]

Poi la Lipperini ci spiegherà che sono gli interlocutori “intellettualmente onesti” a cui vale la pena di rispondere, perchè va bene volteggiare da altezza medio-superiore, ma ogni tanto bisogna pure sporcartsi le mani.
Per quanto mi riguarda, uno di questi giorni scrivo una lista di nodi che le femministe “intellettalmente oneste” dovrebbero provare a sciogliere, per evitare di pontificare da “un iperuranio fatato” dove il diritto (o il politicamente corretto) deve vincere sulla biologia, sul costume, sulla storia e sulla cronaca.
Per me un comportamento intellettualmente disonesto è quando a chi dice ridicolo equiparare una t-shirt a una minigonna si risponde che in questo modo si nega il desiderio femminile, e che le sue posizioni sono frutto di ideologia o cecità (Laura.a. – per intenderci)

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 3:07 pm da valter binaghi

[... lunga e complicata sequenza di interventi, da restarci secchi ...]


@Paola di Giulio
Se crede con queste battute di uscire dalla logica evoluzionistica che ci lega ai nostri antenati faccia pure. Anche perché poi arriva l’hommequirit rompicoglioni della situazione a mostrarle che lei non sa fare nemmeno i sillogismi e che quello che presenta è un paralogismo bello e buono da calcio nel sedere perché nelle sue premesse manca il termine medio. Ma tant’è, contenta lei.

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 4:32 pm da hommequirit

il fatto che le donne eventualmente non provino piacere dunque è dovuto all’evoluzione e i poveri maschietti che diamine ci possono fare.E’ da pazzi voler risalire la corrente di milioni di anni di storia genetica.L’unica cosa saggia è pensare a eiaculare e basta,che il resto sono solo inutili grattacapi impossibili da risolvere. si giustifica la sessualità più becera, violenta, maschilista con una cialtroneria pseudoscientifica vergognosa.
Don’t feed the sexist, mi verrebbe da dire. Che si fa contro questi personaggi? Perché io confesso che ultimamente questo blog, pur adorandolo, lo seguo un po’ di meno in parte per problemi di tempo, ma anche perché non ne posso più di farmi gonfiare il fegato a leggere sta roba. @Lipperini mi dispiace per come sto sbottando, ma ultimamente sento mancarmi le forze. E’ doloroso, dopo che per tutta la vita ti sei interrogata su queste questioni, mettendo in gioco tutta te stessa, il modo in cui sei cresciuta, le tue esperienze, dover sempre affrontare questo maschilismo, questi discorsi orrendi che hanno il solo fine di insultare, umiliare, esasperare le donne.

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 4:33 pm da Adrianaaaa

Una persona che sostiene quello che sostiene il personaggio qui sopra fa del male, e lo sa, e non si fa nessuno scrupolo a farlo.

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 4:38 pm da Adrianaaaa

Adrianaaaa. Ho fatto presente innumerevoli volte alla persona in questione che non è gradita su questo blog: non perché abbia opinioni dissimili, ma per il modo in cui le espone. Tant’è. E’ convinto che io abbia bisogno di uno sparring partner. E io sono abbastanza stufa di passare per la censuratrice planetaria, ti confesso. Sto imparando l’aurea regoletta: passare oltre, quando la discussione è impossibile.
Ps. Del resto, se qualcuno mi dicesse esplicitamente che non sono, appunto, gradita, non mi farei vedere. Questo dimostra di che pasta sono fatti alcuni personaggi. Naturalmente se tutto questo inficiasse la discussione al punto di perdere alcuni dei commentatori storici, provvederò.

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 4:48 pm da lalipperini

Loredana io capisco benissimo la tua posizione, e infatti non era un’intervento tuo che invocavo.
Il fatto è che non si può controargomentare a un discorso del genere senza in qualche modo accettare l’umiliazione e la violenza che contiene. Altre commentatrici hanno questa forza, io non ce l’ho più. Di fronte a un discorso del genere non c’è un modo indolore di controargomentare, si può solo rovesciare il tavolo, tirare un calcio in mezzo alle gambe (metaforico, per carità…) all’interlocutore e urlargli un “Porco” a pieni polmoni. Se a quacuna viene in mente una soluzione più civile e altrettanto efficace la accoglierò a braccia aperte, io sono a corto di idee.

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 5:01 pm da Adrianaaaa

L’intervento c’è stato. Hommequirit e Binaghi sono in moderazione da questo momento. Questo è un thread a cui tengo molto, e non a caso è stato postato da molte blogger contemporaneamente. La discussione è stata monopolizzata a suon di insulti e aggressività, minimizzando la voce di altri commentatori.
Suppongo che da questo momento sulla solita serie di blog, e forse su altri, tornerà la voce della censora inquisitrice. Chi se ne frega. C’è un limite.

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 5:04 pm da lalipperini

Loredana, a me però non sembrava che Binaghi e l’altro abbiano offeso qualcuno o siano stati aggressivi. Rileggendo il thread mi sembra invece che i loro interlocutori e le loro interlocutrici ci siano andati pesantemente.
Scusami ma mi sembra un controsenso averli messi in moderazione lasciando parlare le donne in un post in cui la parola è chiesta a soli maschi.
Oppure ho capito male il titolo del post?

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 7:11 pm da Gianni B.

Gentile Gianni, ha capito benissimo ma forse non ha letto bene i commenti. Binaghi parla in questo blog da tre mesi, battendo sullo stesso tasto e tacciando di isteria buona parte del commentarium femminile. Hommequirit è una vecchia conoscenza. Credo che a nessuno dei due, a questo punto (e, ripeto, parlo di mesi e mesi) interessi la discussione, bensì l’affermazione delle proprie tesi. Che va benissimo, a patto però di non provocare il disagio che molte commentatrici hanno denunciato qui sopra. Per il resto, la discussione è aperta. E preciso che sono in moderazione. Se i toni si placano, possono tranquillamente tornare qui. La ringrazio per il contributo.

Postato martedì, 6 marzo 2012 alle 7:50 pm da lalipperini

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/03/05/otto-marzo-a-noi-la-festa-a-voi-la-parola


Dunque: essendo ormai chiare le situazioni, basterà sottolinearne solo i punti principali.

1) Nel primo commento riportato, viene confermata la volontà della blogger di irreggimentare gli interventi di commentatrici e commentatori secondo una propria linea preordinata. Una pratica comune a molti giornalisti, in effetti: da qui la nota arretratezza dello stato dell’informazione nel nostro Paese.
Leggere la frase: «vorrei che anche il commentarium ignorasse quanto meno il punto di partenza di quella discussione, ecc.» rende chiaro l’intento manipolatorio e mette un po’ di tristezza.

2) È quanto meno contraddittorio — per non dire autolesionistico — confessare: «sono abbastanza stufa di passare per la censuratrice planetaria» e poi, come atto successivo, operare una censura.

3) Nel terz’ultimo commento si legge: «sulla solita serie di blog, e forse su altri, tornerà la voce della censora inquisitrice». Più che una “voce”, qui la pratica censoria è un fatto. E, riguardo all’inquisizione, non finiremo mai di ringraziare il Cielo che sia stata abolita.

 

ANALOGIE: il pensiero unico

giovedì, 13 settembre 2012 Commenti disabilitati

SEMPRE NEL NOTO BLOG DI KATAWEB, il 23 febbraio 2012, viene pubblicato questo post.
Selezioniamo dai commenti:

Valter Binaghi, scusami, ma mi sembra che il tuo argomento “prova troppo”. Non solo l’educazione sessuale, ma direi nessuna materia umanistica può essere impartita senza una visione del mondo e un’antropologia di riferimento.
[...]
Non è meglio ammettere che la scuola pubblica possa proporre anche l’insegnamento di alcuni princìpi basilari di educazione sessuale, più o meno con gli stessi criteri con cui vengono insegnati il diritto e l’educazione civica?

Postato giovedì, 23 febbraio 2012 alle 2:11 pm da salvatore talia

Guardate, io penso di essere arrivato al punto più basso dell’attenzione prestata da un credente ai pronunciamenti delle gerarchie cattoliche (per ragioni che non sto a spiegare), quindi il mio intervento sopra non voleva essere altro che un chiarimento diciamo epistemologico, su due punti che mi sforzo sempre di ribadire:
1) Non esiste educazione sessuale che non presupponga una educazione alla maturità della relazione personale, perchè nell’essere umano la pura sessualità è un’astrazione
2) L’idea di maturità e di relazione personale comportano una visione del mondo, una filosofia se non una religione, che può essere proposta e non imposta per legge
3) Quel che la legge può (e secondo me deve) stabilire è che i luoghi dell’educazione devono prevedere un campo dedicato a questi aspetti, il che attualmente non accade, per un retaggio plurisecolare che demanda queste cose alla famiglia e al costume, senza accorgersi che la famiglia è frantumata e il costume è Sanremo

Postato giovedì, 23 febbraio 2012 alle 2:20 pm da Valter Binaghi

@Talia
L’aspettavo da un momento all’altro un intervento simile.
Non è così. Le materie umanistiche consistono nella ricostruzione storica (e quindi per forza di cose plurale) dei momenti più importanti di una cultura letteraria, artistica, filosofica.
La pedagogia delle relazioni e l’idea di maturità umana che sottende è per forza di cose singolare e prescrittiva. Ridurre la sessualità alla sua meccanica e alla contraccezione lo è più di ogni altra, e più pericolosa perchè surrettiziamente presentata come “neutra” o “moralmente indifferente”

Postato giovedì, 23 febbraio 2012 alle 2:25 pm da Valter Binaghi


(Mo’ evitiamo gentilmente di trasformare il dibattito nello svisceramento delle posizioni di binaghi. Daa litigata co’ binaghi, der penziero de binaghi, di oh binaghi8 ma ci va a messa o no? trombò prima del matrimonio? come concilia battesimo e preservativi? Ecco scusate sono stanca e chiedo al dibattito di rispettare il tema del dibattito).

Postato giovedì, 23 febbraio 2012 alle 2:28 pm da zauberei

[...]

@Zauberei
E Binaghi può parlare o è meglio se sta zitto?

Postato giovedì, 23 febbraio 2012 alle 3:16 pm da Valter Binaghi

(donatella io pure sono d’accordo con bianghi su un mucchio di cose – accade spessissimo con i suoi primi commenti. Poi si trollizza e regolarmente si finisce a parlare solo di lui e della sua aggressività. )

Postato giovedì, 23 febbraio 2012 alle 3:19 pm da zauberei

[...]

@Zauberei
Sospetto che i termini “troll” e “aggressivo” per te siano sinonimi di non-allineato. Rileggendo tutti i commenti di questo thread l’unico “aggressivo” mi pare proprio il tuo, che spaparanza in romanesco un “ad personam” del tutto ingiustificato. L’imbarazzo che nasce quando qualcuno ridefinisce i termini di un problema in modo diverso da come si vorrebbe posto, è molto significativo. Altro che psicologia, quando il “diverso” è ammesso solo se timido e subordinato, è il pensiero unico (tanto esorcizzato) che fa capolino.

Postato giovedì, 23 febbraio 2012 alle 6:57 pm da Valter Binaghi

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/02/23/reti-uno-e-due


Anche qui traspare una forte analogia con il berlusconismo.
Questa volta chi dissente viene boicottato da una fedele commentatrice (dall’identità indefinita), che sembra così surrogarsi alla titolare del blog nel neutralizzare e zittire l’opinione non allineata.

Ma qui sembra ravvisarsi l’emulazione di una delle forme più aggressive e perniciose del berlusconismo: quella espressa dai giornali “di proprietà” che lanciano attacchi violenti contro chiunque sia individuato come avversario (potenziale o reale) del proprio padrone. Attacchi che partono non necessariamente da un ordine preciso, ma come riflesso automatico indotto da una sorta di “mandato a priori”: mandato la cui finalità ultima sembra essere — come vediamo — l’affermazione di un “pensiero unico”.

 

ANALOGIE: predicar bene e razzolar male

lunedì, 3 settembre 2012 Commenti disabilitati


Nel noto — ormai famigerato — blog di Kataweb, il 12 marzo 2012 è apparso questo post, dedicato alla prima puntata del programma di Raitre condotto da Luisella Costamagna.

L’articolo comincia così:

Sì, è scoraggiante. Dopo aver visto la già contestatissima intervista di Luisella Costamagna a Mara Carfagna (qui Marina Terragni, qui Giovanna Cosenza), cadono le braccia e vien voglia di afferrare gli autori del programma per il bavero e chieder loro conto di come preparano la documentazione per la conduttrice.
Non una delle domande di Luisella Costamagna era davvero pertinente. E l’affondo finale di Carfagna (”sono venuta qui pensando si parlasse di approfondimento politico. Fa torto al suo spessore, alla sua intelligenza, alla sua autorevolezza”) è, purtroppo, ineccepibile. Dico purtroppo perchè invece di discutere quanto il governo precendente NON ha fatto per le donne, si è parlato di tacchi, capelli, calendari, giudizi sull’aspetto fisico dell’ex premier. Non si è controbattuto alle decine di argomenti sostenuti dall’intervistata (le “lodi” della rappresentante Onu all’operato del ministero delle Pari Opportunità, la “coraggiosa” riforma della scuola di Gelmini, il “grande impegno” del ministero medesimo sulla questione femminile).
Eppure bastava poco: consultare il citatissimo Rapporto Ombra Cedaw (che è in rete, a disposizione, da mesi) era sufficiente. Invece – ed è tristissimo – Costamagna e i suoi autori hanno puntato sul lato giornalisticamente succulento: donna contro donna, perbene contro permale, tacco contro tacco. Argomenti semplificatori che fanno torto e danno alle donne di questo paese.

