show-woman

friday_the_thirteenth

Negli ultimi giorni ho ricominciato a ricordare i sogni, quelli fatti prima di svegliarmi, naturalmente. Quelli di stamattina sono troppo confusi, perché ho lasciato passare troppo prima di mettermi a parlarne, ci ho frapposto una bella colazione fatta di frutta, di pane di kamut con la marmellata senza zucchero, di biscotti bagnati nel caffè. Quindi ricordo solo l’immagine — le immagini — più forti che mi si sono impresse: quelle di una show-woman che identificavo come Simona Ventura, la quale indossava un lungo vestito di scena rosso e stava di spalle su un palcoscenico, e lentamente si girava e mostrava un viso imbruttito e artefatto, visibilmente truccato, lamentandosi del suo imbruttimento. Poi tornava a volgere le spalle, e dopo un po’ si girava di nuovo e mostrava un volto ancor più brutto e deformato, somigliante a un mostro; poi si girava ancora per qualche secondo e, quando tornava a mostrare la faccia, aveva una specie d’impalcatura orrenda in cui gli occhi si distinguevano a malapena, un mostro ancor più orrendo da trucco di cinema. Ma è naturale, pensavo, sono effetti speciali; però è evidente che va sempre peggiorando, e questo non rassicura.
Quando ho aperto gli occhi, come mi accade raramente ho avvertito l’ultimo sussulto del russamento (stavo a pancia in giù).

 

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