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Sai che ieri avevo una fame che dopo cena ho anche mangiato un gelatone? Saranno tutte le energie spese! Poi, durante il viaggio ho letto un po’ di Peanuts (grazie di avermeli regalati!) e in certi punti Charlie Brown mi ha ricordato te, perché si sentiva solo e inadeguato ed era emarginato dagli altri bambini ed era molto triste. Ma in realtà è, come sappiamo, il più simpatico! Dico questo perché ho anche letto le tue lettere (sì, mi hai tenuto compagnia per tutto il viaggio e anche ora perché sto ascoltando un tuo cd). Allora, quella dell’altro ieri… credo di averla letta cinque o sei volte di seguito! Sono felice che ti abbia tanto colpito quella mia espressione, perché… è proprio così, lo penso sul serio, ed è bellissimo. E poi è vero, me lo dico anch’io: i messaggini possono essere “banali”, devono essere brevi e sembra che ripetano sempre le stesse cose ma in realtà lì ci sono le nostre parole, che non sono mai buttate a caso, ed è un modo per sentirsi vicini… La seconda lettera è quella del pessimismo, e anche lei nella sua “negatività” è bellissima. Sono felice che tu mi scriva quando sei triste perché voglio esserti vicina sempre, e soprattutto in quei momenti. Riguardo all’inutilità dello scrivere, be’, è un discorso sensato il tuo e lo capisco benissimo. Non è certo piacevole fare tanta fatica e vedere che ben pochi riescono a sapere della sua esistenza e a leggerti. Però, intanto non è facile prevedere certi meccanismi: ci sono romanzi che quando escono non se ne accorge nessuno, magari dopo alcuni anni vengono “scoperti” e improvvisamente prendono il volo. Questa possibilità può sempre esserci. L’idea di quello che dovresti scrivere adesso mi sembra accattivante: c’è l’erudizione ma anche azione e intrigo, oltre che quel pizzico di misterioso esoterismo che è sempre suggestivo. E anche il campo della letteratura per ragazzi potrebbe funzionare. Insomma, secondo me non è vero che non ne vale la pena. La mia teoria nella vita è che uno deve sforzarsi senza tirare troppo la corda, soprattutto quando non si tratta di cose “vitali”. Cioè, puoi vivere anche senza scrivere romanzi, anche se scriverli, pubblicarli e magari avere successo è una prospettiva allettante, perciò secondo me vale la pena. Ma se scrivere romanzi diventasse solo un obbligo soffocante che ti provocasse malessere, puoi anche fermarti, almeno per un po’, finché non ti senti eventualmente pronto per ricominciare. Non chiederti troppo ma non essere neanche troppo arrendevole. Invece concordo in pieno con l’ultima parte della lettera, in cui dici che vorresti scrivere d’amore! Potresti benissimo cimentarti in un romanzo “rosa” ed essere quell’anello di congiunzione tra Dostoevskij e Danielle Steel (scherzo!).