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/03/12/chi-parla-di-tacchi-chi-fa-i-conti


Dunque, le argomentazioni esposte possono essere condivisibili, naturalmente.
Ma lascia sbalorditi il fatto che la blogger si permetta di rimproverare, con un certo cipiglio, gli autori del programma che avrebbero puntato sulla formula «donna contro donna, perbene contro permale, tacco contro tacco», «che fanno torto e danno alle donne di questo paese».

Ora, tralasciando l’espressione danno alle donne (che richiama il famoso motto “Chi dice donna dice danno“), si resta sbalorditi perché in molte occasioni è stata proprio la stessa blogger a usare – o per meglio dire ad abbandonarsi a — formule di questo tipo: anzi, spesso le ha “scavalcate a sinistra” conducendo scontri aperti e talvolta brutali.

Com’è accaduto nel suo blog il 2 marzo 2011 (sempre in prossimità della Festa della Donna, dove lì sembrano esser prossime anche le crisi di nervi), quando ci si è letteralmente accapigliati sulle “dichiarazioni delle donne” trasmesse da Striscia la notizia.
In quell’occasione, in un commentario lunghissimo e raccapricciante, la titolare del blog e una sua avversaria — nominata Stilla — si sono affrontate per un giorno intero, picchiandosi telematicamente dalle 10 di sera fino alle 6 del pomeriggio seguente, come se si trovassero in un’arena di galli.
Roba da pazzi. E — cosa ancor più assurda — la lite ruotava intorno a una questione quasi surreale: cioè se era vero che l’attrice comica Geppi Cucciari avesse detto una certa cosa oppure no.

Qui di seguito riportiamo una sintesi — che è lunghissima, quindi il lettore è avvisato — dei 227 commenti nei quali le due fazioni si sono affrontate senza esclusione di colpi.
Dato lo stile che caratterizza quel blog (sembrava di essere in una puntata di Uomini e Donne), va da sé che sono volate botte da orbi. Ed è
appunto questo a render stupefacente la “severa critica” che è stata fatta nei confronti di Luisella Costamagna, rea in sostanza di non aver avuto stile: il pulpito da cui è stata lanciata quella inconcepibile predica.

Ma prima di lasciar scorrere l’allucinante sintesi dei commenti, è opportuno segnalarne un paio di “fioriture”.

1) A un certo punto della scazzottata, compare il tale “Girolamo” a dar man forte alla padrona di casa. E’ un nome già sentito, che quindi porta a interrogarsi: «Girolamo! chi era costui?». Poi, finalmente, si trovano i riferimenti e lo si riconosce: è lo scrittore che dichiarava di esser “considerato un esponente della new italian epic”, e che ora si è buttato in una rissa «donna contro donna, perbene contro permale, tacco contro tacco».

2) Il commento con cui la titolare del blog chiude l’allucinante duello con la sua avversaria (ma non il commentario, che prosegue deragliando) inizia con queste parole: «Ovviamente sono d’accordo con Wu Ming», il quale era comparso un istante prima.
Ovviamente: e ci mancherebbe altro!

3) Più in generale, questo increscioso spettacolo torna a suscitare alcuni interrogativi.
Ciò che si esercita in quel blog è giornalismo? O è qualcos’altro? Si trattano gli argomenti con la deontologia necessaria, oppure ci si regola a casaccio, come se ci si trovasse in un’arena? Ma se i talk-show-spazzatura vengono regolarmente stigmatizzati, allora perché riproporli in quel blog tali e quali?

Quella che segue, dunque, è la sintesi dello spaventoso litigio, per chi ha lo stomaco di affrontarlo.

Resta il fatto che i giornali di sinistra quali Repubblica hanno pubblicato campagne quantomeno discutibili “per finanziarsi” mostrando culi e tette, mentre con l’altra mano sostenevano le povere donne che invadevano le piazze a dimostrare per “se non ora quando”. Troppo comodo.
Postato mercoledì, 2 marzo 2011 alle 9:59 pm da Stilla

Il commento delle persone è relativo, restano le immagini squallide usate per finanziarsi di Repubblica, paladino dei diritti delle donne.
Postato mercoledì, 2 marzo 2011 alle 10:00 pm da Stilla

Sì ok, Stilla, tutto quello che vuoi; ma a me non sembra che la manifestazione del 13 febbraio, e tutto il movimento che c’era dietro e che porta avanti le istanze, sia riducibile alle redazioni di Repubblica e Unità.
Postato mercoledì, 2 marzo 2011 alle 10:03 pm da Skeight

Appunto, Stilla o chiunque tu sia. Qui stiamo parlando di dichiarazioni estorte con altre domande, peraltro, spacciandosi per testate inesistenti e finalizzando al “contro Repubblica”. Sull’uso distorto del corpo femminile da parte della pubblicità siamo tutti d’accordo. Così siamo d’accordo a non lasciare che il “se non ora quando” venga vanificato dai cachinni di Striscia. Grazie.
Postato mercoledì, 2 marzo 2011 alle 10:05 pm da lalipperini

Dove avete letto le dichiarazioni di Geppy? Continua a leggere…

ANALOGIE: Censurare a casa d’altri

martedì, 24 luglio 2012 Commenti disabilitati

 


un giorno ho scritto un post in cui parlavo, tra l’altro, di quanto mi seccasse questa storia delle cose “al femminile” e di quanto fossero talvolta puerili i seguaci di certi blogger. la titolare di un blog di letteratura (dal titolo improntato al personalismo, dirò per facilitare i concorrenti) mi ha lasciato un commento di protesta, in cui mi invitava a non decontestualizzare e a tenere conto dei singoli commenti rapportati al tutto. io ho cancellato il commento, poiché non ho gradito l’ingerenza. ecco lo scambio generato da quell’atto. posto che “a.” è chi scrive, il concorso consiste nell’indovinare chi è l’altra signora.

Gentile a.,
trovo profondamente scorretto, professionalmente e umanamente, quello che lei sta facendo. Non c’era nulla di offensivo nel commento che le ho lasciato: salvo l’invito a non decontestualizzare i singoli commenti, cosa più che legittima, perchè un commento da solo non restituisce il senso della discussione. Lei ha cancellato quella che, da titolare di (nome del sito), era una richiesta peraltro garbata.
A questo punto, le chiedo di smetterla di occuparsi di me dal momento che non ha alcuna intenzione di aprire un dialogo via Internet, ma solo di monologare.

Cara nome,
lei sollecita una mia risposta, e io accolgo la sua sollecitazione.
Mi permetta, per cortesia, di osservare quello che credo e di restituirlo come desidero, prendendo la parte che mi interessa, da qualunque luogo io voglia frequentare: sono certa che i miei amici comprenderanno – nessuna preoccupazione: sono talmente pochi che delle mie cose si accorge solo chi si impegna davvero.
Non avevo, con la mia estrapolazione, alcuna intenzione di restituire il senso della discussione. Volevo invece – forse ellitticamente, come mi fa comprendere il suo messaggio – sottolineare l’effetto-adepto che si osserva in molti luoghi dell’internet, non solo nel suo sito. Questo effetto fa sì che, tra molti interventi accettabili e sin belli, trovino posto anche parecchi sproloqui, a dimostrazione che sovente i seguaci di qualcuno diventano più realisti del re. E io trovo che nel suo sito (ma anche in quello dell’ottimo nome, o in altri che non elenco per economia) vi siano parecchi realisti, parecchia piaggeria.
[...]
Come avrà visto, il mio blog non è un blog di discussione: è piuttosto un blog di impressione, e in quanto tale può fare una cattiva impressione. A volte è anche un luogo in cui mi piace essere poco seria. In ogni caso, non sono interessata a diatribe virtuali, che trovo snervanti e poco divertenti.
(Detto tra noi, però, non ha trovato particolarmente esilarante la prosa della fedele nome sull’educazione dei maschi di famiglia?)

Cara a.,
Non so cosa la spinga, non so quali siano le sue motivazioni. Ma l’effetto adepto, detto papale papale, lo estrapoli da altri blog, e non dal mio. E’ una richiesta cortese, fermo restando la sua libertà di gratificarsi ridendo degli altri.
Libera di non accettarla. Gradirei, ad ogni modo, essere ignorata da lei.

Ho forse scritto io a lei?

– Intendo: mi ignori sul suo blog. Ricambierò la cortesia.

Temo che continuerò a osservare e a scrivere quello che credo, così come farà lei.

– Mi perdoni, a. Sono davvero senza parole. Non comprendo il livore, non comprendo la cattiveria, non comprendo la ferocia. Nè l’atteggiamento da troll. Che tale è.

– senta, sa cosa non comprendo io? non comprendo perché ci dilunghiamo in questi scambi un po’ puerili. basta così, pacifichiamoci, ciascuna torni al suo campicello (dove, se mi permette, le suggerirei di seminare qualche grano di umorismo: facilita i rapporti e spazza via i broncetti da mi-prendo-molto-sul-serio) e occupiamoci di temi più urgenti.
exit.

si vergogni, a. Temi più urgenti? E quali, il futuro delle librerie? Si vergogni, ma sul serio.

[...]

leggi tutto:
http://cosedalibri.blogspot.it/2011/11/concorso-premiindovina-la-signora

 

ANALOGIE: Censura Kata-Ming!

lunedì, 16 luglio 2012 Commenti disabilitati


COME ULTERIORE CONSEGUENZA
a quanto descritto nel  post sul diritto di satira, è necessario segnalare due cose.

La prima è in qualche modo la premessa alla seconda, e prende le mosse da un commento apparso nel sito Sul Romanzo, nel quale si legge:

Cito dal blog Einaudi: “Nel 1996 nasce «Stile libero», collana di tendenza, rivolta principalmente a un pubblico giovanile ma non solo, che ha da subito presentato le novità più interessanti della letteratura e della cultura underground e pop. Nel corso degli anni Duemila, sempre attento alla ricerca e agli esordi letterari, Stile libero diventa un vero e proprio sistema editoriale, articolato in collane che spaziano dalla narrativa ai DVD, dalla varia al noir, dal graphic novel alla saggistica. Tra i principali successi della formula Stile libero Niccolò Ammaniti, Michel Faber, Wu Ming, Edward Bunker, Giancarlo De Cataldo.” Non ne faccio una questione di autori, di scrittori. Gente che sa scrivere, che sa – più o meno – rendere una storia in narrativa. Dunque? Dunque vedo il problema nella scelta politica, economica, secondo la moda del momento che pochi editor hanno la forza e il potere di fare. A tale proposito impongono linee, pensieri, maggiori o minori sviluppi dei personaggi all’interno dell’opera. L’importante è che la confezione finale, dopo l’investimento in denaro, garantisca un rapido ritorno delle spese alla casa editrice.


La seconda cosa da rilevare deriva proprio dall’affermazione-chiave: «impongono linee, pensieri, maggiori o minori sviluppi dei personaggi all’interno dell’opera», e si esplica in una fattuale gestione del consenso dei lettori attraverso tecniche persuasive e propagandistiche.

Il problema è che questa gestione del consenso, purtroppo, sconfina spesso nella non accettazione del dissenso, che in certi casi sfocia in vere e proprie azioni di boicottaggio ed eliminazione, nello stile tipico dei regimi autoritari.

La prova di ciò viene da quanto è accaduto qui, che indubbiamente va oltre ogni limite di tollerabilità:

ILMIOLIBRO.IT SI ALLINEA IN ANTICIPO ALLE IMMINENTI LEGGI-BAVAGLIO

Ho appena ricevuto dallo staff de Ilmiolibro.it la seguente comunicazione:

«Gentile utente,

abbiamo riscontrato che la sua opera

“La bufala del New Italian Epic”

frontcover

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=375851

contiene contenuti che sono potenzialmente diffamatori e potenzialmente violano i diritti di terzi. La preghiamo pertanto di togliere nei prossimi giorni il libro dalla vetrina del sito ilmiolibro.it

In alternativa, saremo costretti noi a farlo in relazione a quanto previsto agli articoli 6 e 8 delle condizioni e termini generali di utilizzo da lei sottoscritte

Grazie per la collaborazione,
Un cordiale saluto. Lo staff di ilmiolibro.it »


MIA RISPOSTA:

«Stento a credere a quanto mi comunicate. Il diritto alla satira esiste o me lo sono soltanto sognato? Grazie. Lucio Angelini»

http://lapeperini.wordpress.com/2010/05/29/ilmiolibro-it-si-allinea-in-anticipo-alle-imminenti-leggi-bavaglio


Dunque, per chi non l’avesse capito: il libro La bufala del New Italian Epic, pubblicato da Lucio Angelini, venne cancellato dal catalogo.

