Corte tedesca

La settimana scorsa la Corte Costituzionale tedesca si è pronunciata sulla legittimità dell’Esm, il fondo permanente di soccorso ai Paesi in difficoltà della zona Euro. Come avevamo segnalato, la prevedibile sentenza di via libera sarebbe stata – altrettanto prevedibilmente – integrata con prescrizioni in grado di limitare l’operatività dei governi e dei parlamenti in tema di salvataggi. E così è stato.

Dando il loro assenso, i giudici costituzionali tedeschi si sono dunque allineati alle aspettative dei mercati e hanno consentito la partenza ufficiale del fondo Esm. Ma il dispositivo della sentenza, purtroppo, ha posto alcuni “paletti” che da molti vengono considerati assurdi. La prima condizione, che è ovvia, stabilisce che ulteriori impegni, che superino quelli già presi dalla Germania, dovranno essere approvati dal Parlamento. Ma la seconda condizione fissa in 190 miliardi – che equivale alla somma già impegnata – il tetto massimo di partecipazione della Germania al fondo Esm, il superamento del quale metterebbe in discussione la sovranità tedesca.

Cosa significa questo? Che, se venisse superata la sua attuale dotazione complessiva di 700 miliardi di euro (somma che non basterà a salvare la Spagna e l’Italia), il Fondo Esm in pratica non verrebbe rifinanziato. Questo dimostra quanto poco importi alla Germania – a dispetto delle recenti dichiarazioni positive di Angela Merkel – realizzare quell’unione politica dell’Europa da molti invocata: come dire che, se la trasformazione dell’Europa in una Federazione di Stati dovesse costare loro più di 190 miliardi, i tedeschi non ne vogliono sapere. E il colmo è che i mercati, all’indomani della pronuncia della Corte tedesca, hanno festeggiato.