Il cane


Stamattina, quando ho aperto gli occhi — alle sei e un quarto, probabilmente per lo stimolo di andare in bagno — ho sentito il cane abbaiare: sapevo che era fuori da prima della mezzanotte, quindi probabilmente chiedeva di rientrare. Sono uscito così com’ero, in pigiama, e fortunatamente non faceva freddo, c’era solo una pioggerella appena palpabile. Ma il cane non era al di là del cancello come mi aspettavo, evidentemente vagava nelle vicinanze, così ho dovuto chiamarlo finché è arrivato di corsa dalla salita ed è entrato tutto eccitato per la sua bravata notturna, come se si aspettasse i complimenti: un cane notturno e femminiere, benché anziano, fiero delle sue trasgressioni. Un cane scemo, sono solito aggiungere io. Dopo sono tornato a letto pensando di potermi riaddormentare, ma i pensieri erano tanti e il cervello s’è messo a lavorare, visto che non gli si possono metter le briglie (salvo particolari tecniche di rilassamento che ancora non conosco). Così, mi trovo di nuovo in debito di sonno. Spero di riuscire una buona volta a imboccarlo, questo ciclo virtuoso, fatto di molte ore di sonno e addormentarsi presto e svegliarsi presto: sono mesi che ci lavoro senza successo.