Pretese

Si sa che la pretesa di far tutto da sé — il bisogno di far tutto da sé — è incompatibile con il progresso nella scala delle responsabilità (cioè nella carriera). Più è importante e impegnativo ciò che si fa, più si ha bisogno del supporto di qualche collaboratore; e i collaboratori bisogna saperli guidare, motivare, riprendere o gratificare in modo corretto. Spesso ho visto persone che pretendevano di far tutto da sé, oppure che fingevano di delegare ad altri per poi restar lì a controllare tutte le fasi del processo, come se le stessero facendo loro. Un errore comportamentale che rende il tutto inutile, a volte ridicolo. Di solito è per la mancanza di fiducia negli altri, o per il timore che i collaboratori non siano all’altezza del compito; oppure, al contrario, può essere un complesso d’inferiorità che rende insicuri e fa temere che i collaboratori possano svolgere il lavoro addirittura meglio: in questo caso li si controlla proprio per accertare che il temuto surclassamento non si verifichi.
Un po’ come fanno gli scrittori quando corrono a leggere l’ultimo libro dei loro colleghi e concorrenti: non leggono per il gusto di farlo, ma controllano, a volte con un velo d’ansia che preme allo stomaco. Controllano che il loro concorrente di turno non sia stato più bravo, che non abbia sfruttato vantaggi che possono metterlo in luce e fargli vendere più copie. Oppure che non abbia copiato. Basta uno solo di questi sospetti, che il velo d’ansia diventa prima disagio e poi sofferenza, rovinando le giornate. Brutta cosa, la competizione.