Sono tante le parole con cui poter definire questa “analogia”: Fascismo, Regime, Stalinismo, Maoismo, Vetero-comunismo, Delirio di onnipotenza ecc.
Senza spendere parole superflue, ci limitiamo a far notare che ilmiolibro.it fa parte del portale Kataweb, il quale appartiene a sua volta al Gruppo Repubblica-L’Espresso.

E osserviamo — ancora una volta — che per le conventicole, per i gruppuscoli che credono di contare qualcosa e vogliono lasciare un segno anche a costo di “camminare sui cadaveri”, vale sempre il detto: dura ming!
Non dura, non può durare. Il tempo è finito.


ANALOGIE: sempre questione di IP

martedì, 5 giugno 2012 Commenti disabilitati

Nel noto blog di Kataweb, il 28 giugno 2010, viene pubblicato questo post, dedicato alla “letterarietà”.

Selezioniamo dai commenti:

Non è stato accettato un mio commento. Problemi tecnici?

Postato lunedì, 28 giugno 2010 alle 1:37 pm da Tiziano Scarpa

E’ il commento delle 11.59 che, non capisco come mai, risulta ancora “in attesa di approvazione”.
Per caso è visibile anche agli altri o solo a me con questa formula limbica?

Postato lunedì, 28 giugno 2010 alle 1:39 pm da Tiziano Scarpa

[...]

Tiziano Scarpa: nessun problema tecnico. O meglio, il tuo IP corrisponde parzialmente a un IP che è in moderazione automaticamente. Mi scuso per il contrattempo.

Postato lunedì, 28 giugno 2010 alle 2:05 pm da lalipperini

[...]

Se per caso (data l’interferenza tecnica) l’avete saltato vi consiglio caldamente di leggere il commento di Tiziano.
In quanto a me io son stufo di fare l’outsider. Fosse per me vorrei essere ampliamente insider e guadagnare una pacca di soldi, che c’ho l’affitto da pagare.

Postato lunedì, 28 giugno 2010 alle 2:35 pm da gianni biondillo

@ Gianni Biondillo
Infatti outsider proprio non sei. Attento a non iscriverti d’ufficio – invece – nell’ominosa categoria dei chiagneffotti…

Postato lunedì, 28 giugno 2010 alle 2:42 pm da Andrea Cortellesa

[...]

[...] L’ho fatta lunga, arrivo al dunque. 1) quello studente non andrà mai a cercarsi in libreria qualcosa di più complesso e impegnativo, se ha l’illusione che anche il prodotto fatto per vendere sia letteratura, perché si trova in libreria;
2) se gli scrittori si piegano al ricatto commerciale “per vivere”, come dice Wu Ming, non ci sarà più nessuno che abbia voglia di provare altre strade, di scrivere perché la scrittura è una via diversa di accesso al mondo, perché dà la possibilità di comprenderlo e di farlo comprendere con un suo specifico linguaggio, modo, forma ogni volta diversa, da reinventare, da sabotare, come diceva un grandissimo del Novecento, di recente scomparso.
La letteratura è un giuoco sociale, diceva ancora lui, ai sodali della neoavanguardia. Oggi lo è sempre meno, è un business, invece, ed è un business che valorizza l’individuo, il grande gruppo editoriale, lo scrittore che fa vendere, il libro best seller.
Wu Ming si vanta del numero dei suoi lettori e non si chiede mai quanti e quali dei suoi fiumi di pagine siano entrati in un discorso, non solo letterario, ma culturale in senso più ampio. Quante delle sue affermazioni sono diventate pietra di scandalo, nella società, nel contesto entro cui opera (il web sarà pure una buona cartina di tornasole, ma non esaurisce la totalità dell’universomondo letterario -uno come Sanguineti, ad esempio, nemmeno ce l’aveva internet, e non mi pare sia stato avulso dal suo tempo-, figuriamoci dell’universomondo tout court). E ha ragione Scarpa quando dice che non possiamo dirlo adesso, chi resta e chi vale, o forse non possiamo dirlo in via definitiva, ma a guardare i secoli passati, chi rimane è chi si oppone, non chi si china.

Postato martedì, 29 giugno 2010 alle 7:24 pm da Gilda Policastro

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2010/06/28/letterarieta/#comments


Dunque, vediamo di commentare quanto sopra.

A parte la giusta argomentazione di Gilda Policastro; a parte l’ingenua (o finto-ingenua) boutade di Gianni Biondillo (che si definisce “outsider”!); a parte la spacconata del sedicente wu ming, che «si vanta del numero dei suoi lettori» (basando tali vanterie su dati diffusi nel proprio blog, quindi liberamente manipolabili e non soggetti a controllo esterno): a parte tutto questo, osserviamo che gli interventi di Tiziano Scarpa nel commentario vengono “moderati” automaticamente, cioè bloccati perché sospetti di provenire da un personaggio che non può commentare.

Questo personaggio — manco a dirlo — è lo scrittore e traduttore Lucio Angelini, il cui “indirizzo IP” (numero indicante la sua collocazione geografica) è sfortunatamente simile a quello del povero Tiziano Scarpa, poiché entrambi vivono a Venezia. Il risultato è che chi si fosse trovato a commentare da un computer collocato in quella sede avrebbe corso il rischio di essere bloccato.

Ora, tralasciando i risvolti comici di questa situazione bizzarra, un aspetto simpatico della discussione di cui sopra (leggerla tutta è altamente indigesto, quindi lo sconsigliamo) merita comunque d’essere raccontato.

Quel che segue ne è la sintesi fatta dalla stessa vittima — quasi sacrificale — dell’irriducibile e irrazionale censura operante in quel blog:


Ieri la maestra Lipperina aveva di nuovo voglia di aprire il suo magico giardino d’infanzia ai petulanti bambini Wu Ming e d’accordo con loro ha inscenato un finto dibattito su scrittori di successo e scrittori che si concentrano su qualità e sperimentazione [sperimentazione de che???].

Subito è intervenuto Wu Ming 4 che ha pontificato:

“A cosa serve contrapporre alla ‘società letteraria’ – prigioniera degli automatismi commerciali e mediatici – una fantomatica ‘letterarietà’?… Il problema è essere considerati, accettati, patentati, lasciati liberi di scrivere o non piuttosto il fare comune, costituire e allargare, con ogni mezzo praticabile, comunità di lettori attivi?.”

E più giù, con la solita pratica dell’auto-incensamento:

“I luddisti cinesi come WM affidano tutto a recensioni, blog, radio, MP3, ore di treno su e giù per la penisola… I nostri dati sono confortanti… non quelli di vendita, ma quelli relativi ai download dei nostri libri in rapporto ai dati di vendita (consultabili sul nostro sito). Perché… noi pratichiamo il copyleft e regaliamo gratis i testi dei nostri romanzi. Interessa la ricerca sul campo? La critica pratica all’industria editoriale?”

A quel punto è intervenuto un bambino scrofoloso che la maestra Lipperina ama quasi come Borghezio ama i bambini rom:
> “allargare, con ogni mezzo praticabile, comunità di lettori attivi”:

I mezzi praticabili [per chi ha già una potente macchina editoriale come l’Einaudi alle spalle, N.d.R.] comprendono Twitter ma non Facebook, la radio ma non – chissà perché – la tivù, oltre alla mobilitazione delle solite disponibili squaw in Repubblica e Unità. Davvero incomprensibile la ricerca wuminghiana di una purezza ormai tutta di facciata, dato che gli scaricamenti gratuiti delle loro opere servono essenzialmente, come è stato più volte e proprio da loro stessi dimostrato, a incrementare il tam tam e di conseguenza le VENDITE. Ahimè, nacquero rivoluzionari, sono oggi dei vecchi pompieri sfiatati capaci di infinocchiare al massimo la Lipperini.”

Ovviamente la maestra Lipperina ha subito preso il bambino scrofoloso per le orecchie e l’ha buttato fuori dalla classe.

 

ANALOGIE: Censura Ming? Dura ming!

martedì, 22 maggio 2012 Commenti disabilitati


Riprendendo il tema della scorsa puntata, relativa a certe posizioni su diritto di satira e pratica censoria, è opportuno segnalare questo episodio occorso un paio d’anni fa, che va tenuto nella dovuta considerazione:

AVVISO

Probabilmente il blog www.lucioangelini.splinder.com

 verrà chiuso da Splinder per via dei reclami ricevuti. Sta dando fastidio a vari tromboni del giro letterario o pseudoletterario, fra cui il finto cinese Wu Ming 1 (ricordo che il nome d’arte WU MING, per ironia della sorte, è stato scelto proprio in riferimento alla dissidenza cinese). Si ha un bel dire che esistono i diritti all’ironia, alla parodia o alla contro-informazione…

In caso non mi trovaste più, cercate di immaginare perché.  

Ciao

P.S. Una delle contestazioni riguarda una foto di Wu Ming 1 da me pubblicata giorni addietro. Ma Wu Ming 1, come scrittore noto e oratore in vari pubblici convegni, va considerato a tutti gli effetti un personaggio pubblico. Quindi non serve nessuna particolare autorizzazione da parte sua per poterlo fotografare mentre si esibisce pubblicamente, altrimenti tanti giornali dovrebbero chiudere. Io l’ho ritratto durante un pubblico convegno, non certo mentre piscia nel suo cesso privato. Se vuol giocare all’Uomo del Mistero, stia a casa sua. L’art. 97 L. 633/’41 dispone che si possa prescindere dal consenso, nei casi in cui ciò sia giustificato da motivi di notorietà del personaggio ritratto.

http://lapeperini.wordpress.com/2010/03/26/chiude-cazzeggi-letterari


Il testo, fotografato sopra,
dell’intimazione inviata da Splinder al blogger “indisciplinato” recita così:

«Ciao,
per la legge delle privacy devi chiedere il permesso per pubblicare la foto, dal momento che non si tratta di un personaggio pubblico ma di un privato cittadino.
Se non toglierai la foto entro il tempo indicato noi saremo costretti a bloccarti il sito, per tutelare gli interessi di tutti.
Confidando nella tua comprensione, restiamo in attesa della tua comunicazione che hai provveduto ad eliminare la foto indicata.
Un caro saluto
La redazione»


Che considerazioni fare?
Il senso comune suggerisce che chi (come la persona che ha invocato la violazione) ha l’abitudine di esporsi in pubblico in maniera ossessiva — con interventi in Rete, conferenze, presentazioni letterarie, performance e atti di agitazione politica, con lo scopo evidente di essere visto, conosciuto e riconosciuto — poi non possa, quando gli fa comodo, reclamare la tutela della propria privacy, solo perché qualcuno ne mostra una fotografia in una pagina web.

Un comportamento del genere, oltre a essere semplicemente ridicolo, richiama in modo inquietante i Tempi Bui del berlusconismo, quando ai livelli più alti del potere si esercitavano le prerogative di uomini pubblici, mentre allo stesso tempo si pretendeva l’indiscutibilità e non-giudicabilità della propria condotta nella sfera privata.

Comunque sia, due anni dopo le cose sono andate esattamente a rovescio: Splinder ha chiuso i battenti, mentre Cazzezzi Letterari continua come prima, addirittura ripubblicando qui e qui la foto che fu oggetto dell’intimidazione, senza che si ripeta nulla del genere.
In linea con quanto s’era detto qualche tempo fa: Dura ming!


Gli insulti a Piergiorgio Odifreddi

venerdì, 11 maggio 2012 Commenti disabilitati


Il 19 agosto 2011, nel blog della sedicente Lara Manni – che, secondo molti, sarebbe in realtà la famigerata blogger di Kataweb celata dietro un nome d’arte — è comparso questo post, di cui riportiamo la frase iniziale e quella finale:

Per esempio, mi piacerebbe molto che Piergiorgio Odifreddi dedicasse una mezz’ora del proprio tempo a leggere lo straordinario racconto di Stephen King che appare, nella traduzione di Wu Ming 1, sul numero di Internazionale in edicola oggi.

[...]

Se Odifreddi non dovesse leggerlo, pazienza. Leggetelo voi. E’ una grande, preziosa, lezione di scrittura (e di umanità, senza la quale, temo, la scrittura è ancora più impotente).


Nei commenti seguiti al post, un sedicente Wu Ming 4 si esibisce in una serie di insulti e invettive contro il matematico Piergiorgio Odifreddi:

Anonimo Dice:
agosto 19, 2011 alle 9:16 pm | Replica
Concordo con Francesca 3176.

