Ah, si? (3)

Tanto per essere chiari, quella che è stata definita come “la risposta del governo alla speculazione”, ossia la manovra di ferragosto, che dovrebbe riportare il bilancio in pareggio a fine 2013, in realtà dicono che sia una toppa peggiore del buco. Non è servita a rallentare la fuga dall’Italia degli investitori stranieri, che stanno continuando a vendere alla Banca Centrale Europea i nostri titoli di Stato, mantenendo il famigerato spread a livelli elevati. Ha tutta l’aria di essere una falsa soluzione, poiché gran parte delle risorse indicate per raggiungere il pareggio di bilancio sono indeterminate e ipotetiche. Quasi metà del gettito dovrebbe arrivare in parte dalla lotta all’evasione fiscale, il cui ammontare — com’è intuibile — non si può determinare a priori, e in parte dalla fantomatica “riforma del fisco” calendarizzata per il prossimo anno, talmente incerta che in pratica potrebbe anche non arrivare. In tal caso, verrebbe usata l’accetta indiscriminatamente, tagliando il 20% delle agevolazioni fiscali per i meno abbienti.
Come se non bastasse, tutti i calcoli dei saldi da raggiungere si basano sulle previsioni di crescita del PIL (prodotto interno lordo) fatte dal Governo nel cosiddetto Documento di Economia e Finanza presentato in aprile, il quale ipotizza una crescita del +1.1% per il 2011, +1.3% per il 2012, +1.5% per il 2013. Queste stime, già ottimistiche, sono poi state letteralmente travolte dal peggioramento dello scenario economico di quest’estate. Così gli istituti di ricerca hanno tagliato le stime di circa metà, prevedendo mediamente una crescita intorno a +0,6% per il 2011 e +0,2% per il 2012, e spingendo il Governo ad abbassare le previsioni di crescita, senza però che i saldi della manovra possano essere modificati. Se a questi errori di stima del Governo andiamo ad aggiungere gli effetti pesantemente recessivi che avranno le due manovre di luglio e agosto, il cui impatto si vedrà a partire dal prossimo anno, oltre al naturale rallentamento delle economie occidentali, è facile ipotizzare una discreta recessione  per il 2012, e forse anche per il 2013, con la conseguente riduzione del gettito fiscale (già sovrastimato) e la necessità di adottare misure straordinarie diammortizzazione sociale che vanificheranno una parte dei tagli. Aggiungiamo infine i maggiori tassi di interesse sul debito pubblico che l’aumento del famigerato spread comporterà. Il risultato non può che essere la semplice impossibilità di raggiungere il pareggio di bilancio, se non si adotteranno ulteriori manovre economiche a partire dal prossimo anno. Tanto per essere chiari.