Il “servilismo” italiano e il ’68

(Da: “Il manifesto” del 13-05-2011)

È un fatto difficilmente contestabile che, attualmente, le leve del potere dell’industria culturale stiano tutte in mano a (tardi) esponenti della «generazione ribelle», equamente distribuiti fra «destra» e «sinistra». L’editoria più importante non pubblica se non ciò che si richiama alla loro costellazione valoriale. In televisione, occupano la scena come anchor-men (o women) o come ospiti dotati di diritto di parola. Beninteso, qualche spazio letterario o qualche comparsata televisiva si concede anche agli extranei, ma a condizione che i beneficati non pretendano di obiettare all’idealismo (in senso gnoseologico) dei depositari del logos.
Dal punto di vista economico e politico la situazione non è differente. Anagraficamente parlando, infatti, le leve del comando stanno in mano ai baby-boomers: sono statisti, dirigenti d’impresa, leader sindacali et hoc genus omne. E anche qui l’accesso dei più giovani ai gradini più elevati della piramide sociale avviene rigorosamente per cooptazione: una cooptazione che, manco a dirlo, presuppone l’adesione incondizionata ai valori di riferimento dei «padri» (e delle «madri»).

Leggi tutto in:
http://valterbinaghi.wordpress.com/2012/01/31/il-servilismo-italiano-e-il-68-di-luigi-cavallaro/