Lettere e filosofia

Il vecchio edificio della Facoltà è oggi ridotto a una rovina con un guardiano davanti al portone. Molti libri sono stati riposti in scatole di cartone e sacchi di  plastica e dirottati nello scantinato della Biblioteca Centrale, dove attendono il momento di una nuova catalogazione. Nessuna sa quanti volumi siano ancora dispersi o sepolti.
Un ricercatore osa, di tanto in tanto, penetrare nel palazzo in rovina e percorrere i corridoi pieni di macerie e le scale bloccate. Dopo essersi arrampicati alle funi che pendono dal vano degli ascensori si arriva agli istituti. Al momento della catastrofe erano ancora in funzione i dipartimenti di Filosofia Antica, Neurolinguistica, Lingue Morte, Letteratura Argentina e altri due o tre che non ricordo più: anche nella mia testa abbondano le macerie.
Da quando è avvenuta la catastrofe sono entrato più volte nell’edificio a cercare le carte che sono il centro di questa storia. Oggi sono tornato, ma per un altro motivo: ero deciso a scrivere le prime pagine del mio resoconto. E solo in questo luogo in rovina posso cominciare.


Lettere e filosofia
, dell’argentino Pablo De Santis (soggettista televisivo ed esperto di letteratura per l’infanzia), è un romanzo “poliziesco” decisamente claustrofobico: un impianto di suggestioni borgesiane costruito su un edificio fatiscente, umido e corroso che ospita la biblioteca della facoltà di Lettere e Filosofia in cui il protagonista si trova a lavorare. Qui si inseguono due inchieste: una per far luce su una serie di omicidi, e l’altra, parallela, per scoprire la verità su uno scrittore forse mai esistito e sulla sua opera forse apocrifa.

Sullo sfondo, la lotta senza quartiere fra i baroni della facoltà per impadronirsi delle spoglie critiche e filologiche di questo autore enigmatico di cui nessuno sa nulla – tranne che forse lasciò un romanzo, che resta in pochi, sospetti, frammenti in versioni numerose e incerte. I testi dello scrittore fantasma – si dice sia morto in un misterioso naufragio, ma nessuno lo può confermare – sarebbero nascosti fra le montagne di monografie e documenti che riempiono i piani alti dell’edificio, oscuri e pericolosi, ingombri di macerie e attraversati da rigagnoli d’acqua che trasuda dai muri, riducendo la carta in poltiglia. Le esplorazioni notturne nei meandri delle foreste cartacee, con torce elettriche ed equipaggiamento di sopravvivenza, svelano le morfologie minacciose prodotte da decenni di incomprensibili attività accademiche, ormai sprofondate nell’oblio, che attendono l’imminente distruzione.

La narrazione laconica, i dialoghi essenziali, i personaggi e le situazioni quasi surreali, riconducono alla realtà argentina vissuta dall’autore. La contesa tra i baroni è farsesca, come dice il risvolto di copertina, al pari di molte dispute accademiche. Ma, quando cominciano a spuntare i morti e il sangue si mescola ai rivoli d’acqua marcescente, il giallo diventa inesorabile e inquietante.

Pablo De Santis, Lettere e filosofia, trad. di Eleonora Mogavero, Sellerio Editore, Palermo 2000

 

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