Feltrinelli

feltrinelli e james baldwin


Otto anni fa ricorreva il cinquantenario della casa editrice Feltrinelli, fondata nel 1955.
In un articolo-intervista di Stefano Salis apparso su Il Sole 24 Ore Domenica del 17 aprile 2005, Inge Feltrinelli rievocava i momenti capitali della sua storia editoriale.

Proprio quest’anno, Carlo Feltrinelli è stato insignito a Mosca del premio Pasternak. La giuria l’ha scelto per il suo libro Senior service, una magistrale ricostruzione (da figlio, ma anche da editore) delle vicende editoriali di Giangiacomo, legate indissolubilmente alla pubblicazione in tutto il mondo del capolavoro di Pasternak Il dottor Zivago.
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«Quel romanzo fu un colpo di scena per l’editoria mondiale – ricorda Inge. Il libro era proibito nell’Unione Sovietica e la pubblicazione, prima in Italia, quindi in tutto il mondo portò il nostro Pasternak fino al Nobel». Lo scrittore, però vi dovette rinunciare. Zivago, in compenso, è in assoluto il primo best seller contemporaneo: due milioni di copie vendute solo in Italia.
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«Immediatamente, due anni dopo la fondazione, Feltrinelli con Pasternak entrò nel novero dei grandi editori internazionali. Giangiacomo era il primo “uomo nuovo” del mestiere: viaggiava di continuo, era poliglotta, sondava mercati poco battuti, come la Scandinavia e l’Est Europa. Sprovincializzò l’editoria italiana e il suo arrivo fu salutato dai grandi editori europei come l’unica novità in tanti anni. Ma anche i nostri Mondadori, Einaudi e Rizzoli lo trattavano con rispetto. Era, fin dall’inizio, un giovane editore di forte impatto politico che sapeva di fare libri importanti. Come facevano gli editori di una volta, quando non dominavano manager e agenti. Ci si poteva permettere di pubblicare anche libri in perdita ma fondamentali per il catalogo.»


Guardando una foto alla parete, che ritrae Giangiacomo Feltrinelli sul set del Dottor Zivago in Finlandia, l’intervistata ricorda le straordinarie vicende legate a quel romanzo.

«Il regista – rivela Inge – lo scelse proprio lui. Aveva visto Lawrence d’Arabia. E se c’era qualcuno che poteva fare Divago, questi era proprio David Lean. Con il Gattopardo andò diversamente. Era stato Visconti ad interessarsi al libro; ma Visconti era quel romanzo». Un altro colpo da maestro di Feltrinelli, dovuto a un suggerimento di Bassani. «Il successo arrivò inaspettato. Eravamo nel dicembre 1958. Carlo Bo ricevette per sbaglio in anticipo delle bozze del libro. Subito ne scrisse un’entusiastica recensione sul “Corriere”. Il riscontro fu immediato, i librai ci costrinsero ad accelerare i tempi di edizione. Prima di Natale ne avevamo vendute già 10mila copie. Vittoriani, che rifiutò il libro per l’Einaudi, non si perdonò mai l’errore. Anche se credo che fosse convinto che il titolo non era giusto per lo Struzzo». Ogni tanto, in questo mestiere, gli errori capitano.


E poi, è il momento dei ricordi sugli scrittori che da Feltrinelli vennero lanciati  in Italia. Ricordi non sempre piacevoli:

«Con Garcia Marquez ho scoperto come il successo possa cambiare il carattere. La prima volta che venne a Milano non voleva incontrare i giornalisti. Stava in albergo, era timido e molto insicuro del suo lavoro. Dopo il trionfo di Cent’anni e il Nobel, lo rividi a Cuba. Gabo viveva ormai come un re, usava dei completi bianchi, come i telefoni sulla scrivania e le lampade nella sala, dava del tu a tutti i  presidenti del Sudamerica. “Gabo, gli dissi, adesso sei un uomo di Hollywood”. Che differenza rispetto a Doris Lessing. L’ultima volta che l’ho incontrata, a Londra, la città era blindata per la visita di Bush. Lei arrivò al ristorante dove avevamo appuntamento in metropolitana, serena e allegra. Io la stavo aspettando da qualche minuto. Appena dissi che era lei la persona che attendevo, il cameriere si illuminò con un sorriso di grande rispetto e ammirazione».

(da un articolo di Stefano Salis su Il Sole 24 Ore Domenica, 17 apr. 2005)

 

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