Pasticci americani

La finanza è un’industria tutta particolare, che ha la capacità di crearsi da sé la materia prima di cui ha bisogno, cioè il denaro, senza doverlo materializzare con banconote vere. Bastano semplici scritture contabili, e il gioco è fatto. In questo modo può speculare sui mercati — i luoghi in cui si scambiano i beni più diversi senza nemmeno vederli — utilizzando somme che non trovano riscontro materiale nel mercato dei beni e dei servizi: in altre parole, somme che non ci sono. Il problema del costo del petrolio, che ha tanto assillato il mondo negli ultimi anni, non viene dall’effettiva scarsità della materia prima sul mercato, bensì dal fatto che la speculazione aveva deciso di puntare – cioè di scommettere – su una futura scarsità fisica del petrolio. Quindi venivano acquistate grandi quantità di future, ossia i contratti derivati che lo rappresentano virtualmente, che però non venivano acquistate da aziende petrolifere, come sarebbe stato logico, bensì da banche americane, convinte che il prezzo sarebbe salito in modo da farle guadagnare di lì a poco.
Analogamente, qualche mese fa alcuni grandi fondi d’investimento americani hanno deciso di scommettere sul crollo dell’Euro, mettendosi a comprare dollari. Ora, quella decisione speculativa rischia di ritorcersi contro gli americani stessi, perché il forte calo della moneta europea rispetto a Dollaro è arrivato proprio mentre la ripresa economica statunitense stava rallentando — per i soliti motivi ciclici — e un Euro più a buon mercato ha finito per dare un impulso al business europeo, accentuando così il rallentamento statunitense. Un nuovo pasticcio creato dalla speculazione, che quando gioca la partita per conto suo va a creare i soliti problemi all’economia reale. I cui equilibri, come sappiamo, sono molto delicati.