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Pensa che per uscire dal portone dell’università ho dovuto letteralmente scavalcare (cioè proprio scavalcare) i corpi seminudi (cioè proprio seminudi) di punkabbestia stravaccati esattamente davanti alla porta, con i loro cagnacci enormi senza museruola né guinzaglio e le loro bottigliacce di birra per non parlare di altro. E poi ho attraversato un eguale (ma molto piu compatto) tappeto umano (“umano” è dire tanto) in piazza Verdi, con questa gentaglia che allunga le manacce e dice volgarità solo perché una poveretta non può difendersi (ed è meglio che non ci provi nonostante vorrei tirargli un libro in testa); e questo mi offende. E se per caso all’università dovessi andare in bagno? Non posso perché ci trovo quegli stessi esemplari di sottouomini che ci fanno i loro comodi. Questo degrado che attraverso fisicamente quasi ogni giorno mi deprime profondissimamente, è una realtà orribile, sotto tutti i punti di vista. Orribile per me e anche per quella gente, anche se forse non se ne rende conto. Poi esco di lì e mi ritrovo travolta dal traffico e dalla puzza. Insomma tutto ciò non fa per me, io non c’entro niente con questo schifo, non condivido nulla di ciò che vi sta alla base eppure devo conviverci… E certe volte mi pesa più del solito… Altro che civiltà e progresso!
Bene, dopo questo sfogo, dico: meno male che nonostante l’abbrutimento in cui vivo tu mi vedi così “bella” e positiva… Capirai che essendo questa la mia realtà io penso a te come in un quadro idilliaco, tra colline, fronde mosse dal vento e usignoli; e la cosa mi rincuora.