Il breve e il lungo

ROMA, 20 aprile (Roberto Landucci, Reuters) — Si sposta al Senato il focus sulle leggi che hanno importanti risvolti per i processi a Silvio Berlusconi, con il ddl sul processo breve che ha debuttato oggi in una commissione, mentre un progetto di legge sul “processo lungo” potrebbe arrivare in aula a maggio prima delle elezioni amministrative, arricchito di una norma fatta apposta per congelare il processo sul caso Ruby.
L’iter del disegno di legge sul processo breve, la cui unica norma qualificante è l’accorciamento dei tempi di prescrizione per gli incensurati, è cominciato oggi a palazzo Madama, ma non c’è fretta, ha detto Filippo Berselli del Pdl, presidente della commissione Giustizia, secondo il quale potrebbe rimanere tutto il mese in commissione per andare al voto finale in aula a giugno.
“Non ho nessuna intenzione di restringere il dibattito. Ci sarà dibattito e anche uno scontro politico”, ha detto al termine della seduta di oggi.
Il relatore del provvedimento, Giuseppe Valentino del Pdl, che era stato relatore anche alla prima lettura in Senato, quando il ddl prevedeva che i processi che superavano una certa scadenza temporale si concludessero con il proscioglimento dell’imputato — una norma poi cancellata alla Camera a beneficio della prescrizione breve — ha detto che la decisione su quanto chiudere con il processo breve è soltanto politica.
“Ormai il ddl è ridotto ad un’unica norma, quella che prevede di ridurre da un quarto ad un sesto l’aumento automatico dellla prescrizione. Si potrebbe approvare in un momento”, ha detto.
La nuova prescrizione permetterebbe di accorciare di circa otto mesi la vita del processo Mills, in cui Berlusconi è imputato di corruzione giudiziaria, di fatto estinguendolo prima della sentenza di primo grado.
Allora perché al Senato il processo breve rischia di trascinarsi fino a giugno, allungando i tempi di approvazione?
Oltre ai dubbi del Quirinale, evocati da diversi media, c’è il fatto è che a Palazzo Madama ha già fatto un buon tratto di strada una norma di segno opposto, che allungherebbe i processi anziché abbreviarli, ma che avrebbe il medesimo effetto sul processo Mills.
Si tratta della norma, inserita in un ddl sulle pene detentive, che consente alla difesa di ampliare a piacere le liste dei testimoni e vieta di utilizzare le sentenze definitive di condanna come prova dei fatti in esse accertati.
Anche questa norma, ribattezzata “processo lungo”, andrebbe incontro alle esigenze del premier, perché il processo Mills, a legislazione vigente, si prescrive al più tardi nel febbraio 2012 e con le nuove possibilità dilatorie offerte alla difesa non arriverebbe mai a sentenza.
Le commissioni del Senato hanno già dato via libera a questo progetto e a maggio è il turno dell’aula. “L’esame potrebbe partire subito dopo Pasqua”, ha detto una fonte del Pdl al Senato, anche se la conferenza dei capigruppo non lo ha inserito nel calendario. L’alternativa è votarlo dopo le amministrative di metà mese, ma prima del 31 maggio, quando è stata fissata la nuova udienza del processo Ruby, dove Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile.
Secondo un’altra fonte del Pdl lo staff del premier starebbe valutando la possibilità di aggiungere in corsa a questo ddl sul processo lungo una norma che prevede la sospensione dei processi per tutta la durata del conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale.
Già intitolata “blocca-Ruby” questa disposizione avrebbe in effetti il risultato di sospendere il processo che lo stesso Berlusconi ritiene più infamante, quello dove è accusato di avere fatto sesso a pagamento con una ragazza marocchina minorenne (all’epoca dei fatti) e di avere fatto pressioni sulla Questura di Milano per rilasciarla, dopo che era stata fermata per furto.
La Camera ha sollevato davanti alla Consulta un conflitto di poteri con i pm e il gip di Milano perché non avrebbero avuto competenza sul caso, in quanto l’asserita natura ministeriale del reato di concussione avrebbe comportato l’apertura dell’inchiesta da parte di un altro organo, il tribunale dei ministri.
I giudici di Milano hanno affermato al contrario la loro competenza e finora non sembra che intendano sospendere il processo in attesa della pronuncia della Consulta.
“La norma di cui parlate tanto sui giornali per ora non c’è e ne ho saputo l’esistenza solo dai media”, ha detto ai giornalisti Franco Mugnai, il senatore del Pdl che ha messo la firma sul processo lungo.
La giustizia è da tempo al centro dello scontro politico, dopo le esternazioni di Berlusconi sui magistrati di Milano che cercherebbero di rovesciarlo con l’arma impropria dei quattro processi aperti contro di lui a Milano. E oggi un nuovo vertice nella sua casa romana di Palazzo Grazioli con i capigruppo e i coordinatori del partito affronterà ancora il tema.
Intanto a maggio è previsto l’inizio alla Camera del dibattito sulla riforma costituzionale della giustizia, il disegno di legge “epocale”, come lo ha definito il suo ideatore, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, ma messo in ombra nelle ultime settimane dal proliferare in Parlamento di leggi definite “ad personam” dall’opposizione.