materiali 1. Alchimia


Quando mi misi a progettare il primo romanzo, poi realizzato a quattro mani, decisi che avrei parlato di misteriosi esperimenti alchemici che la vittima di un omicidio svolgeva nella sua villa, basandosi su un manoscritto settecentesco di cui era segretamente entrato in possesso, e di cui il suo assassino s’era impadronito.
Come sappiamo, alle suggestioni dell’alchimia – detta anche Il Magistero o La Grande Opera (Magnum Opus) – hanno fatto ricorso molti scrittori o sedicenti tali, per cercar di stimolare l’interesse del lettore per una materia tanto oscura. Ma generalmente si sono limitati a offrire riferimenti vaghi, superficiali e scontati, frutto di facili scorciatoie che spesso non comportavano studi specifici e un po’ approfonditi.
Dal canto mio, per quel romanzo mi piacque studiare l’alchimia e la sua storia e simbologia fino ai giorni nostri. Così, nella mia officina si raccolse una quantità di materiale che mantiene ancora un suo pregio.

*     *

Alchemy_symbol


L’Alchimia è l’arte della trasformazione: produrre nel materiale su sui si sta operando una serie successiva di mutamenti per condurlo, a partire da uno stato grezzo, a uno stato perfetto e purificato.
In arabo kimiya è uno dei nomi del reagente per la trasformazione dei metalli, detto in occidente lapis philosophorum o pietra filosofale. Il vocabolo arabo deriva, attraverso il siriaco kimiya, da una tarda voce greca cumeia, attestata già verso la fine del III secolo d.C. (in Zosimo). Gli arabi designavano l’alchimia anche con i nomi: arte dell’elisir, arte, sapienza, scienza della pietra, scienza della chiave, scienza della bilancia.

Vien da domandarsi su quale base, su quale fondamento teorico si reggeva questa dottrina della trasmutazione dei metalli. Sostanzialmente, poggiava su due princìpi che si trovano quasi sempre negli scritti degli alchimisti: la teoria della composizione dei metalli, e quella della loro generazione in seno al globo terrestre.
Gli alchimisti consideravano i metalli come corpi composti, e ammettevano che la loro composizione era uniforme. Cioè, secondo loro tutte le sostanze che avevano un carattere metallico erano costituite dall’unione di due elementi comuni: zolfo e mercurio. La differenza di proprietà che si riscontra nei diversi metalli derivava dalle proporzioni variabili con cui il  mercurio e lo zolfo entravano nella loro composizione. Così, l’oro era formato da una gran quantità di mercurio purissimo, unita ad una piccola quantità di zolfo anche purissimo; il rame, da proporzioni  quasi eguali di quei due elementi; lo stagno, da molto zolfo mal fissato e da un po’ di mercurio impuro, ecc.

Così segnala Geber (Jābir ibn Hayyān) nel suo Summa perfectionis Magisterii in sua natura:

«Il sole è formato da mercurio molto sottile e da un poco di zolfo purissimo, fisso e chiaro, che ha un color rosso netto; e siccome lo zolfo non è sempre colorato ugualmente, perché ve n’è di più colorato e di meno, da ciò dipende se l’oro è più o meno giallo… Quando lo zolfo è impuro, rozzo, rosso, livido, e la  maggior parte è fissa e la quantità minore non è fissa, e si mischia con un mercurio ordinario ed impuro in modo che non vene sia più dell’uno che dell’altro, da questo miscuglio si forma Venere [il rame]… Se lo zolfo possiede debole fissità e un biancore impuro, se il mercurio è impuro, in parte fisso e in parte volatile, e se non ha che un biancore imperfetto, da questo miscuglio si farà Giove [lo stagno].»

Ma quello zolfo e quel mercurio così definiti, elementi dei metalli, non erano affatto identici allo zolfo e al mercurio normali. Il mercurius degli alchimisti rappresenta l’elemento proprio dei metalli, quello loro connaturato, la causa del loro splendore, della loro duttilità, in una parola della loro metallicità; il sulphur indica l’elemento combustibile.
Questa è la teoria sulla natura dei metalli che forma la base delle opinioni alchimistiche. Da qui si capisce la convinzione che sia possibile ottenere delle trasmutazioni: se gli elementi dei diversi metalli sono sostanzialmente i medesimi, ma in proporzioni diverse, si può sperare di mutare questi corpi gli uni negli altri, facendo variare con procedimenti appropriati la proporzione dei loro elementi. Quindi, di poter trasformare il mercurio in argento, il piombo in oro.

 

Annunci