Odifreddi è una macchietta malriuscita con cui a mio avviso è del tutto inutile confrontarsi, perché, come dicono a Roma, “Je rimbalza”. Le critiche che muove agli unici scrittori di fantastico che ha sentito nominare, sono le stesse che al primo – Tolkien – venivano mosse cinquant’anni fa e alla seconda – Rowling – vengono mosse oggi (dalla Chiesa, per altro, a dimostrazione che un anticlericale può essere bacchettone quanto e più di un prete).
Per altro mi domando se Odifreddi abbia figli. Da quello che scrive mi viene da pensare che o non ne ha o non ci trascorre abbastanza tempo insieme. Altrimenti saprebbe che i bambini sanno perfettamente distinguere tra realtà e fantasia. Anzi, direi che è una delle loro occupazioni maggiori, chiedere a proposito delle cose che osservano o vengono loro raccontate: “Ma esiste?”. L’altra cosa che i bambini imparano è ad avere paura anche di ciò che non esiste concretamente. Imparano cioè quale straordinario potere abbia su di noi l’immaginazione fantastica. Un bambino sa perfettamente che i mostri delle favole non esistono nella forma in cui ci vengono presentati, ma tuttavia temono che si annidino negli angoli bui di un appartamento. E’ una lezione di vita che poi molti, crescendo, e divenendo magari adulti ottusi e spocchiosi come Odifreddi, dimenticano. Perché, sì, è vero che la poesia e la letteratura, e l’arte in generale, non cambiano niente, ma allo stesso tempo ci raccontano cose indispensabili su noi stessi, e lo fanno da sempre. Per altro le prime conoscenze che gli esseri umani hanno elaborato del mondo circostante, tramandandole ai posteri, sono state assimilate nel linguaggio poetico, letterario, artistico, nonché magico, prima che esso venisse disgiunto da quello scientifico.
Non solo. Come dice King, il grande vuoto da cui veniamo e in cui andiamo a finire, vale a dire l’infinito spazio e l’infinito tempo prima e dopo di noi, rimangono questione aperta. E’ qualcosa sulla quale si possono spendere parecchie ipotesi scientifiche, ma queste non saranno certo più esperibili e comprensibili da un mortale di una narrazione teologica o fantastica. Ci vuole comunque una bella fantasia perché un essere finito riesca a relazionarsi all’infinito, a prescindere da quale narrazione o linguaggio si scelga di adottare. E il mio presentimento è che uno scienziato con scarsa fantasia difficilmente sia un buono scienziato.
Infine. Il tanto odiato Tolkien, che di figli ne ha avuti quattro, ricordava come insieme a “E’ vero?”, la domanda che un bambino rivolge più spesso a un adulto di cui si fida sia: “E’ buono o cattivo?”. Una questioncina che la migliore letteratura non smette di affrontare, a fronte della tentazione che a volte la scienza ha di bypassare il problema in nome di un’idea astorica di progresso. E finisce che la bomba atomica che hai dimostrato di saper costruire qualcuno poi la sgancia in testa a qualcun altro. Perché c’è sempre di mezzo la storia, la guerra, la nostra idea di bene e di male, le nostre visioni del mondo, e tutte quelle cose che la buona letteratura di solito ci racconta.

Wu Ming 4 Dice:
agosto 19, 2011 alle 9:24 pm | Replica
Sorry, l’anonimo sono io…

[...]

Wu Ming 4 Dice:
agosto 21, 2011 alle 3:50 pm | Replica @ paperinoramone
Be’, veramente Odiffeddi scrive cazzate anche sul movimento No TAV: tratta i valsusini come una massa di baluba retrogradi e refrattari al progresso… Cioè praticamente spara giudizi sommari su cose di cui non sa nulla (non proprio un atteggiamento scientifico o wittegensteiniano, direi), per di più in nome di un’idea di progresso che potrebbe datare più o meno a centocinquant’anni fa. Tanto per dire, sul suo blog ha sostenuto che tutto sommato non ci sarebbe nulla di male nel fatto che gli Egiziani decidessero di tirare giù le piramidi per erigere dighe sul Nilo, se questo portasse a un incremento della produzione energetica necessaria al paese.
Ma per restare al tema in questione, nel brano che citi, Odifreddi è disposto a riconoscere il fantastico che c’è nella filosofia e nella scienza… Benissimo. Perché nella letteratura no, allora? Perché quello non va bene? Perché non è al servizio della conoscenza oggettiva del reale? Ma se, come giustamente dici tu stesso, non è questione di fare a gara tra chi descrive meglio il reale, allora perché Odifreddi invece ci tiene tanto a correrla questa gara? E’ evidente che se uno è elastico sulla sua materia e pregiudiziale sulla materia altrui, un problema di serietà deontologica io glielo pongo. Poi, non avendo letto i suoi libri, non ho nulla da dire sulla sua attività di divulgatore della propria materia. Per quanto ne so potrebbero anche essere dei capolavori. Che temo non leggerò.

Wu Ming 4 Dice:
agosto 21, 2011 alle 4:02 pm | Replica Post Scriptum per i cultori tolkieniani in ascolto: chi ragiona come Odifreddi mi fa venire in mente il personaggio di Nokes in “Fabbro di Wootton Major”, che non ha alcun “rispetto per Feeria né un briciolo di buone maniere”. Quando si trova davanti al Re di Feeria, l’obeso Nokes rifiuta di riconoscerlo, lo schernisce e gli dice che se con un colpo di bacchetta magica riuscisse a farlo dimagrire, allora sì che si farebbe una mgliore opinione di ciò che viene detto fatato (ma potremmo anche dire del “fantastico”, in questo caso). Allora il Re di Feeria si arrabbia e si mostra in tutta la sua potenza, facendo cagare sotto il vecchio e grasso Nokes. Ovviamente, la mente razionalista di Nokes rimuove l’evento, e lo relega a un semplice brutto sogno, cioè una manifestazione inconscia. Ma questa paura che gli cova dentro si dimostra talmente forte che Nokes inizia a mangiare meno, dimagrisce, recupera la capacità motoria, riprende una vita sociale, campa fino a cent’anni… “Ma fino all’ultimo anno lo si poteva udir dire, a chiunque fosse disposto a prestargli orecchio: – Preoccupante, se volete; e comunque, uno stupido sogno, a ben pensarci. Re di Feeria! Ma se non aveva neppure la bacchetta magica! E se uno smette di mangiare, bene, dimagrisce. Perfettamente naturale, no? In questo, niente di strano, nessuna magia”. Infatti.

[...]

Wu Ming 4 Dice:
agosto 21, 2011 alle 5:50 pm | Replica
@ paperinoramone
Il problema è che mettendo da parte quello che Odifreddi pensa di Tolkien e Rowling – chissenefrega in effetti – è proprio quello che scrive sui lettori/spettatori a essere inacettabile, oltreché indimostrabile. Con tutto il rispetto per l’acume che Odifreddi può avere espresso in altri frangenti e testi a me ignoti, l’articolo riportato da Lara Manni nel post precedente è un’accozzaglia di luoghi comuni contro le serie televisive, le saghe cinematografiche fantastiche, le narrazioni in genere. Le storie ci travierebbero fin da bambini facendoci perdere il senso della realtà. Ma dico: scherziamo? Ma davvero si possono scrivere queste banalità da realismo socialista zdanoviano nel 2011? Dice bene Tuco, qui sopra, che come al solito riesce a cogliere con un’immagine il succo di un discorso: gli imam della verità dimostrata fanno a gara con gli imam della verità rivelata a chi tira più bacchettate contro la decadenza dei tempi presenti.
Quindi se Star Wars e Harry Potter plagiano le giovani menti dei nostri figli (mentre le polveri sottili prodotte dal trapanamento decennale e inutile di una montagna invece fanno loro benissimo, anzi è tutto progresso…) dovremmo far leggere loro trattati filosofici, manuali scentifici o cosa? Direi che Lara ha colto perfettamente i termini dell’equivoco odifreddiano: quello tra una solida formazione intellettuale e una buona formazione/educazione per la persona che quella corazza poi dovrà portarsi in giro. E, sempre con tutto il rispetto per l’uomo di scienza, direi che siamo un po’ all’ABC…

http://laramanni.wordpress.com/2011/08/19/la-poesia-non-muta-nulla/#comments


Leggendo quanto sopra, una cosa appare evidente.
Se la fantomatica Lara Manni fosse davvero la famigerata blogger di Kataweb, allora quest’ultima seguirebbe un doppio binario: mentre è dichiaratamente contraria — come si è osservato qui — alle forme di satira ritenute offensive o “non appropriate”, sarebbe invece favorevole agli insulti e alle invettive espressi in via diretta, che in questo caso avrebbe addirittura stimolato e assecondato.

L’intera pagina web contenente il post e i commenti in discorso è stata salvata in un apposito file, nel caso i suoi contenuti venissero successivamente alterati o cancellati. Ciò anche in vista di eventuali segnalazioni all’interessato, oggetto degli insulti e delle invettive.

 

ANALOGIE: la Satira, se e ma

lunedì, 7 maggio 2012 Commenti disabilitati

Sempre nel famigerato blog di Kataweb, il 12 novembre 2009 viene pubblicato questo post.

L’oggetto della discussione è: certi vignettisti hanno il diritto o no di fare la satira che preferiscono?
Secondo la blogger — com’era intuibile — un vignettista, o un artista in genere, in certi casi non può farlo, perché non gli è consentito «utilizzare alcune modalità che secondo me non sono neanche efficaci per stigmatizzare un comportamento politico. Bensì di scatenare il branco con la bava che cola dagli angoli della bocca».
Non solo: la satira va bene, ma non deve colpire le donne: «credo, invece, che su un certo tipo di misoginia si faccia – magari senza rifletterci troppo sopra – leva». Dunque, «proprio perchè siamo sovraesposti nel quotidiano la satira può e forse persino deve trovare altre forme che non siano queste».
In parole povere, la satira dovrebbe essere fatta nelle forme che dice lei, altrimenti non va bene e non è accettabile.

Prima di proseguire nell’analisi, vediamo una selezione dei commenti.

(nota: il commentatore “Alessandro” è Alessandro Gilioli, noto giornalista de L’Espresso.)

Il fatto è che secondo me non possiamo difendere solo la libertà di dire le cose che piacciono.
In un paese civile, quando uno fa satira politica su un ministro, bella o brutta che sia la satira e chiunque sia il ministro, non esiste che tutti gli onorevoli e i Tg in coro strillino contro il vignettista. Il vignettista fa la satira che gli pare e i politici stanno zitti, e i telegiornali anche.
Non mi focalizzerei sulla qualità della satira, ma sulla quantità delle reazioni: molto più emblematiche dell’Italia di oggi.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:01 pm da Alessandro

..Basta con questa litania continua. Vi state avvitando in un flame che dura da mesi.La satira è politicamente scorretta in modo strutturale. Nelle commedie di Aristofane si ironizza sui comportamenti sessuali di molti intellettuali dell’epoca.
Fino ad arrivare all’ultimo Vauro su Marrazzo.
Poi trovo ridicolo che questa polemica trovi accoglienza sulle pagine di repubblica.it, con a fianco miss maglietta bagnata…e dai!

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:07 pm da saint-just

Saint-just, io ho aperto questa discussione sul mio blog, e di miss maglietta bagnata non vedo traccia. Punto primo.
Punto secondo: qui non si tratta di politicamente scorretto, che è termine che mi ha sinceramente stufato. Qui si tratta, ribadisco, di utilizzare alcune modalità che secondo me non sono neanche efficaci per stigmatizzare un comportamento politico. Bensì di scatenare il branco con la bava che cola dagli angoli della bocca. E’ questo che si vuole? Io no.
Alessandro. Non ho mai parlato di censura nei confronti del disegnatore: ma in tutta onestà la Meloni bagnata mi indigna quanto l’insulto a Rosy Bindi, a prescindere da chi sia l’insultatore. E proprio perchè, da quell’insultatore, io voglio essere diversa. Il punto è questo.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:13 pm da lalipperini

Allora, lalipperini, mi sembra molto semplice: se non vuoi confonderti a prescindere con i violenti, la satira non fa per te. La satira funziona così: deforma l’esistente ingigantendone gli aspetti per indurre alla riflessione. Se la satira colpisce un violento, è violenta. Se colpisce un sessita, è sessista. Se facesse il contrario, non sarebbe satira: sarebbe critica. Forse la satira non ti piace, e fine lì. L’hai detto: la satira non ti sembra una modalità efficace per stigmatizzare un comportamento politico. Bene, per fortuna ce ne sono altre.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:24 pm da Lorenzo Gasparrini

No. Esistono modi e modi di fare satira. L’idea che per essere efficaci si debba, necessariamente, colpire la fisicità e colpirla in questo modo è cosa che si è incarognita negli ultimi tempi.
Che sono tempi violenti, è verissimo. Ma che non si fermano se non si comincia a dire: “non ci sto”.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:27 pm da lalipperini

Lorenzo, non siamo d’accordo si:) Che cosa vuol dire che siccome è satira allora non posso parlare di brutta satira? (ma poi io qui la satira non la vedo) e ancora non posso parlare di brutta persona? Capisco che io sono un caso clinico: io non tollero manco Vauro.
Non so Lorenzo. Ma per come sono fatta io se penso una cosa, la penso in tutte le cornici. Come funziona? Non posso dire sporco negro a uno, ma siccome c’è la satira eh lo posso disegnare col labbrone che penzola e che dice “scuza padrone?”
La verità è che la nostra soglia di guardia in merito alle scorrettezze politiche varia a seconda dei temi. E’ alta per gli ebrei (speremo duri) è nulla per le donne.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:27 pm da zauberei

