IN SOGNO

Ho un amico, defunto un anno fa, che viene a farmi visita in sogno. Forse è l’unico che mi è rimasto (di sesso maschile, perché fra i vivi ho un’amica a cui tengo molto). Quest’amico era un tipo tosto, un emiliano sanguigno e coltissimo, impaziente e a volte intollerante, uno che aveva dieci marce in più, quindi scontento di questo e di quello, insomma di come andavano le cose. È lui che mi ha fatto la tirata contro la blogosfera di cui ho riferito sotto, per intenderci.

Stavolta — in genere si presenta verso mattina, quando i sogni si ricordano meglio — s’è lamentato di Renato Brunetta. Più precisamente, del suo gesticolare e della liquidezza dei suoi occhi assetati di vendetta (dice lui). L’ha visto giovedì sera ad Anno zero, quando tuonava e malediceva il culturame e i suoi fannulloni: in effetti gli occhi di Brunetta luccicavano di ferocia, questo l’ho notato anch’io. Ma non ho capito come può lui (il mio amico) guardare — da lassù o da laggiù — la nostra televisione: soprattutto Santoro, in un programma così grondante di polemiche. Questo mi fa pensare che stia più probabilmente agli inferi, ma comunque il fatto che riesca a vedere la tv resta un mistero.

Ciò che l’ha scosso, in quel filmato di Brunetta, era il suo gesticolare: quelle braccia corte, quelle manine, dice il mio amico, sono inquietanti, fanno quasi senso, gli fanno ricordare un piccolo personaggio dall’aria malvagia che compariva sempre nella famosa serie Twin peaks (uno dei suoi cult).

Io, della piccolezza di Brunetta (vedendolo raramente camminare in mezzo alla gente) mi resi conto la scorsa stagione, in una puntata di Otto e mezzo: a trasmissione finita, si passò all’inquadratura dall’alto con le luci che si spegnevano. Mentre le persone cominciavano a muoversi, lui s’alzò dalla sedia con un saltello, e la sua testa, invece di salire di livello, scese. Ecco, questo mi fece impressione.

 

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