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Sul fatto
che so un sacco si cose, ti dico fin d’ora che tu ne sai molte di più, e questo è uno dei motivi della mia ammirazione. Io ho letto pochissimo in confronto a te, e ho studiato pochissimo: tu dovresti essere la mia insegnante. Tanti autori che citi, perché li conosci, io li ho solo sentiti nominare e ho letto qualche quarta di copertina, per cui non saprei nemmeno partecipare a una discussione. Ho letto poco perché son sempre stato svogliato e poco incline alla concentrazione. Il fatto che so scrivere – come dici – non dipende direttamente dalla quantità di letture, ma da qualcosa di diverso: capita spesso che molti forti lettori non riescano a dar espressività a pagine di scrittura, perché non sono portati. Quindi, in definitiva, non sei tu che devi ammirare me, ma io a doverti ammirare e considerare un punto di riferimento per la letteratura e le discipline correlate. Però ho notato una cosa: pur non avendo così tante letture alle spalle, con autori importanti mai affrontati e corsi di letteratura mai fatti, sento che quando leggo un testo riesco spesso a sentirne l’anatomia e lo spirito: quindi riesco a giudicarlo e a coglierne certi aspetti, senza avere – a rigore – gli strumenti tecnici per farlo. È una cosa che ho imparato da solo, evidentemente, con la mia sensibilità. E mi sento molto “assorbente”, come una specie di spugna: nel senso che, leggendo certi autori, sono incline a entrare nei loro meccanismi creativi e a mettere a nudo la loro tecnica, e forse ad “assimilare” la loro arte. Una specie di “vampiro”, insomma. Dunque, la “scienza” ce l’hai tu, mentre io ho la pratica dell’autodidatta che s’improvvisa con l’istinto. E devo imparare da te per formarmi.

 

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