weekend

Rothko_Whitechapel_1961

Quand’ero bambino la parola week-end, fine settimana, non era usata perché non ci riguardava: la si sentiva più che altro nei film americani, come cosa appartenente alla loro cultura. Siccome da loro non si andava a scuola di sabato, le famiglie erano use trascorrere due giorni di libertà, cosa che favoriva gite ed evasioni più corpose. Com’erano più furbi, rispetto a noi! Noi a scuola ci andavamo anche il sabato mattina – è ancora così – e per staccare esisteva solo la domenica: si condensava tutto lì, in una giornata sacra che si consumava a velocità scandalosa. Per me il weekend è stata a lungo una parentesi indesiderata, che avrei saltato volentieri, perché non offriva nulla di costruttivo e non faceva sperare alcunché di diverso. Ricordo i tempi in cui avevo problemi da risolvere sul lavoro che, arrivati al venerdì, restavano in sospeso fino al lunedì successivo, lasciandomi così a logorarmi nella preoccupazione. Dunque, fin da allora, abbasso il weekend. Ma mi piacerebbe ritrovarne il senso tradizionale, almeno per sperimentare l’evasione.

 

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