La Sette


Della vendita di Telecom Italia Media, la società che possiede la rete televisiva La7, si parla da tempo: è stata messa ufficialmente sul mercato da maggio, da quando la controllante Telecom Italia ha dato l’incarico a due banche d’affari di cercare partner o compratori. L’asta si dovrebbe chiudere il 24 settembre: questa settimana i quotidiani parlavano di una dozzina di soggetti in lizza, mentre ora pare siano dimezzati. L’elenco dei pretendenti si è allungato e accorciato molte volte, negli ultimi mesi, e a ogni nuovo ingresso ha fatto seguito un violento rialzo del titolo in Borsa, con un successivo ripiegamento. 

I due pezzi grossi Mediaset e Sky hanno appena comunicato che non sono interessati alla società, mentre Fastweb ha precisato di non aver mai avuto intenzione di presentare un’offerta. Per ultimo, anche Tarak Ben Ammar, il noto imprenditore televisivo tunisino, ha negato di essere mai stato tra i pretendenti. Non c’è da stupirsi: a dispetto della grande risonanza ottenuta sulla stampa, la realtà espressa dai fondamentali economici della società è ben più modesta. Ai prezzi di oggi, Telecom Italia Media capitalizza circa 275 milioni di euro (nel senso che, se qualcuno volesse acquistare tutte le azioni in circolazione a quel prezzo, spenderebbe quella cifra). Tenendo conto del debito di 201 milioni di euro, il suo valore d’impresa è sui 475 milioni di euro. Chiunque decidesse di impiegare le sue risorse per comprarla, deve considerare che negli ultimi quattro anni questa società ha generato 300 milioni di euro di perdite nette; e già si sa che l’esercizio in corso si chiuderà in rosso, almeno a livello di Ebitda (che è il risultato di bilancio prima di detrarre gli interessi passivi, gli ammortamenti e le imposte).

Di certo, La7 avrà un valore strategico per chi vorrà cimentarsi nell’arena televisiva italiana, ma chi la compra si porta in casa una società che, così com’è, produce solo perdite. La parte di valore di Telecom Italia Media che non perde soldi è quella che sta dietro le quinte della ribalta televisiva: Tim Broadcasting, la divisione che affitta le frequenze ai canali tv. Nei primi sei mesi del 2012 questo operatore di rete ha realizzato ricavi per 37,7 milioni di euro (da 26 milioni di euro dell’anno prima), mentre l’Ebitda è raddoppiato a 22 milioni di euro.
Tanto per essere chiari.

 

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