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L’immagine del
diario che non riesco a tenere (che non sono mai riuscito a tenere, salvo sporadici tentativi) compare ogni volta che parlo di “ritegno”. È un ritegno quello che mi ha impedito di tenere un diario, ed è sempre un ritegno quello che mi ha impedito, per dieci anni, di mettere su carta tentativi e prove di scrittura dopo che il desiderio di fare lo scrittore mi aveva catturato. Ogni persona normale li avrebbe fatti, quei tentativi, io invece no: non lo ritenevo né opportuno né sensato. Questa è una cosa che continua a farmi riflettere.
I “fantasmi” tornano ad aleggiarmi intorno, è vero: e continueranno ancora, non m’illudo di riuscire a liberarmene, ancora. Ci vorrà tempo, credo. La violenza che ho visto fin da piccolo: anelata, dichiarata, minacciata, fra i genitori che si odiavano, mi ha segnato irrimediabilmente. La propensione ad atteggiamenti estremizzati mi ha poi accompagnato nella gioventù, anche nel rapporto con le persone, su cui sfogavo un malessere di fondo di cui ancora oggi mi vergogno. Questi, credo, sono i fantasmi. A cui alla fine s’è aggiunto il macigno, letale e definitivo, conseguente a quell’atto fatale. I fantasmi, dunque, esistono ed esisteranno ancora. E, se l’espiazione è davvero finita, allora bisogna passare alla cura, per fugare i fantasmi e guarire l’anima e il corpo. Ma credo che sarà un processo lungo.

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