Le 120 giornate

 

Salò o le 120 giornate di Sodoma

Da mesi, in pratica dalla scorsa primavera, mi trovo a seguire in maniera quasi maniacale le lotte politiche che stanno devastando la scena mediatica. In Tv le dispute si accendono fin dal mattino, e la sera nei talk show più seguiti ci si azzanna come bestie inferocite. Mi preoccupa constatare come tutto ciò tenda a eccitarmi, a farmi parteggiare e desiderare ogni volta che l’avversario/nemico (per me rappresentato da quelli e quelle che sostengono con la bava alla bocca l’insostenibile) venga abbattuto. In termini metaforici, mi trovo a desiderare di “vedere il sangue”, come nelle antiche arene. Stasera per esempio, al canonico appuntamento del giovedì, mi trovo a immaginare che si daranno botte da orbi, in quest’atmosfera da imminente crollo del regime in stile Salò o le 120 giornate di Sodoma, che quando lo vidi al cinema ero poco più che ragazzino e ci capii poco o niente. Oggi, invece, quel film sembra spaventosamente attuale, come se il genio — forse irripetibile — di Pier Paolo Pasolini avesse prefigurato questo imminente crollo del regime (crollo sostanziale, anche se per assurdo dovesse ancora tenere la maggioranza parlamentare). I geni precorrono, e io continuo a sentire l’atmosfera della nave che affonda.