Aggiungo una cosa: l’apertura del varco. Ripeto, leggete i commenti al blog di Spataro. Leggete quelli che dicono “noi maschi non ne possiamo più”. Io non credo che Spataro ne fosse inconsapevole: credo, invece, che su un certo tipo di misoginia si faccia – magari senza rifletterci troppo sopra – leva. E’ facile, procura consensi, pacche sulle spalle e “aò, quanto m’hai fatto ride”.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:30 pm da lalipperini

Non sono d’accordo quando dici che ci sono modi e modi di fare satira. Come è già stato detto, la satira deve affondare il colpo, altrimenti sarebbe ironia. Piuttosto, oggi siamo sovraesposti nel quotidiano a questi modi violenti, per cui non li percepiamo più come satira tout court ma reagiamo ad essi perché non accettiamo il modo scorretto, volgare (per temi e argomenti) con cui in genere sentiamo affrontare i discorsi pubblici. Parlerei di “ipersensibilità” ai toni.
Del resto non mi pare che le già ricordate vignette su Spadolini o su Andreotti suscitassero tanta indignazione, proprio perché il contesto era inequivocabilmente satirico, e non c’era sconfinamento di tali modi nel parlato di ogni giorno.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:41 pm da paola

Ma proprio perchè siamo sovraesposti nel quotidiano la satira può e forse persino deve trovare altre forme che non siano queste. Ci rendiamo conto o no che sta diventando l’alibi perfetto, a prescindere dalla provenienza politica, per tirare fuori il peggio, per tirar fuori, avrebbe detto Gaber, “il Berlusconi che è in noi”?
Non ne sto facendo una questione di “buona educazione”, non è una questione di essere educatini e civili e prendere il tè col mignolo alzato. E’ una questione ben più grave: e riguarda non solo la satira ma i nostri comportamenti quotidiani. E dunque politici.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:44 pm da lalipperini

Se iniziare a riflettere sulla satira come campanello d’allarme può servire, d’accordo. Ma con l’avvertenza di focalizzare subito il problema nella sua sede opportuna, ovvero in quel quotidiano di cui si diceva. A tale proposito trovo molto più gravi le uscite più o meno ufficiali di certi ministri che non hanno alcun paravento satirico e non vengono mai stigmatizzate a dovere, fluendo così allegramente nei modi del “beneamato popolo”.
Ma questo è un altro thread…

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:52 pm da paola

Non solo è un altro thread ma ci fa scivolare subito nel benaltrismo. Focalizziamo questo problema, che non è affatto piccolo. Quanto allo stigmatizzare le uscite di questo o quello, mi pare che qui si faccia non di rado. E io rispondo, in questo caso, per questo blog.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 3:54 pm da lalipperini

[...]

Per la Lipperini, non facciamo finta di non capirci .Certamente questo blog e il post di apertura sono i tuoi. Ma su Repubblica .it c’è una campagna bipartisan (degna di miglior causa) contro questo fumetto.
Credo che mettere sullo stesso piano un autore di satira e il nostro Presidente del Consiglio testimoni lo stato di confusione in cui siamo precipitati. Come scriveva giustamente D’eramo sul Manifesto siamo al Truman Show e non alla critica del potere e dell’uso della sessualità..
P.s: Benaltrismo mi fa accapponare la pelle quando lo usano gli ” illuminati” commentatori del Corriere, usato in questa sede mi sembra improprio..

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 4:20 pm da saint-just

[...]

Saint-Just. Le dichiarazioni bipartisan sono ovunque, non solo su Repubblica.it: basta un giretto su google. E, sì, questa volta sostengo la causa: occuparsi di un fumetto non è qualcosa di secondario. Determinati atteggiamenti passano in tutti i luoghi dell’immaginario, non solo attraverso la televisione.
Quanto al mettere sullo stesso piano un Presidente del Consiglio e un disegnatore più o meno indifeso: io sto parlando di azioni. E certamente le azioni del Presidente del Consiglio sono di assoluta (ben altra, va bene?) gravità. Ma tralasciare tutto il resto per concentrarsi solo su quelle è miope, inutile, controproducente.>
Come giustamente dimostra Girolamo al punto due del suo commento.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 4:24 pm da lalipperini

[...]

…Forse perchè la Meloni di questa destra fa parte a pieno titolo? Una destra che elegge a Presidenti di società partecipate dal comune di Roma noti picchiatori. Una destra che utilizza il pugno di ferro contro i migranti e le prostitute.E noi dovremmo solidarizziare in modo congiunto con la Carfagna, la Prestigiacomo e ad Alessandra Mussolini?
Va beh, Spataro sarà un fancazzista, ma noi abbiamo perso il senso delle proporzioni…

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 5:37 pm da saint-just

Sì. Lo abbiamo perso. Insieme a molto altro.

Postato giovedì, 12 novembre 2009 alle 5:39 pm da lalipperini

da: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/11/12/un-appello


Dunque, dalle risposte della blogger agli interventi dei commentatori, si capisce la sostanza della sua posizione sul tema cruciale della satira. Che, come si è visto, se dipendesse da lei sarebbe come minimo soggetta a pesanti regolamentazioni.

In linea generale, questa posizione — sostanziata dal comportamento del fare — si conforma anch’essa al noto berlusconismo, rappresentandone però una forma deteriore. Questa forma deteriore potrebbe definirsi “sotto-berlusconismo“, in due sensi:
- innanzitutto, in quanto derivazione del berlusconismo primario, il quale è ormai considerato al tramonto;
- poi, in quanto il suo statuto etico è inferiore a quello del berlusconismo primario: mentre quest’ultimo, infatti, ha uno statuto conclamato, ben riconoscibile e affrontabile (in certi casi portato come bandiera), quest’altra forma di sotto-berlusconismo vuole invece dissimularne gli aspetti negativi — attraverso dichiarazioni progressiste poi smentite da comportamenti opposti — rendendoli meno riconoscibili e più insidiosi.

Sul caso specifico, per capirne di più bisognerebbe raccogliere altre testimonianze, anche quelle più critiche, che in quella sede vengono spesso zittite con intimidazioni se non addirittura censurate. Dunque si dovrebbe cercare in Rete: ma non è facile trovare voci apertamente dissenzienti che abbiano il coraggio di darsi un nome autentico e identificabile e di dire ciò che pensano. Forse perché — come accade nel mondo cultural-letterario — molti ritengono più prudente tenersi buoni i giornalisti, soprattutto quelli culturali, piuttosto che contrastarli. C’è chi dice che bisognerebbe trovare dei kamikaze, oppure qualcuno che per indole non sia disposto a compiacere il “potere giornalistico” — che notoriamente costituisce una lobby — per convenienza.

In attesa che qualcuno trovi finalmente il coraggio di abolire l’Ordine dei giornalisti, qualche relazione sommaria su questo specifico caso — mentre si cerca altro materiale — si può leggere qui, qui e qui, dove ci sono spunti di riflessione da cui poter partire per un ragionamento più ampio.

 

ANALOGIE: questione di IP

mercoledì, 11 aprile 2012 Commenti disabilitati


PER CHIUDERE
(speriamo) questa parentesi sull’affaire Lara Manni / Loredana Lipperini — dove il critico Giampaolo Serino afferma che la prima è uno pseudonimo della seconda — non resta che riportare alcuni commenti apparsi recentemente nei blog Baionette Librarie e Fondazione Elia Spallanzani.

NEL PRIMO BLOG si affronta la questione sotto un profilo squisitamente tecnico, quello forse più utile per tentar di capire la reale identità della sedicente Lara Manni: un profilo ancora più significativo se si considera che la giornalista con cui viene identificata «è fra i conduttori di Fahrenheit su Radio Tre» (cit. da Wikipedia).

#16
  Il Duca di Baionette il 17 mar 2012 alle 16:25 # Link al Commento

Io non ci credo.

Non sono state presentate prove né in fondo la questione mi interessa. In più ci sono delle inesattezze che fanno sospettare possa esserci malafede nell’articolo: è vero che la Manni e la CippaLippa si spalleggiavano, ma io non ricordo affatto recensioni della Lippa a favore della Manni. Dove sono link e puntuali citazioni?

Anzi, la Lippa di solito parlava e citava di più il bambino con la muffa in faccia pubblicato dall’Immonda Dori (che so che apprezza il ruolo di Voldemort / Innominato, per cui non ne dico il nome così è felice): diciamo allora che sono la stessa persona?

Il fatto che mi stiano entrambe sui coglioni, soprattutto la giornalista priva di etica giornalistica, non cambia di una virgola il fatto che non ci siano prove. Motivo per cui pur avendo seguito la vicenda, non ho detto mezza parola fino ad ora.

Messa così com’è messa ora, senza prove, è una “stronzata”, usando il termine tecnico (bullshit) che indica qualsiasi affermazione non supportata da prove precise, bene indicate e chiare.
“Stronzata” non riguarda il vero o il falso, ma l’assenza di prove a sostenere l’affermazione (che sia vera o falsa).

Allora tanto vale dire che io sono il Mostro di Firenze, visto che non era Pacciani e non si sa che faccia avesse (e siamo entrambi squilibrati in modo sospettabilmente simile). Non torna l’età?
Beh, chi dice che la data di nascita che io dichiaro (senza mostrare carte di identità a sostenerlo) sia vera? Magari sembro più giovane (perché sono un bamboccione psicosomatico?) ma ho già 50 anni e ho commesso, chessò, solo gli omicidi del Mostro tra 1983-1985. Prove me wrong. ^_^

#20
Fondazione Elia Spallanzani il 21 mar 2012 alle 07:50 # Link al Commento 

Noi invece pensiamo che potrebbe essere vero. Chiaramente non c’è niente di male nel fatto di usare uno pseudonimo, mentre fa un po’ pena usare amicizie e contatti per promuovere quello pseudonimo, spacciandolo per “l’esordiente di talento”.

#21

 Il Duca di Baionette il 27 mar 2012 alle 14:47 # Link al Commento

Non posso indicare l’IP esatto per motivi di privacy, ma posso dire che degli IP usati da Lara nei pochi commenti lasciati su Baionette (WordPress traccia gli IP per motivi di sicurezza/controllo fake):

4 erano IP dinamici di Telecom Italia provenienti da Roma;
5 erano IP statici di proprietà della RAI (tutti indicati come di Roma, meno uno indicato come Mentana… lol?);
1 era un IP statico Vodafone wireless (le famose connessioni all’aperto in vacanza di cui parlava nel blog?);

Continuo a NON credere che Lara sia la Lippa, ma così tanti collegamenti da IP RAI fanno pensare più a un lavoro lì che a un caso fortuito di visita a una amica presso l’ufficio, vista anche la distribuzione temporale delle visite(luglio 2009, settembre 2009, due giorni diversi del febbraio 2010, maggio 2010)…
Forse era/è una collega della Lippa che scrive con lo pseudonimo Lara Manni?

Qualcuno di voi lavora presso la RAI e sa se lì esiste o se esisteva nel 2009-2010 una Lara Manni?
Per chi lavora alla RAI dovrebbe essere possibile scoprirlo, in qualche modo.

Chi di voi ha ricevuto commenti da Lara nel proprio blog WordPress, o in altri che indichino gli IP, verifichi il numero qui se è curioso:
http://whatismyipaddress.com

I cinque del tipo 212.162.xxx.xxx da me erano tutti della RAI, per cui consiglio di concentrarsi sugli IP che iniziano così perché potrebbero essere della RAI.
E non ho mai avuto altri visitatori con un IP del tipo 212.162.xxx.xxx

Di più non posso fare.
E comunque chissenefrega.

#22
Fondazione Elia Spallanzani il 27 mar 2012 alle 21:46 # Link al Commento 

Già. Magari è Pippo Baudo.

http://www.steamfantasy.it/blog/2009/06/19/esbat-di-lara-manni


I COMMENTI NEL SECONDO BLOG
, invece, lasciano trasparire chiaramente l’attitudine psicologica dei commentatori, che sembra indicare la difficoltà — tipicamente umana — ad ammettere l’idea di essersi sbagliati, ovvero di esser stati ingannati, e ad accettare il possibile infrangersi di un’illusione.

