Ah, sì? (i 200 miliardi)

o.164186

Per l’economia italiana, c’è chi parla di un piano strategico. A dir la verità i piani sono molti, ma finiscono per somigliarsi; questo piano, lanciato da outsiders della finanza, parte dalla riduzione degli sprechi legati al funzionamento dell’apparato statale. Una riduzione della Spesa Pubblica, in poche parole. L’idea iniziale vede una riduzione della Spesa Pubblica di circa 200 miliardi, senza che questo comprometta nella sostanza l’efficienza dello Stato.

In dettaglio: una dozzina di miliardi verrebbe dalla netta riduzione del peso di tutti gli apparati politici; altri 90 miliardi si risparmierebbero utilizzando il criterio della “migliore efficienza”: interventi sul personale della Pubblica Amministrazione, pensioni di invalidita’, spese sanitarie e amministrative, il tutto finalizzato a portare sia il livello di spesa sia quello di efficienza ai livelli della Regione di riferimento, quella più efficiente; il resto verrebbe da interventi diversi, come la trasformazione degli aiuti alle imprese in crediti d’imposta, interventi migliorativi (in termini di risparmio) sugli acquisti della Pubblica Amministrazione, tagli e ancora tagli sulle pensioni d’oro e su altre disfunzioni rimaste nel sistema pensionistico e non solo.

I 200 miliardi liberati in questo modo servirebbero – va senza dire – a fare investimenti per lo sviluppo e a ridurre le tasse sulle imprese, e di riflesso sui lavoratori e le famiglie. Non solo: servirebbero anche a ri-creare un sistema di tutele che oggi risulta fortemente iniquo. Fra le cose principali, l’eliminazione dell’Irap e dell’Imu sulla prima casa, nonché la riduzione delle orrende accise e la semplificazione di tasse e tassette.

A quanto pare, e a detta di moltissimi, manca una classe dirigente che sappia guidare, non solo nella sfera politica, ma anche in quella dell’economia; e mancano anche le parti sociali e il mondo dell’informazione, che badano molto a far “volume di parole” ma sono incapaci di offrire vere strategie operative da cui partire, e da migliorare in corso d’opera.
Il primo passo? Trovare una nuova classe politica, che le ultime formazioni venute alla ribalta non hanno l’aria di poter incarnare.

 

Annunci