Grecia!


Da stamattina circola la voce che la Grecia sta per chiedere all’Europa una “ristrutturazione del debito”, e la Borsa — com’era prevedibile — ha cominciato ad affondare, soprattutto con i titoli bancari, che vedono il rischio concreto per gli Istituti di perdere parecchi soldi. Da Atene, naturalmente, negano con forza: ieri il ministro delle Finanze, George Papaconstantinou, ha passato la giornata a inseguire i giornalisti per negare che sia mai stata avanzata questa proposta. Ciononostante, stamattina il quotidiano greco Eleftherotypia ha scritto che il mese scorso il governo greco avrebbe espresso al Fondo Monetario e a Bruxelless la volontà di procedere con la ristrutturazione. Quindi il ministero delle Finanze di Atene è tornato in scena stamattina per smentire nuovamente: “Il ministro lo ha detto fino allo sfinimento, ieri”, ha ripetuto un portavoce, anche lui probabilmente sfinito. Ma il mercato, a  quanto pare, non si fida: il rendimento del titolo di Stato greco a 10 anni sale al 13,68%, mentre quello del titolo a 2 anni è volato al 19%, un dato spaventoso in confronto all’1,5% di soli due anni fa.
Tutto questo sembra confermare che la Grecia, oltre a quello economico-finanziario, ha anche un problema di credibilità. Il mercato sembra addirittura convincersi di un prossimo default del debito pubblico greco: lo indicano il forte calo dei prezzi dei titoli di stato e il contemporaneo aumento dei CDS (Credit Default Swap, una sorta di premio assicurativo contro il fallimento) sul debito sovrano greco. Quando un CDS aumenta, cresce il rischio di default e di insolvenza per l’entità sottostante, in questo caso la Grecia. Il mercato, quindi, è sempre più convinto di un possibile default del debito pubblico greco e di una sua necessaria ristrutturazione: “ristrutturare” il debito significa che, invece di rimborsarne l’intero importo, se ne rimborserà solo una parte. E le spese le faranno i creditori, soprattutto le banche che hanno in portafoglio i titoli di stato greci: molti istituti di credito francesi e tedeschi, ad esempio, sono particolarmente esposti sui titoli di stato greci, irlandesi e portoghesi.
Poi, con tutta probabilità, aumenteranno le speculazioni su Irlanda, Portogallo e Spagna, e forse anche sull’Italia, con ribassi dei prezzi dei titoli di Stato e aumento dei rendimenti per le nuove aste di titoli; e questo avrà conseguenze negative sui bilanci statali, per i maggiori interessi da pagare. Infine, c’è chi paventa una forte discesa dell’Euro, a completare questo delizioso mix esplosivo greco.
Dunque, messi i soldi al sicuro, siamo pronti ad andarci in vacanza.