Wu Ming, Twitter e le nuove proscrizioni

Dal momento che, come scrivono, «se la parola fugge in avanti prima che si formi il pensiero … fatalmente si tira fuori il peggio» i Wu Ming farebbero bene a riflettere sul peggio che viene fuori anche dalla loro penna e dalle bombolette spray di chi partecipa ai cortei anti-Tav. Questo giornale ha già scritto cosa pensa degli arresti e anche cosa pensa del silenzio della sinistra di fronte agli arresti. Ma fare i nomi e i cognomi di un giornalista che come tutti i giornalisti può anche sbagliare, personalizzando un conflitto che non ha niente di personale ed esponendo una persona a una visibilità accecante, non ci sembra davvero un passo in avanti (su Indymedia Lombardia una discussione ha questo titolo: Il giornalista di cui è meglio non fare il nome «è ancora vivo»).
Come non ci sembra affatto astuto concludere che la moltiplicazione degli utenti di Twitter comprometta la possibilità di usarne le potenzialità. Naturalmente i Wu Ming sono liberissimi di non usarlo affatto, Twitter, visto che sono «molto  scoglionati» dal fatto che non riescono a controllarlo. Ma si da il caso che la forza di Twitter è data proprio dal fatto che nessuno riesce a controllarlo. Né i Wu Ming. Né i Mubarak sparsi per il mondo nella catena di comando.

http://www.glialtrionline.it/home/2012/01/30/wu-ming-twitter-e-le-nuove-proscrizioni