Scribacchiare giornalmente

Io credo, sinceramente credo, che non c’è miglior via per arrivare a scrivere sul serio che quella di scribacchiare giornalmente. Si deve tentare di portare a galla dall’imo del proprio essere, ogni giorno un suono, un accento, un residuo fossile o vegetale di qualche cosa che sia o non sia il puro pensiero, che sia o non sia sentimento, ma bizzarria, rimpianto, un dolore, qualche cosa di sincero anatomizzato e tutto e non di più. Altrimenti si cade, il giorno in cui si crede d’essere autorizzati a prendere la penna, in luoghi comuni e si travia quel luogo proprio che non fu a sufficienza disaminato. Insomma fuori dalla penna non c’è salvezza. Chi crede di poter fare un romanzo facendone la mezza pagina al giorno e null’altro s’inganna a partito. Ma d’altronde questa paginetta scritta sotto l’impressione di un dato momento, del colore del cielo, del suono della voce di un proprio simile, non diverrà mai altro di quello che è; la pagina più sincera di un’impressione troppo immediata e violenta. Non bisogna pensare di rappezzare con tali pagine qualcosa di maggiore. Napoleone usava annotare quanto non voleva dimenticare su un foglietto di carta che poi stracciava. Stracciate le vostre carte, o formiche letterarie! Fate in modo che il vostro pensiero riposi sul segno grafico sul quale una volta fissaste un concetto, e vi lavori intorno alterandolo a piacere in parte o tutto ma non permettete che questo primo immaturo guizzo del pensiero si fissi subito e incateni ogni suo futuro svolgimento.

Italo Svevo (1861-1928), Diario

Annunci