  1. Croak scrive:

    Il fatto che sia iscritta da sei anni a un forum non vuol dire che non è Loredana Lipperini, esattamente come connettersi da un IP della RAI per cinque volte non vuol dire che è Loredana Lipperini.
    Del resto in Rai, oltre a Pippo Baudo, lavorano altre diecimila persone (non è un numero a caso).
    A questo punto posso pure dire che Lara Manni in realtà è Antonella Clerici, o Barbara Alberti o Cristiano Malgioglio, oppure coso lì di Voyager, Giacobbo, e la Lipperini l’ha conosciuta nel dietro le quinte dell’Isola dei Famosi. Oppure è la truccatrice della Lipperini. Consigliare il libro di un’amica/conoscente/collega non sarebbe comunque reato né immorale né di cattivo gusto (tanto più se scritto bene), a meno di non voler ancora sperare nell’utopia che la marchetta pubblicitaria sparisca un giorno dai teleschermi. Tanto, a comprare il libro siamo ancora noi.
    Se non è lei, peace. Se è lei, peace uguale. A me sfugge non la ricerca di prove (prove, non indizi o dubbi esistenziali fatti di potrebbe, vorrebbe, sarebbe), che è sacrosanta, quanto il motivo dell’indignazione: e no, finora non c’è stato UNO che mi desse un motivo per indignarmi :P

  2. Croak, continui a sottolineare l’ovvio, e cioè che ogni singolo indizio da solo non è una prova, ma non li consideri mai tutti insieme. Di nuovo, è come la storia di Superman e Clark Kent. Si somigliano? Beh può capitare. Non li si vede mai insieme? Ah ma anche me e mio zio non ci si vede mai insieme. Clark è innamorato di una giornalista che stranamente è sempre la prima a sapere di Superman? Beh ma al cuore non si comanda. E’ chiaro che nessuno sano di mente penserebbe che i due sono la stessa persona, nel mondo dei fumetti. Per quanto poi riguarda la tua soglia di indignazione, abbi pazienza ma è una cosa che riguarda il singolo.

  3. Ammirata scrive:

    Il fatto che Lippa possa eventualmente essere iscritta da sei anni a un forum sotto pseudonimo, si sia sciroppata tonnellate di un manga per gggiovani e abbia trovato il tempo di scrivere una trilogica fanfic, pur vivendo una vita “normale” parallela, la mette in cima alla lista dei miei modelli esistenziali. E’ riuscita a:
    - costruirsi una carriera in cui la pagano abbastanza per buttare il tempo in cose improduttive ma che evidentemente le piacciono un sacco (io non me lo posso permettere perchè mi pagano poco e devo lavorare parecchio per compensare
    - non perdere in autorevolezza nella sua vita “normale” pur continuando a fare le suddette cose improduttive che le piacciono (io non posso dire che mi piace il fantasy sennò pensano che sono ritardata o fascista, o entrambe)
    - crearsi un network di amici/conoscenti intellettuali e influenti che le tengono mano quando fa le cose improduttive e un po’ cretine che le piacciono un sacco (i miei amici fanno finta di non conoscermi, e cmq sono degli sfigati)
    Chapeau!

  4. robe22 scrive:

    Tra l’altro, c’è un’altra cosa strana. Se si può capire il silenzio che circonda la vicenda Manni/Lipperini (mancano le prove), il silenzio che circonda la scomparsa di Lara Manni è incomprensibile. Perché nessuno, neanche tra i suoi amici, ne parla?
    Perché nessuno si chiede come mai uno dei blog letterari più conosciuti d’Italia tace da due settimane? Nessuno ne scrive, nessuno ne lamenta la mancanza, nessuno se ne chiede il perché.

  5. Mah, in effetti la lippettona aveva manifestato anche in passato interesse per il fantasy. Non ha avuto quel minimo di coraggio necessario a metterci la faccia, nonostante le prediche sue e dei suoi sodali sulla necessità di “sdoganare” la letteratura di genere. Un’ipocrisia o furbizia tipicamente nostrana, che insieme alla prassi del leccarsi il culo a vicenda non ci sembra costituire un bel modello. Poi è chiaro che c’è una specie di gioco del silenzio, che per altro sta funzionando. La Lippa è tornata al suo cavallo di battaglia femminista, che lì è sicura di poter contrastare qualsiasi critica con l’accusa di vetero maschilismo, e quando lo riterrà più opportuno spiegherà verbosamente tutta la vicenda dal suo punto di vista, e cioè come una coraggiosa operazione sovversiva dei tradizionali stilemi etc etc. E robe22 ricordati che in generale i fan non sono le persone più brillanti del mondo, quando si parla di ciò che gli piace. E meno ancora se si parla di qualcosa che non gli conviene (ma questo forse vale per tutti).

[Le pagine web di questi post sono rese disponibili nella loro integrità in appositi file, nel caso i relativi commentari in Rete venissero — per qualunque ragione — alterati.]

*     *     *

CONSIDERAZIONI FINALI.
Vista anche la sintesi riportata qui:

«Nel 2008 Sandrone Dazieri, scopritore Licia Troisi, propone un altro esordiente: Giuseppe Luca D’Andrea detto GL. Il giovane ha scritto un romanzo horror-fantasy intitolato “Wunderkind“, pubblicato nel 2009 da Mondadori e  reclamizzato come un incrocio tra Harry Potter e Clive Barker. [...] Appena esce il libro, quel polipone di un Wuming l’annette al New Italian Epic (vedi pag. 17), collocandolo più o meno sullo stesso piano di Camilleri (dal che si comprende anche la compattezza e utilità scientifica della categoria NIE). L’amico GL però non sembra tanto persuaso e nelle prime interviste si tiene sul generico, dicendo che in fondo questa è roba da critici e che decideranno i posteri. [...] Ma poi il giovane sembra cedere alle lusinghe del clan perchè si mette a linkare fitto fitto Wu Ming e la Lippa qualunque cosa dicano, e a quanto pare diventa intimo di Lara Manni. Però il primo volume del suo libro non va benissimo e molti lettori ne parlano in termini derisori. [...] Sembrano sciocchezze, ma in poco tempo la discussione degenera in un flame sparso su vari siti e con migliaia di commenti, intemperanze verbali e minacce di querela. A questo punto il clan Lippa-Manni-Wu si attiva in soccorso di GL accusando i critici di essere violenti, maleducati, invidiosi e parziali (siamo sempre lì, come si vede).»

tiriamo le seguenti conclusioni.

· Primo: a nessuno piace essere preso in giro, tantomeno a noi.
· Secondo: le azioni svolte in Rete per promuovere questa aspirante “fenomeno letterario” — la cui consistenza non si è ancora manifestata e forse mai si manifesterà — sono state aggressive, poco trasparenti e poco rispettose, specialmente nella concitata fase finale. Questo non fa che alimentare i già forti sospetti di attività ingannevole e intellettualmente disonesta.
· Terzo: se non verranno smentite in maniera convincente — e in tempi ragionevoli — le supposizioni o le persuasioni sul fatto che Lara Manni non esiste se non come doppia identità di quella persona nota, ci si riterrà autorizzati a considerarlo un fatto acquisito e assodato.
Ciò per il principio condiviso secondo cui “molti indizi concordanti e univoci” fanno le veci di una prova. A quel punto, nessuna eventuale tardiva affermazione contraria potrà avere efficacia, se non corredata di prove certe (la cui esistenza appare ormai dubbia).

 

ANALOGIE: Cose che non si fanno

lunedì, 2 aprile 2012 Commenti disabilitati

PER TENTAR DI CONCLUDERE la parentesi sul noto affaire Lara Manni / Loredana Lipperini, dove il critico Giampaolo Serino afferma che la prima non è che uno pseudonimo della seconda, andiamo a esaminare le due segnalazioni comparse nell’ormai famigerato blog di Kataweb il 23 marzo 2011:

Gli Scrittori in causa hanno lavorato alla stesura di un modello di contratto editoriale che tuteli gli autori. Ora è pronto: lo trovate sul loro blog.
Gli scrittori in rete (e non solo) si sono uniti in un sito che raccoglie racconti, poesie e illustrazioni in favore di Save The Children. Li trovate su  Autori per il Giappone.

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/03/23/scrittori


La seconda iniziativa segnalata nel post — ritenuta sospetta da un blogger che sta seguendo la vicenda — consisteva in questo:

«Lara Manni crea il sito “autori per il giappone”, che serve a raccogliere fondi per save the children. La bella iniziativa riceve attenzione e molti link. La modalità di contribuzione è un po’ curiosa, perchè c’è il sito e in fondo (non in cima, come uno si aspetterebbe) c’è un banner per contribuire.»

In effetti, in fondo alla home page del sito c’è il banner in discorso; e sopra il banner spicca una postilla che può definirsi fatidica, perché ricalca il consueto “marchio di fabbrica” — di cui s’è parlato qui — che potrebbe accomunare la sedicente Lara Manni a Loredana Lipperini, creando così un’ulteriore analogia:

p.s.: diamo la possibilità di commentare, ma i commenti sono ovviamente moderati e appariranno solo dopo approvazione.


Fatta questa inevitabile constatazione, passiamo dunque a esaminare il breve commentario al post di cui sopra, dove l’ultimo intervento, di pugno della titolare del blog, chiarisce nettamente qual è la sua posizione su due pratiche ritenute disdicevoli, se non addirittura odiose: prendere in giro gli interlocutori e autopromuoversi.

Grazie, ho aderito.

Postato mercoledì, 23 marzo 2011 alle 12:48 pm da Giorgia Vezzoli

Grazie Loredana, ho letto diversi racconti, alcuni sono proprio belli, poi ho fatto la mia donazione, le immagini di quei bambini davanti ai medici in tenuta antiradiazioni intenti a farsi rilevare la radioattività mi perseguita, speriamo nel nostro piccolo di aver contribuito!
PS una standing ovation per l’illustrazione di Barbieri uno splendido e struggente Totoro!!
Ecco un consiglio per tutte le mamme e i papà blogger: se ancora non lo avete fatto fate vedere i film di Miyazaki ai vostri figli, vedrete ne saranno entusiasti!!

Postato mercoledì, 23 marzo 2011 alle 2:06 pm da Laura

@laura confermo, appoggio, sostengo Totoro in tutti i modi, lo propino a chiunque! Lo vidi per la prima volta con il ragazzo con cui stavo: è uno yamatologo, mi ha quindi saputo mettere in luce e spiegare molti degli aspetti più intricati della cultura giapponese. E’ un capolavoro, sul serio.

Postato mercoledì, 23 marzo 2011 alle 3:55 pm da Amedeo

@Amedeo con me su Totoro sfondi una porta aperta, ti dico solo che ho la locandina appesa all’armadio in anticamera, che ho una spilletta con il suo ritratto (l’avrei messa anche in questi giorni per andare al lavoro ma non credo che il mio capo avrebbe apprezzato) e che la indosserò domani sera alla speciale proiezione che ho organizzato a casa di un’amica, serata giapponese: con le nostre vestaglie a far da Kimono berremo the guardando Totoro!!! ^-^

Postato mercoledì, 23 marzo 2011 alle 11:05 pm da Laura

@ ho anch’io la spilletta! :)

Postato mercoledì, 23 marzo 2011 alle 11:54 pm da Amedeo

Grazie per il lavoro che avete svolto, davvero prezioso per noi esordienti! Io sto per pubblicare il mio primo romanzo e nel mio Blog trovate consigli utili da condividere per evitare di essere presi in giro da quello che si spacciano per editori ma sono solo tipografi pronti a stampare ogni cosa!
Vanessa

Postato domenica, 27 marzo 2011 alle 2:51 pm da Vanessa

Se c’è una cosa che mi piace molto poco è essere presa in giro, cara Vanessa. Primo: io non ho svolto alcun lavoro, ho riportato una notizia. Secondo, nel tuo blog ci sono i tuoi testi che evidentemente intendi far leggere. La seconda cosa che mi piace pochissimo è l’autopromozione. Se permetti, e anche se non permetti, tolgo il link.
Anche sul web esiste una faccenda che si chiama buona educazione.

Postato domenica, 27 marzo 2011 alle 5:41 pm da lalipperini

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/03/23/scrittori/#comments


Leggendo l’ultimo commento, che suona come una “dichiarazione programmatica”, appare chiaro che la titolare del blog condivide princìpi sacrosanti su cui non si può transigere: tant’è vero che ha subito redarguito la commentatrice che cercava di autopromuoversi in quella sede inserendo dei link.
E questo è confortante. Come s’è visto nel nostro post precedente, proprio la sedicente Lara Manni aveva inserito nel forum di Anobii almeno un link promozionale (da cui era nato uno screzio con alcuni convenuti): dunque sembra improbabile che Lara Manni e Loredana Lipperini siano la stessa persona, data l’incompatibilità dei due atteggiamenti.
Siamo quindi fiduciosi che si possano finalmente smentire — in accordo con quanto pare essere avallato qui — le ricorrenti insinuazioni sulla loro supposta identità.
A meno che, tuttavia, non si sia operata una forzatura sistematica in mala fede, per ingannare i lettori.

ANALOGIE: ci hanno beccati!

sabato, 17 marzo 2012 Commenti disabilitati

SEMPRE NEL FAMIGERATO BLOG DI KATAWEB, all’indomani della morte di Steve Jobs, il 10 ottobre 2011, viene pubblicato questo post in cui si dichiara:

Steve Workers è il 99%. Steve Workers è l’icona senza volto e senza età di tutti i lavoratori sfruttati. Steve Workers è il bambino di nove anni che fabbrica mattoni in Mali. Steve Workers è la donna trentaduenne e istruita che sopravvive con lavori precari e non può permettersi di restare incinta. Steve Workers è la collera lucida e tagliente dei lavoratori. Steve Workers è vivo. Steve Workers ti prende a calci con pesanti scarponi da lavoro. Steve Workers è pronto a occupare tutto. Steve Workers dice: il pianeta è una grande fabbrica Foxconn, ma non suicidarti: organizzati e rompi il culo ai tuoi padroni. Steve Workers dice: mangia i ricchi e diffondi la ricetta.”

