Furbizie vintage

Una decina d’anni fa, nel newsgroup it.cultura.libri (a quell’epoca i blog non esistevano), un tizio si mise a incensare i racconti di una giovane scrittrice allora emergente — partecipante anch’essa al newsgroup — e, per esaltarne l’efficacia espressiva (e forse ottenerne i favori) arrivò a dire:

Prova a immaginare: stai leggendo e a poco a poco ti senti molle, invertebrato. Quando cominci a sentire che la spina dorsale e le costole sono ormai flaccide e impotenti, dalle parole del libro esce un braccio molto determinato che si ficca nella tua gola, ti afferra la caviglia da dentro e ti rivolta… sglap! … sei lì… il libro è dentro di te insieme ai tuoi occhi… e se riesci a guardarti in uno specchio ti vedi come una massa di roba pulsante e fetente, ricoperta di merda ma viva, vedi il sangue che gira attraverso i tuoi organi, appesi come ad un albero di natale a quell’essere informe che sai essere te stesso. ti fai schifo ma cominci a riconoscerti, vedi il cuore sgonfiarsi proprio nell’istante in cui il tuo cervello lo sente battere, vedi i fasci di nervi contrarsi al pensiero che ti sta nascendo in testa. ecco cosa ti fa: ti racconta da dentro. se tutto ciò sia sincero e oggettivo proprio non saprei.

L’ultima frase sul “sincero e oggettivo” era riferita a quanto aveva affermato poco prima uno scrittore — pure partecipante al newsgroup — amico e sodale della scrittrice emergente:
«Sinceramente e oggettivamente, S. è molto brava. Nel suo ultimo libro ha raffinato ulteriormente il linguaggio, le atmosfere, le suggestioni, e alcuni di quei  racconti sono davvero indimenticabili. E crescerà ancora (non di statura, quello non più, anche se lei lo vorrebbe…)».

Che simpaticoni: tutti complimenti fatti in casa, naturalmente, fra compagni di merende che cercano di promuoversi l’un l’altro allo scopo di passare all’incasso coi  loro libri. Oggi sembra roba superata, ma all’epoca in questi trucchetti ci si poteva cascare ancora. Si stava entrando nel nuovo secolo, e gli scrittori cosiddetti cannibali cercavano — con l’aiuto di giornalisti conniventi — di entrare nelle cronache mondane e nella storia letteraria. Ma niente da fare: tranne uno, che è riuscito a fare i soldi, di questi aspiranti artisti non ci si ricorda quasi più. Ormai siamo negli anni Dieci, nel frattempo molta putrefazione s’è fatta strada e anche la furbizia dei paraculi letterari è stata divorata dai Nuovi Barbari. Come sappiamo, i Nuovi Barbari entrano in casa senza bussare e distruggono tutto, non fanno distinzioni, salvo che per il denaro e il  potere: quelli sono gli unici fattori che oggi possono contare.

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