Gli insulti a Piergiorgio Odifreddi


Il 19 agosto 2011, nel blog della sedicente Lara Manni — che, secondo molti, sarebbe in realtà la famigerata blogger di Kataweb celata dietro un nome d’arte — è comparso questo post, di cui riportiamo la frase iniziale e quella finale:

Per esempio, mi piacerebbe molto che Piergiorgio Odifreddi dedicasse una mezz’ora del proprio tempo a leggere lo straordinario racconto di Stephen King che appare, nella traduzione di Wu Ming 1, sul numero di Internazionale in edicola oggi.

[…]

Se Odifreddi non dovesse leggerlo, pazienza. Leggetelo voi. E’ una grande, preziosa, lezione di scrittura (e di umanità, senza la quale, temo, la scrittura è ancora più impotente).


Nei commenti seguiti al post, un sedicente Wu Ming 4 si esibisce in una serie di insulti e invettive contro il matematico Piergiorgio Odifreddi:

Anonimo Dice:
agosto 19, 2011 alle 9:16 pm | Replica
Concordo con Francesca 3176.

Odifreddi è una macchietta malriuscita con cui a mio avviso è del tutto inutile confrontarsi, perché, come dicono a Roma, “Je rimbalza”. Le critiche che muove agli unici scrittori di fantastico che ha sentito nominare, sono le stesse che al primo – Tolkien – venivano mosse cinquant’anni fa e alla seconda – Rowling – vengono mosse oggi (dalla Chiesa, per altro, a dimostrazione che un anticlericale può essere bacchettone quanto e più di un prete).
Per altro mi domando se Odifreddi abbia figli. Da quello che scrive mi viene da pensare che o non ne ha o non ci trascorre abbastanza tempo insieme. Altrimenti saprebbe che i bambini sanno perfettamente distinguere tra realtà e fantasia. Anzi, direi che è una delle loro occupazioni maggiori, chiedere a proposito delle cose che osservano o vengono loro raccontate: “Ma esiste?”. L’altra cosa che i bambini imparano è ad avere paura anche di ciò che non esiste concretamente. Imparano cioè quale straordinario potere abbia su di noi l’immaginazione fantastica. Un bambino sa perfettamente che i mostri delle favole non esistono nella forma in cui ci vengono presentati, ma tuttavia temono che si annidino negli angoli bui di un appartamento. E’ una lezione di vita che poi molti, crescendo, e divenendo magari adulti ottusi e spocchiosi come Odifreddi, dimenticano. Perché, sì, è vero che la poesia e la letteratura, e l’arte in generale, non cambiano niente, ma allo stesso tempo ci raccontano cose indispensabili su noi stessi, e lo fanno da sempre. Per altro le prime conoscenze che gli esseri umani hanno elaborato del mondo circostante, tramandandole ai posteri, sono state assimilate nel linguaggio poetico, letterario, artistico, nonché magico, prima che esso venisse disgiunto da quello scientifico.
Non solo. Come dice King, il grande vuoto da cui veniamo e in cui andiamo a finire, vale a dire l’infinito spazio e l’infinito tempo prima e dopo di noi, rimangono questione aperta. E’ qualcosa sulla quale si possono spendere parecchie ipotesi scientifiche, ma queste non saranno certo più esperibili e comprensibili da un mortale di una narrazione teologica o fantastica. Ci vuole comunque una bella fantasia perché un essere finito riesca a relazionarsi all’infinito, a prescindere da quale narrazione o linguaggio si scelga di adottare. E il mio presentimento è che uno scienziato con scarsa fantasia difficilmente sia un buono scienziato.
Infine. Il tanto odiato Tolkien, che di figli ne ha avuti quattro, ricordava come insieme a “E’ vero?”, la domanda che un bambino rivolge più spesso a un adulto di cui si fida sia: “E’ buono o cattivo?”. Una questioncina che la migliore letteratura non smette di affrontare, a fronte della tentazione che a volte la scienza ha di bypassare il problema in nome di un’idea astorica di progresso. E finisce che la bomba atomica che hai dimostrato di saper costruire qualcuno poi la sgancia in testa a qualcun altro. Perché c’è sempre di mezzo la storia, la guerra, la nostra idea di bene e di male, le nostre visioni del mondo, e tutte quelle cose che la buona letteratura di solito ci racconta.

Wu Ming 4 Dice:
agosto 19, 2011 alle 9:24 pm | Replica
Sorry, l’anonimo sono io…

[…]

