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“Scrivere una breve pagina di diario”: un atto naturale e salvifico. L’idea di scrivere diari mi ha sempre attirato, perché credo che nel diario stia l’essenza di un autore: chi vuole conoscerlo, secondo me, deve leggerne anche la vita. Eppure, una specie di ritegno — tuttora invalicabile — mi ha sempre impedito di mettere su carta il vero me stesso. Come se non me ne sentissi degno. Un blocco dalle radici profonde: anzi, è possibile che se riuscirò a superare questo blocco, cioè a esplorare e a risanare queste radici, forse tornerò a respirare come un uomo normale. Io mi trovo in una situazione analoga alla tua: lontananza, pace e silenzio, libri e scrittura di finzione, allontanamento dalla frenesia d’una vita brulicante e consumante (che per ora non rimpiango). Però soffro di una mancanza di focalizzazione, di un centro, e forse anche di un’identità. Vecchie tragedie familiari pesano ancora sulla mia capacità di guardarmi dentro. Non mi conosco fin dove vorrei, e mi sembra di non aver il coraggio di avventurarmici. Non riesco a mostrarmi nemmeno a me stesso.