L’artista moderno. 2

Il pittore, dicevamo, si sente quindi, secondo Klee, «parte della natura nell’area della natura». Il medesimo tema ritorna nell’Esthéthique généralisée di Roger Caillois, a proposito dell’esperienza della bellezza: «Le strutture naturali costituiscono i punto di partenza e il riferimento ultimo di qualsiasi bellezza immaginabile, benché la bellezza sia apprezzamento umano. Ma poiché l’uomo stesso appartiene alla natura, il cerchio si richiude facilmente e il sentimento della bellezza provato dall’uomo non fa che riflettere la sua condizione di essere vivente e di parte integrante dell’universo. Ciò non significa che la natura sia modello dell’arte, ma piuttosto che l’arte costituisce un caso particolare di natura, quello che si realizza quando il procedimento estetico passa attraverso l’istanza supplementare del disegno e dell’esecuzione».
Il processo artistico e il processo creatore della natura condividono la capacità di rendere visibili, di far apparire le cose. Merleau-Ponty ha insistito molto su questa idea: la linea «non imita più il visibile, ma “rende visibile”, traccia lo schizzo tridimensionale di una genesi delle cose». Il quadro mostra come le cose si fanno cose e il mondo si fa mondo, come la montagna si fa montagna ai nostri occhi. La pittura ci fa percepire la presenza delle cose, il fatto che le cose ci sono. «Quando Cézanne cerca la profondità, egli cerca questa deflagrazione dell’Essere».
L’esperienza della pittura moderna ci permette quindi di intravedere, in un modo che, in ultima analisi, è filosofico, il miracolo stesso della percezione che ci rivela il mondo. Questo miracolo, però, è percepito soltanto grazie a una riflessione sulla percezione, a una conversione dell’attenzione, attraverso le quali noi cambiamo il nostro rapporto con il mondo, ci stupiamo del mondo, rompiamo «la nostra familiarità con esso, e questa rottura ci insegna soltanto lo scaturire immotivato del mondo». Vediamo allora, in qualche modo, il mondo apparire ai nostri occhi per la prima volta.

Pierre Hadot, Esercizi spirituali e filosofia antica, Einaudi, Torino 2005, pp. 185-186.

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