Sventura

La sventura rende Dio assente per un certo tempo, più assente di un morto, più assente della luce in una cella immersa nelle tenebre. Una sorte di orrore immerge tutta l’anima. Durante quest’assenza non c’è nulla da amare. E se in queste tenebre dove non vi è alcunché da amare l’anima smette di amare, l’assenza di Dio diventa definitiva. Questo è terribile. Bisogna che l’anima continui ad amare a vuoto, o almeno a voler amare, seppure con una parte infinitesimale stessa. Allora un giorno Dio le si mostrerà e le svelerà la bellezza del mondo, come accadde a Giobbe. Ma se l’anima cessa di amare, cade già in questo mondo di quasi equivalente all’inferno.

Simone Weil, Attesa di Dio, Adelphi, Milano 2008

 

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