la notte


L’altra sera mi son sentito proprio male, lo confesso. Ieri invece ho tenuto abbastanza, nonostante il debito di sonno, anche perché nella semioscurità mi sono appisolato pesantemente sulla poltrona che tengo di sotto, vicino a questa scrivania. E’ una poltrona sulla quale è rischiosissimo sedersi, perché generalmente ci si perdono i sensi per almeno un’oretta (chi l’ha provata lo sa). Mi son risvegliato di colpo, per il telefono che squillava, con un intontimento pesante come piombo. Riprendere a muovermi per prepararmi per la notte è stata un’impresa. Qui la notte è buia, tranne quando c’è la luna (in quei casi la luminosità è stupefacente), e intorno solo i piccoli suoni della vita selvatica. La porta di casa, quella principale, non è mai chiusa a chiave: sarebbe troppo rischioso, perché se poi uscissi da quella di sotto e questa mi si chiudesse inavvertitamente alle spalle, sarei fregato. Dunque, c’è una semplice porta-finestra che si apre girando la maniglia, quindi qualunque “malintenzionato” potrebbe entrare e sorprendermi nel sonno. Metto le virgolette per sottolineare l’inconsistenza della definizione, visto che qui è impossibile che vita umana si aggiri nel buio, trattandosi di aree collinose semiboschive, con terreno poco amichevole se non accidentato e pericoloso, e radi abitanti poco abbienti se non poveri tout court — anche se son convinto che molti nascondano banconote sotto il classico mattone o nel materasso. E poi si sveglierebbero prima gli animali, da cortile, da stalla, da guardia: qui sono più numerosi degli umani. Dunque, niente malintenzionati qui, neanche a pagarli.

 

Annunci