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Non ero triste per quel lavoro in particolare, ma un po’ per tutto. Perché per esempio a un certo punto la capa, una col carattere più tosto che esista, si è provata delle scarpe col tacco e un vestitino molto bello e, siccome non era capace di camminare sui tacchi, tutti ridevano e la prendevano in giro. Anch’io le ho sorriso e ho detto qualche stupidaggine, poi però son tornata al mio lavoro, perché non c’entro con quel gruppetto, in pratica mi sento l’ultima ruota del carro. Inoltre, a volte non m’importa proprio niente di tutto quello che devo fare (il lavoro, lo studio ecc.): lo sento lontano da me, anche se poi invece provo molta soddisfazione per queste stesse cose. Eppure c’è poco da fare: a volte mi sembra di recitare una farsa, una parte, un ruolo per sembrare “normale”, perché se fosse per me io me ne starei nel mio mondo e basta. Ho bisogno degli altri, gli altri mi piacciono, voglio bene a tutti e lì in particolare mi trovo bene e sono benvoluta; ma a volte devo fare grossi sforzi per mostrarmi socievole, per partecipare… perché non ne ho voglia. Sono solo momenti, che dipendono forse dalla stanchezza, da malumori passeggeri, e anche dal senso di inadeguatezza che mi porto dentro e che a volte credo di non voler neanche risolvere. Quando sto così, non m’importa niente di “guarire”, come dici tu, che invece ti preoccupi per me. Io vorrei poter vivere in pace con la mia inadeguatezza. A volte anch’io mi sento inutile. E, soprattutto, mi sento fragile: e vorrei poter vivere nel mondo con la mia fragilità, invece devo sempre cercare di rinforzarmi… Non mi va di dovermi sempre adeguare a modelli che non mi appartengono! Comunque non preoccuparti, sono piccole tristezze passeggere che a volte si fanno sentire un po’ di più. Dopo sono andata in libreria e ho comprato dei racconti di Hrabal, un po’ umoristici, così, per tirarmi su.

 

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