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montagna

Questa tua descrizione di cosa può essere la malattia oggi è così precisa e intensa che mi ha tolto il fiato: per un attimo il cuore ha smesso di battere. Adesso è tardi, ma mi ha suscitato tanti pensieri e interrogativi, e soprattutto la voglia di stringerti forte. Mi sono venuti gli occhi lucidi dalla commozione, anche perché, conoscendoti, ho integrato queste tue parole con quello che mi hai raccontato a voce e ho capito ancora di più quanto hai sofferto. Quando parli di come le cure non solo ti lasciano dei segni interiormente ma anche esteriormente, nel volto e nello sguardo, mi sono venute in mente tutte le volte che mi hai detto di sentirti brutto. E, da amante di Kafka (ma pensa anche al ruolo fondamentale della malattia ne “La montagna incantata” di Mann, e in tante altre opere dell’epoca), mi ha molto colpita la differenza che poni tu fra la malattia come poteva essere vissuta nel passato (appunto: la tisi, per es. come strumento conoscitivo o interpretativo della realtà) e la malattia oggi, con tutto il carico che comporta in termini di terapie, aspettative, illusioni e delusioni, sofferenze e così via… È un discorso complessissimo e non avevo capito quanto a fondo tu avessi riflettuto e avessi interrogato la tua malattia, perché sì, me ne hai parlato spesso, ma non da questa prospettiva “interiore” che hai usato qui. Ecco perché ho avuto quel tuffo al cuore. Di nuovo, ti conosco un po’ di più. Perché parti da una situazione tua, ma per trarne una riflessione generale e incisiva. Grazie per avermelo fatto leggere, e ne parleremo ancora, voglio esserti vicina e capirti fino in fondo. Dio, ora che ho letto questa cosa mi sembra che i miei sentimenti per te abbiano fatto un salto in alto!

 

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