Simone Weil e il precariato

Nell’agosto 1932 la filosofa Simone Weil – allora ventitreenne – soggiornò per un mese in Germania, soprattutto a Berlino, a pensione in una casa operaia. Il suo intento era l’osservazione partecipata dei fatti tedeschi, da cui nascerà la lucidità profetica del suo affresco sulla Germania alle soglie del potere hitleriano. I passi che seguono, raccolti negli Ecrits historiques et politiques, descrivono in maniera visionaria ciò che sembra poter accadere oggi, come effetto della crisi economica e della piaga sociale del precariato.
Penso che pochi autori, come Simone Weil, possano qualificarsi “sempre attuali” in modo così definitivo.

Ex ingegneri arrivano a consumare un pasto freddo al giorno, noleggiando sedie nei giardini pubblici; vecchi in colletto di celluloide e bombetta tendono la mano all’uscita della metropolitana, o cantano con voce rotta per le strade…
Studenti abbandonano gli studi e vendono per strada fiammiferi, noccioline, stringhe; i loro compagni fin qui più fortunati sanno che, data la scarsa possibilità di ottenere un posto alla fine degli studi, possono da un giorno all’altro finir così. In quanto a… sposarsi, avere dei bambini, la maggioranza dei giovani tedeschi non può nemmeno pensarci.
Chi è disoccupato e vive in famiglia, con un padre o una madre, un marito o una moglie che lavorino, non ha diritto a sussidio. Lo stesso avviene per un disoccupato sotto ai vent’anni. Tale dipendenza… inasprisce i rapporti…; spesso, resa insopportabile dai rimproveri dei genitori… caccia i giovani dalla casa paterna, li spinge al vagabondaggio, alla mendicità, talvolta al suicidio.

È superfluo osservare che, spesso, è da condizioni socio-economiche come queste che nascono le dittature.

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