Ah, sì? (4)

Da tutte le parti, ormai, si afferma che bisogna togliere l’attuale Premier dalla scena politica al più presto. Per motivi innanzitutto economici, sia chiaro: quello che per un ventennio è stato il condottiero dell’Italia ha perso da tempo ogni minima credibilità sia nel consesso politico sia nei mercati; anzi, c’è chi lo definisce un Re Mida alla rovescia, che trasforma in strame tutto quel che tocca. Dunque, è verosimile che la sua completa uscita di scena comporterebbe non solo un istantaneo abbassamento di un centinaio di punti base dello spread col Bund tedesco, ma anche un rialzo di borsa memorabile. Al punto che chi sapesse in anticipo l’annuncio delle dimissioni del capo del governo, dovrebbe correre ad acquistare azioni nel listino principale. Poi, però, servirebbe subito un governo tecnico, non le elezioni anticipate: un nuovo esecutivo appoggiato da gran parte delle forze politiche, come quelli di Ciampi e Dini degli anni ’90. Un governo che metta mano alla legge elettorale Porcellum, per ridare a tutti la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, e che tagli per davvero i costi della politica: ossia riduzione dei parlamentari e di tutte le assemblee elettive locali; eliminazione delle provincie; dimezzamento della paga dei parlamentari e delle cariche istituzionali, cancellando quasi tutte le numerose indennità che ingrossano il compenso complessivo; infine, eliminazione dell’osceno “vitalizio” di fine mandato. Ma queste cose ormai le sanno tutti, quindi che le dico a fare?