Steve Workers è un”identità collettiva nata in rete, poche ore fa: qui altre informazioni.

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/10/10/identita


Estraiamo dai commenti la surreale discussione:

Steve Workers è appena nato, bisognerà dargli tempo di crescere e capire se si tratta di un’identità o di un’entità. Ad ogni modo se ne parla diffusamente in rete e forse se ne sentiva il bisogno. A prescindere dal cordoglio per una morte, un certo tipo di pensiero e di lotta non possono smettere di esistere. SW è un esempio riuscito (ma siamo solo all’inizio) di satira del nuovo millennio che trova radici negli illustri esempi di L. Blisset e San Precario. Ora tocca all’utenza (rivoluzionaria? anticlassista? intellettuale? trasversalmente online?) dare un futuro a SW. L’identità diffusa, cioè che uno non sia più uno e basta, non può più meravigliarcinell’età contemporanea.

Postato lunedì, 10 ottobre 2011 alle 10:39 am da corpo10

Ma diciamo qualcosa anche di Steve Workers, dai.
Steve Workers è l’ennesimo marchio-feticcio con cui spacciare la merce che l’industria culturale vende meglio ai consumatori più raffinati: la controcultura.

Postato lunedì, 10 ottobre 2011 alle 10:41 am da Valter Binaghi

[...]

Sono Steve Workers, e sono nato quattro giorni fa. Ma esisto da sempre.
Il giorno in cui sono nato, mi dicono, è morto uno che si chiamava Steve Jobs e che faceva il capitano d’industria. So bene cosa deve aver provato quell’uomo, perchè la morte la conosco da vicino. Sono morto tutte le volte che il tetto è crollato in testa a un’operaia che prendeva 3,95 all’ora, tutte le volte che un operaio è entrato in una cisterna e non ne è più uscito, tutte le volte che la silicosi si è mangiata un minatore.
Sono nato quattro giorni fa, ma esisto da sempre.
Quando si costruivano le piramidi in Egitto, io c’ero: spingevo i massi e la schiena mi sanguinava per le frustate. Quando in Europa c’era la peste, io lavoravo la terra, ma i suoi frutti andavano al barone. Quando Maria Antonietta mangiava brioches, le mie mani di sarta tremavano per il freddo. Quando hanno aperto l’Italsider di Bagnoli, le mie mani sono saltate tra gli ingranaggi.
[...]
Sono nato quattro giorni fa, e probabilmente morirò presto, perché la mia è una vita di lotta. Ma esisterò ancora: io sono solo il nome di una moltitudine di uomini e donne che si è stancata di avere fame e sete, di vivere nella paura, di essere sfruttata. Io cesserò di esistere quando cesseranno la miseria, l’ingiustizia, lo sfruttamento.
Steve Workers

Postato lunedì, 10 ottobre 2011 alle 5:12 pm da Steve Workers

Bello.
Ma qualcuno ha detto che non sapete scrivere?
Rispondere a critiche di ordine politico con l’esibizione del gesto poetico è l’essenza del dannunzianesimo.

Postato lunedì, 10 ottobre 2011 alle 5:27 pm da Walter Binaghi

Steve Workers, il fatto che tu venga a promozionarti qui dalla Lipperini la dice lunga sulla tua “identità” (titolo del post). Se c’è una cosa di cui non si sentiva davvero il bisogno, è ’sta retorica operaistica. Ce l’hai un cassetto? Vatte a riporre, va’.

Postato lunedì, 10 ottobre 2011 alle 5:29 pm da Giovanni Brambilla

Valter, che tu ci creda o no, non l’abbiamo scritto né postato noi WM, questo testo, come non abbiamo aperto noi il blog, né il profilo Twitter, né l’account su Facebook, e basterà guardare la cronologia su Twitter per vedere che non è nostra nemmeno l’idea dell’hashtag, e che i contributi sono di un botto di gente da ogni paese. Libero di non crederci e di vederci dappertutto, ma questa cosa sta crescendo da sola e noi le abbiamo solo dato un po’ di risonanza su Giap e qualche input “epigrammatico”. Forse, come scrive lui stesso, quest’incarnazione di Steve Workers finirà presto, ma liquidarla come fai tu è sbagliato. Transitorio non significa effimero, questa performance intercetta desideri reali e dà loro espressione.

Postato lunedì, 10 ottobre 2011 alle 5:55 pm da Wu Ming 1

Giovanni Brambilla o chi per te: sono stata io a dare la notizia ed è più che coerente che intervenga l’oggetto o soggetto della notizia stessa. Non accetto questi termini e non accetto il trolling. O si discute, ANCHE CRITICANDO, o per il cazzeggio si scelgono altri luoghi, di cui la rete è piena.

Postato lunedì, 10 ottobre 2011 alle 6:39 pm da lalipperini

[...]

condivido i sospetti di brambilla. tutta l’operazione ricorda troppo da vicino per stile e strategie la creazione di vmo, new italian epic e le altre manipolazioni mediatiche a cui i wuming, ex luther blissett, ci hanno abituato fin dal loro apparire, ma di cui ormai si avverte una certa sazietà. manca solo il solito doppio articolo, uno sull’ unità, l’altro su la repubblica (con l’ormai storica complicità della titolare di questo blog, cui consiglio di salvaguardare meglio la propria credibilità) per tentare di creare il caso dal nulla. cmq stiano le cose, ho sentore io stesso di un malessere profondo che non tarderà ad esplodere nel reale, e non certo per l’inutile nascita del personaggino steve workers, ma perché le nuove generazioni sono davvero in grave sofferenza e l’incazzatura si sta espandendo quasi da sola. trovo peraltro di cattivo gusto il calco sul nome di steve jobs, colpevole di aver speso le proprie energie ideando oggetti che non a tutti sono dispiaciuti.

Postato lunedì, 10 ottobre 2011 alle 10:16 pm da Vincenzo Ostuni

[...]

Vincenzo Ostuni: pochissime parole in risposta a quelle, inaccettabili, che vengono da parte tua. La mia credibilità consiste nel fornire notizie. Ad altri il compito, più facile e pagante, di inserirsi nel notiziabile. Grazie.
Ps. Peraltro, mantengo una sospensione di credulità sulla reale identità di chi ha postato il commento. Il Vincenzo Ostuni che conosco scrive in ottimo italiano. E ha un altro indirizzo mail.

Postato martedì, 11 ottobre 2011 alle 8:26 am da lalipperini

[...]

Il Vincenzo Ostuni “reale” è un editor della casa editrice che ha pubblicato il mio ultimo libro. Una casa editrice che, nelle persone dei curatori del lato editoriale (bandelle, quarta di copertina, schede ai librai) ha tenuto a inserire nelle mie note biografiche che sono “considerato un esponente della new italian epic”, considerando questa menzione una nota rilevante. Il Vincenzo Ostuni autore del commento del 10 ottobre 2011 alle 10:16 pm considera il NIE una “manipolazione mediatica”. È evidente che il secondo V.O. non sa cosa fa la casa editrice del primo V.O.: fino a prova contraria, mi ritengo legittimato a pensare che non siano la stessa persona. [...]

Postato martedì, 11 ottobre 2011 alle 11:12 am da girolamo

Il vero Vincenzo Ostuni mi ha appena telefonato da Francoforte, naturalmente smentendo di essere mai intervenuto in questa discussione. Ricordo che il furto di identità è un reato, e che alcuni troll dovrebbero piantarla di pensare che ogni cosa sia loro possibile.
E concordo con ogni parola detta da Girolamo sul livello fin qui tenuto nel dibattito.

Postato martedì, 11 ottobre 2011 alle 11:22 am da lalipperini

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/10/10/identita


Bene: in questa discussione surreale e a tratti eccitata c’è qualcosa che salta agli occhi.

Nel sesto commento selezionato, il sedicente Wu Ming 1 risponde a un’obiezione/insinuazione che è stata rivolta non a lui, ma al sedicente Steve Workers; e risponde, curiosamente, rivolgendosi non a chi ha fatto l’obiezione ma a Valter Binaghi, che aveva commentato prima e non aveva fatto quest’insinuazione.
In pratica, subito dopo che il tale Giovanni Brambilla ha affermato: «Steve Workers, il fatto che tu venga a promozionarti qui dalla Lipperini la dice lunga sulla tua “identità”», il tale Wu Ming 1 si è sentito chiamato in causa e s’è affrettato ad assicurare a Valter Binaghi (che si trovava un passo indietro e non aveva obiettato nulla del genere) di non essere fra gli autori di quel testo (mentre il sedicente Steve Workers ha taciuto).

Si tratta certamente di un’anomalia, di una situazione confusa che, insieme allo psicodramma finale sull’identità di Vincenzo Ostuni (operatore editoriale che sembra aver avuto a che fare con l’effimera etichetta Nie), vuole indicare alcune cose.

1) Excusatio non petita, accusatio manifesta (vedi Wikipedia): se il sedicente Wu Ming 1 ha sentito su di sé la responsabilità — forse in quanto direttamente implicato — del gesto in discussione, questo potrebbe spiegare la mancanza di lucidità nel ribattere a un’obiezione (non diretta a lui) rivolgendosi alla persona sbagliata. Ma può anche essere che il sedicente Wu Ming 1 avesse già letto questa insinuazione fra le righe degli interventi di Valter Binaghi, e allora sentisse il bisogno di giustificarsi/discolparsi con lui.

2) A un certo punto, il tale Girolamo coglie l’occasione per informare l’uditorio/commentario che: «Il Vincenzo Ostuni “reale” è un editor della casa editrice che ha pubblicato il mio ultimo libro», la quale casa editrice «nelle persone dei curatori del lato editoriale (bandelle, quarta di copertina, schede ai librai) ha tenuto a inserire nelle mie note biografiche che sono “considerato un esponente della new italian epic”».
Ora, la sostanza di queste affermazioni sembra indicare che:
a) il tale Girolamo è un “Autore”, mentre Vincenzo Ostuni apparterrebbe alla categoria dei servants, cioè coloro che curano “bandelle, quarta di copertina, schede ai librai” ecc.;
b) il tale Girolamo-Autore sarebbe “esponente” di un sedicente movimento che — com’è stato definitivamente provato — non esiste.
Cercando di capire chi sia il tale Girolamo, non essendo specificato il cognome, se n’è facilmente rintracciata l’identità in questo articolo, richiamandone così il background in Rete.

3) È bastato il semplice dubbio che l’evocato operatore editoriale potesse stigmatizzare la (tentata) operazione al centro del post, per provocare un forte disagio che ha turbato i conduttori della discussione, portandoli dall’iniziale delirio di onnipotenza a un fugace ma evidente senso di paura (lo si può cogliere leggendo il commentario integrale), in un rapido “crescendo” dai risvolti grotteschi.

4) In merito agli interventi più concreti, quelli fatti da Valter Binaghi, è sufficiente riportare un’osservazione profetica apparsa qui, dove si faceva una sintesi di questa discussione:
«Mi limito a copia-incollare un po’ di interventi apparsi in Lipperatura nella giornata di ieri, tra cui quelli di Valter Binaghi, per il quale temo fortemente una veloce estromissione dal commentarium della Lippa (chi le tocca l’idolo muore, come è successo a me)».

Concludendo: se questi sono i personaggi che si agitano nel milieu letterario “di qualità” rivendicato dalla cosiddetta “controcultura”, e se questa è l’onestà intellettuale che sono abituati a esibire coloro che devono rappresentare la “società letteraria” nostrana, allora si capisce perché quest’ultima è così poco presentabile.

http://lucioangelini.wordpress.com/2011/10/11/wu-ming-1-si-ricicla-come-steve-workers-il-guru-dei-lavoratori

ANALOGIE, la vendetta

lunedì, 5 marzo 2012 Commenti disabilitati

IN UN BLOG DI KATAWEB, il 19 luglio 2010, viene pubblicato questo post.
Selezioniamo dai commenti:

Gentile Aura, disponibilissima naturalmente: un blog è un luogo pubblico e per sua natura aperto all’intervento di chiunque. Dunque, è aperto al dialogo. Qualora Danna passasse da queste parti, sarebbe la benvenuta. E, mi creda, non c’è bisogno di una lettera: basta google.

Postato lunedì, 19 luglio 2010 alle 4:12 pm da lalipperini

[...]

un blog è un luogo pubblico e per sua natura aperto all’intervento di chiunque. Dunque, è aperto al dialogo. Qualora Danna passasse da queste parti, sarebbe la benvenuta. E, mi creda, non c’è bisogno di una lettera: basta google.
Ho sperimentato di persona la falsità di questa affermazione. La Lippa può rintronare le ochette del suo personale Campidoglio, ma non chi l’ha conosciuta da vicino.

Postato lunedì, 19 luglio 2010 alle 11:07 pm da Lulu Anan

[...]

