DUBAI E VAI

Dubai World

Riguardo alla crisi di Dubai World, che riflette la situazione pericolante dell’emirato, ci si continua a interrogare sulla sua natura. È una tempesta del deserto che rischia di travolgere tutto, oppure un semplice colpo di vento? Ancora non possiamo saperlo. Le istituzioni che devono controllare, e che dovrebbero eccellere in capacità previsiva, in realtà non riescono a prevedere mai nulla.

Le indicazioni rassicuranti di questi giorni cercano di sdrammatizzare, per evitare guai grossi, in attesa di capire cosa accadrà. In fondo, cosa volete che siano 59 miliardi di euro di debito che per ora non si riescono a restituire? Bazzecole, in confronto a ciò che ha dovuto sopportare il sistema fra il 2008 e il 2009: solo la Fed, per salvare le banche statunitensi, ci ha buttato dentro 2000 miliardi di liquidità, e il governo Obama ha fatto altrettanto con il debito pubblico.

È vero che il debito complessivo degli Emirati Arabi Uniti (di cui Dubai fa parte) è di 100 miliardi, e che sull’esposizione di Dubai lo Stato non ha offerto alcuna garanzia; ma pare che vi siano coinvolte soprattutto banche inglesi, mentre nessuna banca italiana (le solite provinciali!) sarebbe esposta. Poi, è immaginabile che il ricco emirato di Abu Dhabi non lascerà in mutande i fratelli indebitati: già la sua banca centrale ha garantito che sosterrà le banche locali con iniezioni di liquidità.

Il fatto è che Dubai World è un fondo sovrano che rappresenta l’edilizia commerciale, e il suo quasi-fallimento potrebbe preannunciare (nella peggiore delle ipotesi) una catena di tracolli proprio in questo settore, dove si è investito nelle grandi opere in maniera sconsiderata, non solo a Dubai ma anche in altre parti del mondo. L’euforia speculativa che ha spinto a queste esagerazioni (i giganteschi centri commerciali che son cresciuti come funghi, ad esempio) potrebbe vedersi presentare il conto dalla Recessione, questo giustiziere dalla faccia bruttissima che talvolta non lascia scampo.

Intanto, ieri la Borsa di Dubai ha perso oltre il 6%, dopo che la Istithmar World, controllata da Dubai World, s’è vista pignorare un hotel americano del valore di 282 milioni di dollari — il W Hotel di Manhattan — per non essere riuscita a restituire un prestito da 2 milioni di dollari. E il giorno prima Nakheel, il ramo immobiliare di Dubai World, aveva fatto sapere che il totale delle proprie passività era salito a 73,3 miliardi di dirham (circa 20 miliardi di dollari), portando così a 3 miliardi e 65 milioni di dollari le perdite dei primi sei mesi dell’anno.
E vai.