Carramba


Il sogno di stanotte — o meglio, quello del mattino, visto che si ricordano sempre i sogni più recenti — è stato abbastanza ordinario. Sono in auto, la mia utilitaria piccola e scattante: qualcuno sulla strada va troppo lento e io lo sorpasso con un movimento secco e deciso. Ma ci sono i carabinieri, che mi fermano subito. Io scendo, mi rivolgo a loro amichevolmente e guardo le loro facce, che a loro volta si guardano con aria “possibilista”, del tipo: “siamo indulgenti, via”. Del resto sono uno del luogo, sono innocuo e non minaccio gli equilibri della comunità, e nell’auto irregolarità non ce ne sono. Ma a quel punto i carabinieri sulla strada diventano un consesso di militi non più in comune uniforme, assumono l’aria di essere graduati, e mi ascoltano attenti mentre espongo loro certi argomenti, che quando mi son svegliato mi apparivano ben chiari, ma ora che scrivo lo sono molto meno, anzi sono svaporati e non li acchiappo più. Ricordo però che argomentavo in maniera assertiva e convinta, forse convincente, fino al punto in cui la voce mi si affievolì fin quasi a spegnersi, non mi usciva se non bassissima, e l’uditorio faticava a comprendere. Mi accade spesso, di perdere la voce nel sogno, proprio quando si avvicina il momento del risveglio.

 

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