Beh, beh, beh, signor/a lulu anan, ognuno, nei suoi blog, è padrone di tenersi quelle che lei chiama ‘le ochette’. Ma ho l’impressione che ‘il Campidoglio della signora Lipperini sia frequentato da ‘ochette’ che sanno ragionare con i propri cervelli e sanno criticare con educazione, mentre altre persone ho l’impressione che esprimano solo livida invidia.
Personalmente non frequento spesso questo blog, ma lo leggo spessissimo e non sempre sono d’accordo con la signora Lipperini o con chi commenta, ma non m sognerei mai di esprimere il mio dissenso con le parole che ha usato lei, signor/a lulu.

Postato martedì, 20 luglio 2010 alle 7:57 am da Rosemarie


Marinella. Sono d’accordo. Però bisognerebbe anche cominciare a riflettere sull’uso della provocazione (così come su quello, già sottolineato, dell’ironia). Quanto alle vecchie immagini e parole usate per parlare di donne, è vero, ma è vero soprattutto per i media tradizionali. In rete, mi pare, comincia pian piano a tirare un’aria diversa.
Rosemarie e altri. “Lulu Anan” è Lucio Angelini. Lascio visibili i suoi commenti ma mi rivolgo a tutto il commentarium: non rispondetegli per nessun motivo. Grazie.

Postato martedì, 20 luglio 2010 alle 8:03 am da lalipperini

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2010/07/19/vintage


Anche qui traspare una pesante analogia.
Infatti, la blogger in questione non si limita a buttar fuori dal suo commentario i dissenzienti — pratica risaputa da anni — ma qui addirittura ordina ai suoi commentatori cosa devono o non devono fare. Paradossalmente, sembra l’emulazione di un’autentica forma di berlusconismo, ideologia “comportamentale” che all’epoca era ancora in auge, ma che dicono sia tramontata. Un simile comportamento, ripetuto oggi, sarebbe dunque vintage.
Nel terzo commento, resta da chiarire il senso dell’ipotizzata “livida invidia” (verso chi? e per cosa?), mentre rimane emblematicamente rivelatrice l’affermazione “non mi sognerei mai di esprimere il mio dissenso” (come volevasi dimostrare).

Un’analisi particolareggiata dell’episodio si trova qui, dove — per inciso — un commentatore afferma:

Se si limitasse ad esercitare il suo modello di democrazia berlusconiana nel suo blog potremmo anche fondamentalmente strafregarcene. il problema è che si comporta esattamente allo stesso modo sulla radio pubblica. A Fahrenheit e similari.
[...]
Nelle dirette, quale che sia il tema, non legge (uno che sia uno) SMS o mail che non concordino con la sua impostazione. Esattamente come a Rete 4 o Italia 1 dove il 100% degli intervistati esprime opinioni filogovernative.

utente anonimo, 3 agosto 2010 alle 23:05

ANALOGIE

giovedì, 1 marzo 2012 Commenti disabilitati


1)

IN UN BLOG DI KATAWEB, il 19 settembre 2008, viene pubblicato questo post.
Il post chiude con questa frase:

Domani sera, a Pordenone, intervisto Alessandro Baricco su I barbari. Se ci sono domande da parte vostra, dite pure.

Il primo scambio di commenti è il seguente:

Domanda per Baricco: quando la smetterà di scrivere e di farsi vedere in giro?

(postato venerdì, 19 settembre 2008 alle 10:48 am da The Daxman)

Affermazione per Daxman: i cazzari non li sopporto prima delle tre di pomeriggio.

(postato venerdì, 19 settembre 2008 alle 10:50 am da lalipperini)

Sono serissimo. E non credo di essere l’unico a pensarla così (vedi Luttazzi, ma lungi da me il volermi paragonare a un grande come lui).
P.S.:Ringrazio per il cazzaro e mi dispiace di non aver postato nel giusto orario.

(postato venerdì, 19 settembre 2008 alle 11:33 am da The Daxman)

Nei commenti immediatamente seguenti, il comportamento diventa più preciso:

Io sono in conflitto sul concetto di scuola di scrittura creativa. So antica pure qui si vede. Mi chiedo come fa uno che ritiene e si ritiene che abbia il talento per scrivere a patrocinare un organismo che strutturi e canonizzi il talento stesso. Io leggo questi parti delle scuole creative americane, dove magari a suon di soldono insegnano scrittori che amo, e vedo che i risultati sono tutti di una gradevolezza simile di un’analogia di fondo. e quando il talento c’è – che so ZZ. Packer – mi sa che annega nella scuoladiscritturacreativa. Si dimezza.
Io gli chiederei queste cose al Baricco. Poi non ne vado pazza io eh, ma è secondario qui.

(postato venerdì, 19 settembre 2008 alle 12:39 pm da zauberei)

Su Baricco: l’incontro verte sui Barbari, non sul medesimo…

(postato venerdì, 19 settembre 2008 alle 12:58 pm da lalipperini)

uh
allora niente.

(postato venerdì, 19 settembre 2008 alle 1:13 pm da zauberei)

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/09/19/caro-diario


2)

CAMBIANDO AMBITO, il 10 gennaio 2012 viene registrato l’episodio in cui l’On. Ignazio La Russa, non volendo rispondere alla domanda di un giornalista, se ne fa una da solo e si dà la risposta:


http://www.blitzquotidiano.it/video/larussa-show-domande-fuga-cosentino-1076180


Le analogie sono evidenti.

 

Wu Ming, Twitter e le nuove proscrizioni

mercoledì, 1 febbraio 2012 Commenti disabilitati

Dal momento che, come scrivono, «se la parola fugge in avanti prima che si formi il pensiero … fatalmente si tira fuori il peggio» i Wu Ming farebbero bene a riflettere sul peggio che viene fuori anche dalla loro penna e dalle bombolette spray di chi partecipa ai cortei anti-Tav. Questo giornale ha già scritto cosa pensa degli arresti e anche cosa pensa del silenzio della sinistra di fronte agli arresti. Ma fare i nomi e i cognomi di un giornalista che come tutti i giornalisti può anche sbagliare, personalizzando un conflitto che non ha niente di personale ed esponendo una persona a una visibilità accecante, non ci sembra davvero un passo in avanti (su Indymedia Lombardia una discussione ha questo titolo: Il giornalista di cui è meglio non fare il nome «è ancora vivo»).
Come non ci sembra affatto astuto concludere che la moltiplicazione degli utenti di Twitter comprometta la possibilità di usarne le potenzialità. Naturalmente i Wu Ming sono liberissimi di non usarlo affatto, Twitter, visto che sono «molto  scoglionati» dal fatto che non riescono a controllarlo. Ma si da il caso che la forza di Twitter è data proprio dal fatto che nessuno riesce a controllarlo. Né i Wu Ming. Né i Mubarak sparsi per il mondo nella catena di comando.

http://www.glialtrionline.it/home/2012/01/30/wu-ming-twitter-e-le-nuove-proscrizioni

I signori Ming

venerdì, 24 dicembre 2010 Commenti disabilitati


Dopo aver parlato qui del Traduttore del Re, ovvero di Tullio Dobner, la voce letteraria italiana di Stephen King per quasi trent’anni, mi sono imbattuto per caso in questo articolo: Wu Ming traduce Stephen King e altre considerazioni.
La simpatica autrice, nel raccontare della discussione che si tenne a suo tempo su Anobii, osserva:

Qualche settimana  fa si è registrato e presentato un certo signor Wu Ming 1, scrivendo di essere il traduttore del nuovo libro di King che vedrà la luce in autunno. Sapevamo già che il traduttore “storico”, Tullio Dobner, era stato trombato dall’ineffabile casa editrice Sperling & Kupfer, e questo per motivi che immagino  non abbiano nulla a che fare con la sua qualità di traduttore. E’ vero che il signor Dobner era stato, negli anni, accusato a più riprese di aver trafficato troppo con la traduzione, e, di volta in volta, di essere stato troppo fedele, troppo poco fedele, addirittura scadente [...]
Questa digressione per tornare al concetto che, se dei motivi ci sono stati per togliere la commessa kinghiana  a Dobner, di certo non sono legati alla qualità del suo lavoro, ma, presumibilmente, a motivi molto meno nobili (che ne so? Proprio nulla – ma anche qualcosina sì, dài! – ma gli unici motivi validi per negare un lavoro ad una persona sono motivi di qualità; tutto il resto è poco nobile).

Il dubbio che espressi a suo tempo, dunque, non pare peregrino, visto che la blogger Penelope di materia kinghiana se ne dovrebbe intendere. E’ lei che introduce la curiosa espressione “i signori Ming”: Continua a leggere…

LA BOVARY A PUNTATE

mercoledì, 23 settembre 2009 Commenti disabilitati

flaubert

Quando Gustave Flaubert, poco più di centocinquant’anni fa, iniziò a pubblicare a puntate il suo capolavoro Madame Bovary, l’uscita venne annunciata per il 1° settembre 1856 sulla rinomata “Revue de Paris”. Ma le cose partirono subito col piede sbagliato: nell’articolo che ne parlava, il nome dell’autore fu addirittura storpiato in Faubet — nome, fra l’altro, di un noto droghiere di Parigi. Già questo fu un brutto presagio. Infatti, i condirettori della rivista, Du Camp e Laurent-Pichat, pretesero d’intervenire sul testo. Secondo loro, con opportuni tagli l’opera ne avrebbe guadagnato: era troppo ingarbugliata, e avrebbe corso il rischio di non interessare i lettori. Gli assicurarono che se ne sarebbe occupato un esperto — un editor ante litteram — al modico prezzo di cento franchi. Soldi che l’autore non avrebbe nemmeno dovuto sborsare, perché sarebbero stati detratti dai suoi diritti.

Facile immaginare la reazione del Sommo. Non sappiamo se abbia gridato “Merde!“, ma la cosa non dovette garbargli affatto, tanto che l’esordio della Bovary slittò a ottobre.

E Du Camp, che era amico di Flaubert, acconsentì a pubblicare la prima puntata del romanzo senza alterarla. Ma la rigida censura del Secondo Impero si attivò immediatamente: Du Camp venne informato che, se Madame Bovary fosse continuata a uscire senza tagli, la rivista sarebbe stata denunciata. Non che il romanzo fosse particolarmente spinto, ma era il suo crudo realismo a disturbare, soprattutto nei passaggi “piccanti”. Continua a leggere…

I CINESI

martedì, 22 settembre 2009 Commenti disabilitati

cina_bandiera Lucy Hornby, della Reuters, c’informa che in Cina i media stranieri son stati bersagliati da mail cariche di virus, proprio mentre si sta preparando la parata militare per la Giornata nazionale del 1° ottobre: sarebbero attacchi di sofisticate e-mail con allegati infetti che cercano di adescare giornalisti stranieri, attivisti per i diritti umani e altri obiettivi.
Il 1° ottobre si festeggeranno i 60 anni di potere del Partito comunista sulla Cina continentale, così si stanno rafforzando le misure di sicurezza, con agenti della polizia paramilitare a sorvegliare le stazioni della metropolitana durante le prove e ronde di cittadini (!!) reclutati per controllare le strade.

“Siamo chiaramente in presenza di un preordinato attacco di virus in vista di scadenze importanti del calendario politico cinese”, ha detto Nicholas Bequelin di Human Rights Watch a Hong Kong, osservando che anche le organizzazioni non governative rientrano tra gli obiettivi.
“Non è chiaro se il governo sia dietro, chiuda gli occhi, dia il suo sostegno o non abbia niente a che fare. Esistono anche hacker patriottici, pertanto non c’è modo di sapere con certezza chi sia dietro le quinte”.

Una volta ci si accorgeva dell’anomalia grazie all’inglese sgrammaticato, ma oggi si sono sofisticati al punto da utilizzare abusivamente l’indirizzo di una persona di fiducia, o inoltrare email di organizzazioni di attivisti allegandoci un virus.

I dipendenti cinesi di media stranieri a Pechino e Shanghai hanno ricevuto oggi email identiche, ognuna delle quali con un allegato che conteneva un malware capace di sfruttare Adobe Acrobat — un software molto comune usato per leggere i file in Pdf. La mail, che sembrava inviata da un caporedattore del settore economico, tale Pam Bouron, conteneva una cortese richiesta di aiuto per organizzare interviste durante una sua prossima visita a Pechino. La mail è stata scritta in modo che “Pam” apparisse come impiegato di ciascuna agenzia di stampa destinataria della lettera. Il fatto è che Reuters non ha nessun responsabile del settore economico con questo nome. Tra le testate che hanno ricevuto l’email di “Pam Bouron” ci sono Straits Times, Dow Jones, l’agenzia France Press e l’italiana Ansa.
Simili email con virus dirette ad aziende di informazione straniere e ong erano molto diffuse prima delle Olimpiadi di Pechino dello scorso anno. Nel marzo di quest’anno i ricercatori di Infowar Monitor in Canada hanno scoperto un vasto lavoro di cyber-infiltrazione nel governo tibetano in esilio.

E bravi, ‘sti cinesi.

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