Rcs alla resa dei conti

Secondo gli analisti, il gruppo Rcs (Rizzoli-Corriere della Sera) si troverebbe alle strette.
Le prospettive per la raccolta pubblicitaria, in Italia e Spagna, sono negative, e il debito complessivo raggiunge quasi 1 miliardo di euro. Rcs, dunque, non avrebbe molte scelte: secondo molti ci vorrebbero “Un aumento di capitale o dismissioni significative. Altrimenti non ha più senso investire in questa società”.
Ma prendere decisioni radicali non è facile, a giudicare dalle spaccature all’interno dell’azionariato, soprattutto nel “patto di sindacato” che controlla il 64% del capitale.
Secondo le stime raccolte tra gli analisti (prima dell’imminente pubblicazione dei dati ufficiali), il 2011 dovrebbe chiudersi con i ricavi a circa 2,08 miliardi — in calo del 7% — e un Ebitda intorno ai 160-165 milioni, dai quasi 200 dell’anno precedente. E le prospettive non sono buone neanche per il 2012, perché il mercato pubblicitario resta “estremamente negativo sia in Italia che in Spagna”, come dice Mediobanca.
Il problema dell’enorme indebitamento netto, a quanto dicono, non può essere rinviato troppo. Sono principalmente linee di credito che godono di tassi molto più bassi della media di mercato: visto che scadono a fine 2013, sarà difficile poterle rifinanziare alle stesse condizioni vantaggiose (nonostante gli stretti legami tra Rcs e banche), quindi ci si dovrà porre il problema della sostenibilità del debito.

Dunque, l’ipotesi della ricapitalizzazione si sta facendo strada, anche per colpa della probabile svalutazione delle attività spagnole (leggi: Unidad Editorial), che potrebbe aggirarsi intorno ai 300 milioni di euro, e rischierebbe di intaccare la patrimonializzazione del gruppo. Queste svalutazioni non sarebbero tali da imporre per legge un aumento di capitale, e potrebbero anche esser compensate dalle riserve; ma  — secondo l’opinione corrente — la via migliore per ridurre il debito e ribilanciare una struttura finanziaria sotto pressione sarebbe l’aumento di capitale, tenuto conto che, coi tempi che corrono, potrebbe risultar difficile realizzare la vendita degli asset (proprietà varie) per fare cassa.
Una ricapitalizzazione, fra l’altro, permetterebbe di rafforzare quei soci che sono in grado di tirar fuori i soldi, a scapito di quelli che non se lo possono permettere, ridisegnando così — o consolidando — la struttura e i rapporti di forza dentro l’azionariato. Ma, secondo indiscrezioni, pochi sarebbero disposti ad aprire il portafoglio, coi tempi che corrono.

Certa è l’intenzione di Rcs di vendere la casa editrice francese Flammarion, alla quale sarebbero interessati Gallimard, Editis e La Martinière. Ma non si sa quanto ci vorrà, dato lo scarso accordo fra i soci sia sulle dismissioni, sia sulla Francia, e anche sul quartier generale nel centro di Milano — nella mitica via Solferino — con gli immobili adiacenti.
I tempi cambiano, i miti e i colossi pure: nulla sfugge.

 

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