DECADENZA (3)

BERLUSCONI

Dunque, è fatta: la legge-scandalo è decaduta, parola della Suprema Corte. Stasera ho visto un tizio borbottare, con un ghigno satanico: «Stavolta sei fottuto, Berlusca, non hai scampo». Se la godeva proprio, si vedeva dalla faccia.

Quello che mi lascia perplesso è che nel luglio 2008, col nuovo governo Berlusconi, la legge sulla sospensione dai processi delle alte cariche dello Stato — che andava a sostituire il cosiddetto “Lodo Schifani” del 2003, dichiarato incostituzionale — aveva cercato di correggere gli elementi di incostituzionalità rilevati dalla Suprema Corte nel 2004. Al punto che il presidente della Repubblica, attraverso due comunicati (fatto inusuale) aveva motivato il suo via libera alla nuova legge col fatto che essa “corrisponde ai rilievi” formulati nella sentenza della Consulta sul precedente lodo Schifani. La Corte costituzionale — argomentò il presidente — ha detto che il “sereno svolgimento” delle più alte funzioni pubbliche, come quelle del premier, può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto e che non c’è bisogno di una legge costituzionale per creare uno scudo ai processi.

Oggi, invece, si stabilisce che è necessaria una legge costituzionale (come sarebbe logico) per giustificare — almeno da un punto di vista formale — un provvedimento che, in ogni caso, lede il sacrosanto principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Ora, che questo principio fosse leso era chiarissimo, quindi non si capisce bene il perché di questi pronunciamenti multipli. Che si sia voluto prender tempo cinque anni fa, rimandando la patata bollente? Non si sa.

Resta il fatto che il crimine più detestabile, quello più esiziale e distruttivo, riconducibile al nostro attuale premier resta quell’orribile esperimento antropologico avviato trent’anni fa con le sue televisioni, che ci ha ridotti con la sua malvagia banalità a quei simulacri che siamo. È stato questo a distruggere gran parte del nostro patrimonio, ad alienare persone, a umiliarle, a sottometterle a quella sorta di fascismo estetico di cui si è opportunamente parlato. Il fascismo estetico covava già da prima, in circoli sociali ristretti, in ambiti definiti: aveva una sua forma, diversa da luogo a luogo, si esprimeva con modalità proprie, scorticava le vittime con unghie vere. Finché il Grande Intrattenitore è riuscito a sublimarlo, a elevarlo a sistema, a filosofia popolare, a schema di salvezza sociale: qualcosa di pervasivo e inafferrabile che avvelena senza distinzione.

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