Grillo JP Morgan

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Dopo la rielezione di Giorgio Napolitano alla Presidenza delle Repubblica, vediamo cosa pensa la banca d’affari statunitense J.P. Morgan.
In una nota di ricerca, ha fatto la raccomandazione di acquistare titoli di Stato della periferia dell’Eurozona, quindi anche italiani, con la motivazione che la rielezione di Napolitano allontanerebbe il rischio immediato di elezioni anticipate. Perché è questo, a quanto pare, lo spauracchio principale per i mercati. J.P. Morgan scommette dunque su un governo di larga coalizione “pilotato” dal Capo dello Stato; quanto al Partito Democratico, ne segnala la situazione di “rischio esistenziale” (cosa evidente a molti).
Si osserva che molti nostri investitori sarebbero “scarichi” di titoli italiani, e quindi, con la ripresa generale degli acquisti, sarebbero costretti a comprarne anche loro, contribuendo al calo dei tassi e dello spread. Che gli investitori esteri stiano rientrando in acquisto sui nostri titoli di Stato l’hanno già segnalato il Fondo Monetario Internazionale e la Banca d’Italia: pare dunque che la cospirazione di cui tanto si parla non ci sia (anche perché non si capisce a chi gioverebbe cospirare contro l’Italia). Nessuno ha cospirato, pare, contro la Grecia o l’Irlanda o il Portogallo: soprattutto perché si è capito che, se qualcuno viene espulso dall’Euro, poi rischiano di uscire tutti. E l’ipotetica esplosione di un Paese come l’Italia arriverebbe a distruggere l’Eurozona, provocando un piccolo “tsunami” nel resto del mondo.

Qui non si è ancora risolto nulla, ovviamente. Difficile pensare ad un governo di “svolta”, è più probabile un governo di “manutenzione”, che servirà soprattutto a rassicurare i mercati (che, come si sa, reagiscono nell’immediato). Il Partito Democratico è al capolinea, il movimento di Grillo è sempre confuso e immobilizzato. Grida e minacce, per lo più a vuoto. L’apparato politico istituzionale è granitico: non basta improvvisare comizi via web per incrinarlo. Sul piano delle riforme economiche i 5Stelle hanno solo ricette salvifiche suggestive, che servono al capopopolo per assumere il ruolo di “protettore” della democrazia, che impedisce lo scatenarsi di una guerra civile.
Naturalmente, i riti di “democrazia diretta” via Web fanno ridere: solo chi è poco avvezzo alla navigazione in Rete può prenderli sul serio. Sia per le “parlamentarie” sia per le “quirinarie” non si è potuto sapere né il numero dei partecipanti online né i voti ottenuti dai vari candidati. Così, accade che i primi due “designati” dal popolo della Rete lasciano il campo al terzo, il giurista che sembra essere il più pericoloso per il Pd, vista la sua personalità e indipendenza. Tutto fa molto marketing: il tentativo di un’operazione “virale” (come quelle che vanno di moda), che non è riuscita perché qui l’accesso alla Rete è ancora limitato e frammentato.
Sembra chiaro che la priorità di Grillo sia di annientare il Pd, ovvero di nutrirsene, prendendogli la fascia di elettorato più arrabbiata e suggestionabile. Tanta democrazia, a parole: ma l’intento è quello del plebiscitarismo (vuole il 100% dei voti) e del divieto di dibattito interno vero. Sotto certi aspetti sembra l’altra faccia della medaglia che raffigura il capo del Pdl: addirittura estremizzato, per questo fa così paura. Perché quel che accadde nel 1994 potrebbe accadere ancora.

 

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