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busta+per+lettera I “piccoli esercizi quotidiani” di cui parlo servono a ricostruire su una specie di tabula rasa. Se per anni ti sei dedicato a un lavoro molto impegnativo e difficile, centrato sulla continua gestione dell’incertezza e dell’emergenza, un lavoro necessario al punto da non potertene mai staccare — rinunciando alle comuni prerogative concesse ai lavoratori — e che ti costringe a quotidiani rapporti problematici al limite del litigio e dell’ostilità, e che ti toglie la forza di sorridere quando riesci a rientrare nel tuo privato, e che ti fa muovere in situazioni piene d’insoddisfazione, diffidenza, sospetto e doppiezza, dove l’operare quotidiano s’impronta a continui tentativi di sopraffazione dell’avversario, finalizzati alla sopravvivenza, dove la dissimulazione, la dilazione, l’inganno, le false intenzioni servono a raggiungere gli obiettivi, e tu hai la responsabilità di farlo, e devi affinare le tecniche per spuntarla sempre — ripeto: sempre, perché soccombere anche una sola volta significherebbe non riuscire a portare a buon fine la missione complessiva che hai accettato, a cui quindi ti sei votato; se, dicevo, ti sei dedicato per troppi anni a un lavoro come questo, in cui ogni giorno tutti ti guardano perché si aspettano da te la soluzione, e la pretendono, perché l’hai sempre trovata, e non concepiscono la semplice possibilità che ciò non riesca per motivi oggettivi, ebbene, se hai fatto tutto questo, hai danneggiato in misura sensibile i tuoi meccanismi interiori e la geografia dell’anima che ti abita, trasformandola in qualcosa di simile a una contea devastata dal passaggio di un esercito.
Quindi, partendo da una tabula rasa di questo tipo, per uscire dallo smarrimento, dall’angoscia cronica, dalla disabitudine a rapporti normali e trasparenti a cui ogni uomo avrebbe diritto — visto che le amicizie, per altri e più lontani motivi, le hai perse da tempo — bisogna appunto ricominciare da “piccoli esercizi quotidiani”, che possono essere i più semplici e diversi. Si comincia col passeggiare respirando l’aria mossa dal vento, accompagnati dal cane, guardando il disegno delle colline; far visita ai vicini che stanno potando le viti o aggiustando il trattore; sedersi, ricominciare a leggere i libri che non si frequentavano da tempo. Questo è un modo per cominciare. Poi viene il resto, di cui – se vuoi – continueremo a parlare. Sul modo pratico di avviare questo percorso le soluzioni sono diverse, ma bisogna ovviamente averle predisposte prima. Ad esempio, prendersi un anno sabbatico per fermarsi, riflettere, scoprire che i rapporti umani e intellettuali si possono ricostruire. Anche da una tabula rasa.

 

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