L’IMMAGINE È TUTTO

Un operaio telefonista ripara in campagna certi fili stando appollaiato sulla cima di un palo. Vede venire alla sua volta un amico che se ne va a caccia, lo chiama festosamente, gli fa notare la sua curiosa positura, dice: «Non sembro un uccello?». L’amico non ride, sta un po’ soprappensiero, guarda il cielo, un’ombra triste cala sui suoi occhi e risponde: «Proprio un uccello». Imbraccia il fucile e spara sul telefonista molto sorpreso, uccidendolo.
Durante il processo che ne seguì, l’omicida per il suo dignitoso riserbo e la semplicità di questo racconto si ebbe le simpatie dei giurati, quasi tutti cacciatori, che lo mandarono assolto per infermità mentale: ammonendoci anche a non forzare troppo le nostre immagini, perché molti delitti vengono commessi soltanto in nome di una similitudine.


Questo è un altro fulminante apologo di Ennio Flaiano — narratore, autore teatrale, critico cinematografico — tratto dal Taccuino 1955. Va da sé che potrebbe
anche essere stato scritto oggi. Rileggendolo, mi torna un vecchio dubbio: vuoi vedere che ha ragione chi sostiene che la forma è sostanza?