Ah, si?

Tanto per essere chiari, non era vero che la crisi “era finita” e che noi “ne eravamo usciti meglio di altri”. Secondo gli specialisti, i nostri conti non erano affatto “in ordine” o “in sicurezza”, come ha sempre dichiarato il ministro dell’Economia. Con un rapporto fra debito pubblico e PIL (prodotto interno lordo) pari al 120%, i nostri conti non sono affatto a posto. E non si può dire di aver operato bene, se dal 2007 al 2011 questo rapporto da noi è passato dal 108% al 120%, anche se in Germania è passato dal 60% all’87% e negli USA dal 68% al 100%. Il fatto che il debito sia cresciuto anche da loro non può farci star meglio, poiché lì oggi sta pesando una situazione che prima era sostenibile, mentre da noi è divenuta insostenibile una situazione che era già critica.
Di fatto, Germania e USA sono due colossi che continuano a raccogliere la fiducia degli investitori mondiali: se anche loro, per tentare (non si sa quanto efficacemente) di stimolare l’economia e di salvare le banche dal fallimento, hanno aumentato enormemente le loro emissioni di titoli pubblici, ciò non toglie che molti investitori hanno preferito disfarsi dei titoli dei Paesi che non hanno la credibilità di questi due colossi, provocando sul mercato una dura “selezione naturale” degli emittenti, nonché il decollo dei tassi d’interesse a carico di quelli (come noi) ritenuti “più rischiosi”. Il mercato, si sa, non guarda in faccia a nessuno. Tanto per essere chiari.