Niente fine del mondo

fine del mondo nasa profezia maya

Visto che l’appuntamento con la fine del mondo è saltato, vediamo di fare due conti su ciò che ci attende.
Innanzitutto, l’invecchiamento dell’Occidente si farà sentire: alla fine di questo decennio l’onda dei “cinquantini” premerà su tutti i sistemi previdenziali e sanitari, con i conti pubblici che potranno restare sotto controllo, ma al prezzo di un disgraziato menù di tagli allo stato sociale, pressione fiscale in aumento e monetizzazione del debito.

Chi investe avrà una sempre crescente tassazione del patrimonio, del reddito da capitale e delle transazioni finanziarie. La pressione fiscale diverrà sempre più progressiva: i ricchi dovranno pagare di più. La repressione finanziaria si intensificherà, al punto che qualcuno inizia a proporre di tassare l’oro. Dicono che i tassi d’interesse resteranno bassi, mentre le banche centrali continueranno ad accumulare titoli pubblici. L’exit strategy dall’accumulo di debito pubblico, che due anni fa si presentava come imminente, fra qualche anno rischierà di esser dimenticata.

In Europa il debito pubblico continuerà a crescere, dicono, ma scenderà il costo degli interessi, perché la Banca Centrale Europea interverrà ogni volta che sarà necessario. L’economia europea si stabilizzerà, ma la disoccupazione e le sofferenze bancarie – due indicatori ritardati di ciclo – continueranno a crescere. Ma l’inflazione verrà tenuta sotto controllo, grazie alle politiche monetarie espansive. L’inflazione, come si sa, viene soprattutto da due fonti: l’inflazione salariale, che certamente non vedremo né in Europa né in America finché la disoccupazione resterà alta, e l’inflazione che viene dall’aumento dei prezzi delle materie prime, in particolare delle fonti di energia: ma le prospettive che i costi dell’energia si ridurranno sono buone.

Un elemento favorevole, dicono, sarà la ripresa dell’edilizia negli Stati Uniti; quanto all’Europa, la benevolenza tedesca verso i paesi in crisi e la disponibilità della Germania e della Bce alla monetizzazione del loro debito vengono – per il momento – assicurate. I Paesi emergenti usciranno lentamente dalla fase opaca che hanno attraversato; le loro valute si riprenderanno e così faranno le loro borse. In America i settori azionari più promettenti saranno la chimica, beneficiaria dell’energia abbondante e a buon mercato, e l’edilizia, con tutto ciò che ruota intorno alla casa. Abbastanza buono dovrebbe essere il settore auto, dicono. Stentiamo a crederlo, a dir la verità, ma se lo dicono loro, noi ci adeguiamo.