Wu Ming 4 Dice:
agosto 21, 2011 alle 3:50 pm | Replica @ paperinoramone
Be’, veramente Odiffeddi scrive cazzate anche sul movimento No TAV: tratta i valsusini come una massa di baluba retrogradi e refrattari al progresso… Cioè praticamente spara giudizi sommari su cose di cui non sa nulla (non proprio un atteggiamento scientifico o wittegensteiniano, direi), per di più in nome di un’idea di progresso che potrebbe datare più o meno a centocinquant’anni fa. Tanto per dire, sul suo blog ha sostenuto che tutto sommato non ci sarebbe nulla di male nel fatto che gli Egiziani decidessero di tirare giù le piramidi per erigere dighe sul Nilo, se questo portasse a un incremento della produzione energetica necessaria al paese.
Ma per restare al tema in questione, nel brano che citi, Odifreddi è disposto a riconoscere il fantastico che c’è nella filosofia e nella scienza… Benissimo. Perché nella letteratura no, allora? Perché quello non va bene? Perché non è al servizio della conoscenza oggettiva del reale? Ma se, come giustamente dici tu stesso, non è questione di fare a gara tra chi descrive meglio il reale, allora perché Odifreddi invece ci tiene tanto a correrla questa gara? E’ evidente che se uno è elastico sulla sua materia e pregiudiziale sulla materia altrui, un problema di serietà deontologica io glielo pongo. Poi, non avendo letto i suoi libri, non ho nulla da dire sulla sua attività di divulgatore della propria materia. Per quanto ne so potrebbero anche essere dei capolavori. Che temo non leggerò.

Wu Ming 4 Dice:
agosto 21, 2011 alle 4:02 pm | Replica Post Scriptum per i cultori tolkieniani in ascolto: chi ragiona come Odifreddi mi fa venire in mente il personaggio di Nokes in “Fabbro di Wootton Major”, che non ha alcun “rispetto per Feeria né un briciolo di buone maniere”. Quando si trova davanti al Re di Feeria, l’obeso Nokes rifiuta di riconoscerlo, lo schernisce e gli dice che se con un colpo di bacchetta magica riuscisse a farlo dimagrire, allora sì che si farebbe una mgliore opinione di ciò che viene detto fatato (ma potremmo anche dire del “fantastico”, in questo caso). Allora il Re di Feeria si arrabbia e si mostra in tutta la sua potenza, facendo cagare sotto il vecchio e grasso Nokes. Ovviamente, la mente razionalista di Nokes rimuove l’evento, e lo relega a un semplice brutto sogno, cioè una manifestazione inconscia. Ma questa paura che gli cova dentro si dimostra talmente forte che Nokes inizia a mangiare meno, dimagrisce, recupera la capacità motoria, riprende una vita sociale, campa fino a cent’anni… “Ma fino all’ultimo anno lo si poteva udir dire, a chiunque fosse disposto a prestargli orecchio: – Preoccupante, se volete; e comunque, uno stupido sogno, a ben pensarci. Re di Feeria! Ma se non aveva neppure la bacchetta magica! E se uno smette di mangiare, bene, dimagrisce. Perfettamente naturale, no? In questo, niente di strano, nessuna magia”. Infatti.

[…]

Wu Ming 4 Dice:
agosto 21, 2011 alle 5:50 pm | Replica
@ paperinoramone
Il problema è che mettendo da parte quello che Odifreddi pensa di Tolkien e Rowling – chissenefrega in effetti – è proprio quello che scrive sui lettori/spettatori a essere inacettabile, oltreché indimostrabile. Con tutto il rispetto per l’acume che Odifreddi può avere espresso in altri frangenti e testi a me ignoti, l’articolo riportato da Lara Manni nel post precedente è un’accozzaglia di luoghi comuni contro le serie televisive, le saghe cinematografiche fantastiche, le narrazioni in genere. Le storie ci travierebbero fin da bambini facendoci perdere il senso della realtà. Ma dico: scherziamo? Ma davvero si possono scrivere queste banalità da realismo socialista zdanoviano nel 2011? Dice bene Tuco, qui sopra, che come al solito riesce a cogliere con un’immagine il succo di un discorso: gli imam della verità dimostrata fanno a gara con gli imam della verità rivelata a chi tira più bacchettate contro la decadenza dei tempi presenti.
Quindi se Star Wars e Harry Potter plagiano le giovani menti dei nostri figli (mentre le polveri sottili prodotte dal trapanamento decennale e inutile di una montagna invece fanno loro benissimo, anzi è tutto progresso…) dovremmo far leggere loro trattati filosofici, manuali scentifici o cosa? Direi che Lara ha colto perfettamente i termini dell’equivoco odifreddiano: quello tra una solida formazione intellettuale e una buona formazione/educazione per la persona che quella corazza poi dovrà portarsi in giro. E, sempre con tutto il rispetto per l’uomo di scienza, direi che siamo un po’ all’ABC…

http://laramanni.wordpress.com/2011/08/19/la-poesia-non-muta-nulla/#comments


Leggendo quanto sopra, una cosa appare evidente.
Se la fantomatica Lara Manni fosse davvero la famigerata blogger di Kataweb, allora quest’ultima seguirebbe un doppio binario: mentre è dichiaratamente contraria — come si è osservato qui — alle forme di satira ritenute offensive o “non appropriate”, sarebbe invece favorevole agli insulti e alle invettive espressi in via diretta, che in questo caso avrebbe addirittura stimolato e assecondato.

L’intera pagina web contenente il post e i commenti in discorso è stata salvata in un apposito file, nel caso i suoi contenuti venissero successivamente alterati o cancellati. Ciò anche in vista di eventuali segnalazioni all’interessato, oggetto degli insulti e delle invettive.