L’IMMAGINAZIONE

apostolopaolo


Devo dire che spesso è l’immaginazione ciò che ci salva. La lettura appassionata e la visionarietà sono ciò che può darci forza. Me ne accorgo sempre di più negli ultimi tempi, perché quando le cose mancano si capisce molto meglio la loro importanza. Quanto alla scrittura, tendo a vederla come un atto sacro, che prima d’essere compiuto ha bisogno di una ritualità: al punto che mi stupisco nel vedere quanto tempo passa prima di riuscire a creare “materialmente” ciò che è destinato a diventare un mio mondo che verrà  abitato dal mio spirito e dai miei desideri.

Una volta un amico disse che quasi tutte le scritture in collaborazione — come la prima esperienza che ho fatto — s’inquadrano negli schemi del “genere”. Credo che avesse ragione, e che il motivo sia la sostanziale “laboriosità” del processo creativo. Laboriosità intesa come mettersi al tavolo, stendere un progetto, discuterlo, confrontarsi, ragionare, cercare, trovare e scartare, provare e riprovare. Un processo creativo che implica tipicamente una laboriosità artigianale, che non può evitare d’inquadrarsi in schemi codificati.

Ma sappiamo che l’estro artistico è individuale e non si può ridurre a un esercizio che, per quanto virtuosistico e ispirato, dovrà comunque esser governato da pragmatiche regole operative. La prima necessità è quella d’imbrigliare all’interno di strutture fisse una fantasia altrimenti incontrollata; ma non è tutto. Se le teste pensanti e creativamente “partorienti” sono due, diventano necessari anche altri esercizi: di generosità; di capacità di rinunciare — in tutto o in parte — ai propri impulsi creativi e ideologici per avvicinarsi a quelli dell’altro; di “abdicare” temporaneamente al proprio statuto (illusorio o reale) di artista creatore, per misurarsi in un’altra  dimensione, che prevede una comunione d’idee, d’intenti, di visione, di metodologie, di sensibilità.

Nel mercato editoriale ci sono coppie che scrivono per puro esercizio dettato da ragioni commerciali (soprattutto nei generi di moda): autori che, stimolati dai propri editori o dagli agenti, si dividono il compito creando ciascuno la sua parte e poi cucendo i blocchi. In quei casi ci si accontenta di rimediare (non sempre riuscendoci) le disomogeneità con un lavoro finale sulla cifra stilistica. Ma questa è un’altra storia. Per il resto, scrivere in due non è facile, e difficilmente lo si può conciliare con le sublimi categorie dell’Arte.

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