La sconfitta

MILANO, 31 maggio (Reuters)

Mediaset non partecipa al generale rialzo del mercato, colpita delle speculazioni sugli effetti della sonora sconfitta alle elezioni amministrative della coalizione di governo guidata dal primo azionista Silvio Berlusconi.
Già ieri il titolo aveva iniziato a soffrire e alcuni trader avevano collegato il calo all’arrivo dei dati dei ballottaggi che hanno portato il centrosinistra alla vittoria in tutte le principali città coinvolte. Oggi Bernstein ha tagliato il target price a 3,5 da 4,5 euro, mantenendo il giudizio “market-perform”, proprio per i timori legati alle possibili conseguenze sul governo dei risultati di questa consultazione elettorale.
Intorno alle 10,50 il titolo cede lo 0,16% a 3,662, con volumi non particolarmente significativi, unico titolo negativo del FTSEMib, che sale dell’1,7%. I media europei avanzano dello 0,5%.
“L’ultimo round elettorale ha inferto un duro colpo alla coalizione di centrodestra” e la sopravvivenza del governo diventa più difficile, commenta in una nota Bernstein che non esclude nei prossimi mesi un nuovo governo con la stessa maggioranza o elezioni anticipate. Sottolineando che si tratta di un ragionamento “prematuro e speculativo”, il broker spiega che “un cambio di governo potrebbe essere molto dannoso per gli investitori di Mediaset”.
A dimostrazione porta l’esempio del passato: tra aprile 2006 e aprile 2008, quando Berlusconi era all’opposizione, Mediaset ha sottoperformato l’indice MSCI Europe del 36%, anche se il titolo ha iniziato a recuperare qualche mese prima di aprile per il sentore di un nuovo cambio di maggioranza; fino a dicembre 2007 ha sottoperformato l’indice del 47%.
Così – prosegue Bernstein – da novembre 2010, in coincidenza con una maggiore instabilità politica, Mediaset ha sottoperformato l’indice del 31% (anche per l’andamento di Mediaset Espana) “e potrebbe scendere ancora molto se tornasse al governo la coalizione di centrosinistra”. Secondo l’analista infatti “in questo caso una legge che punti a ridurre il potere di mercato di Mediaset è più probabile che in passato”, a causa di un maggior peso nel centrosinistra di partiti più agguerriti contro Berlusconi, di un inasprimento dei toni del dibattito politico che potrebbe indurre gli avversari a ridurre il peso dei media di Berlusconi e anche perchè una parte della stampa che appoggia il centrosinistra potrebbe chiedere un bilanciamento delle risorse pubblicitarie ora fortemente concentrate sulla Tv. Questo si tradurrebbe in un “significativo calo di ricavi e utili” per il gruppo di Cologno Monzese. “Se solo passasse una delle tre proposte del disegno di legge del centrosinistra del 2007, costerebbe a Mediaset almeno 800 milioni di ricavi (in meno) nel 2011”, dice la nota.
La bozza Gentiloni, mai approvata, prevedeva un tetto del 45% dei ricavi pubblicitari per i broadcaster, un massimo di due canali nazionali analogici per gruppo e il calcolo delle telepromozioni nel minutaggio della pubblicità. “La seconda proposta è ormai obsoleta alla luce dello switchoff”, dice Bernstein, ma “la prima avrebbe un impatto consistente”: i ricavi pubblicitari di Mediaset nel 2010, pari a 2,8 miliardi, corrispondono al 63% del mercato pubblicitario della Tv; togliere il 28% sarebbe pari a 800 milioni, calcola lo studio che ipotizza, per rispettare il limite, la cessione di almeno uno dei tre maggiori canali Mediaset. “Tutto questo è molto prematuro e speculativo, ma gli investitori devono stare attenti a un titolo che è molto dipendente dalle fortune politiche, giudiziarie e personali di un solo uomo”, conclude lo studio.