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Giancarlo Isola, Il molo

Non mi sembra neanche di essere stata in vacanza. Mentre, andando verso casa, percorrevo in bici i viali (con meno traffico, oggi, ma col solito smog), le solite strade, riflettevo su come non mi sembra neanche di essere stata via, tanto questa “vacanza” è stata breve e spezzettata (e passata per lo più forzatamente in casa a lavorare), così diversa dal solito! Pazienza. Ieri sera, anche se mi sentivo ancora un po’ debole, ho voluto – come da tradizione – fare un giro di saluto, camminando per i “miei” posti e salutandoli nel mio cuore. Ovviamente sono stata anche al porto, sul molo. Era buio, ma lo stesso s’intravedeva il mare, se ne sentiva il profumo. Ho guardato il muretto su cui ci siamo seduti la prima volta (dove tu eri “fuori controllo”, e lo ero anch’io) e la panchina su cui ci siamo seduti l’ultima volta. E ho pensato che d’ora in poi quel posto non è più legato a me nella mia inavvicinabile solitudine di sempre, ma a me e te. Mi sono commossa! È bello, vero? Ormai ne abbiamo tanti di posti “nostri”, ma quello è particolare. L’unica pecca è che non ho potuto accoglierti nella mia casetta, ma è stato bellissimo parlare con te, mangiare con te (battendo ogni record di lentezza masticatoria), e poi tutto il resto, per ore – ore davvero! Tu mi sei sembrato ancora più bello del solito, fra l’altro. Quando ti penso, la prima cosa che mi appare è il tuo sorriso, poi il tuo sguardo accogliente e spiritoso quando mi sorridi. A volte penso a quanto mi dai, in tutti i campi. Sei così generoso di te stesso, spero di meritarmelo davvero e di riuscire a darti anch’io quanto più riesco. Ormai per me sei un punto di riferimento stabile, ti ascolto sempre con attenzione e non sai quante volte, di fronte a certe situazioni o pensieri, mi tornano in mente cose che mi hai detto e che mi aiutano a ragionare.

 

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