DECADENZA (2)

cattelan

La Rete dei blog, dice il mio amico, è un mondo a sé che non riesce a interagire davvero col mondo reale. È una vera e propria illusione, il classico gioco seducente che alla fine inganna. Perché i “visitatori”, quelli che ti leggono, in realtà non ci sono. Possono fare eccezione quei pochi personaggi che ostentano una certa personalità, o che hanno recitato per anni i loro copioni trasgressivi o ironical-chic, ottenendo un certo “lettorato”: questi hanno agito senza cedimenti o dubbi o cali di energia, senza ritegno. Sempre in pista e sempre con qualcosa da dire, incuranti del fatto che in realtà, nei fatti, non avessero cose vere, o veramente importanti o urgenti da dire. Loro hanno scritto e si sono esibiti per anni, con continuità, attaccati a quel piccolo palcoscenico fai-da-te su cui, personalmente, non mi stupirei si fossero convinti di giocarsi i loro destini. E invece, nei fatti, i loro destini restano lì, forse con qualche lustrino o coccarda attaccati sopra, ma sempre lì, al palo, incuranti della granitica inconsistenza di quei lustrini o coccarde.

Si stenta a crederlo, dice il mio amico, ma costoro sono ancora convinti di fare qualcosa che abbia un sens, o, peggio ancora, che possa dare un senso alla loro vita. Come quelli che “sono morti ma non se ne sono accorti”, anche costoro continuano a recitare in un teatro vuoto, senza che nessuno o quasi, all’esterno, sappia chi sono o sappia che esistono. E tutto questo fa tristezza. È triste vedere blogger che insistono a muoversi sulla loro scena, anno dopo anno, mentre fuori il mondo cambia, le persone agiscono e i potenti governano le nostre vite.
L’equazione, secondo lui, è: più vita virtuale = meno vita reale.
In generale, l’idea del blog affascina nella misura in cui assume l’esistenza di un pubblico pronto a leggerlo: ma nella realtà, nei fatti, il pubblico (nel vero senso del termine) non esiste, e quel poco che c’è è inconsistente, volatile in senso tecnico, quindi non esiste. Così, il fascino del blog diventa un mesto senso d’inutilità. A che serve esibirsi senza pubblico? A chi serve? All’attore-blogger? Come può servirgli, se è solo illusione? Forse può servire ad anestetizzarlo dal dolore di non esserci, attraverso l’esercizio di una recita a beneficio di se stessi.
Per il mio amico il blog non ha senso, non serve, illude, svia, allontana dalla propria strada, divora il tempo della vita. È una devianza, una menzogna, un gioco d’illusioni, un fare-finta-che, una patetica messinscena.

(nell’immagine: Maurizio Cattelan, Untitled)

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