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Sto per dire una sciocchezza. Pur non sentendomi un cultore di valori cristiani, pur essendo stato per molti anni un blasfemo, pur avendo infranto molti comandamenti, pur non avendo quasi conosciuto la pratica religiosa, non mi stupirei di scoprire che sono, nell’intimo, un buon cristiano. Bisognerebbe tirarlo fuori dalle tenebre, ripulirlo e “restaurarlo”, e nutrirlo, il cristiano che è in me. Quindi dovrei trovare una serenità, poter passare le giornate lontano da te tranquillo, senza angustiarmi per il mio senso d’insufficienza, e smetterla di costringerti a medicarmi da ferite e sbucciature. Penso che il Cielo dovrebbe darmi tregua, non lo pensi anche tu? Vorrei fare la cosa migliore, non sbagliare insomma, comportarmi bene.
Nel frattempo, starei per ore a parlare con te, a chiederti cose sulla tua vita, sui tuoi desideri, sulle tue esperienze. Sono attentissimo alle tue espressioni, quando i tuoi occhi sorridono felici, e poi diventano intenti o seri, o riflessivi per quello che dico. Quando passa un’ombra sul tuo sguardo mi chiedo cosa può esser stato, quale pensiero ti ha attraversata. La tua anima, i tuoi pensieri sono un campo che vorrei esplorare: sei troppo interessante e rara, così enigmatica anche, nella tua trasparente semplicità. Ecco cos’ha la tua “semplicità”: è enormemente ricca, nasconde una complessità che è il tuo piccolo grande enigma.

 

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