Italian banking championship

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All’inizio del Duemila, nel sistema bancario internazionale si affermò la moda della crescita dimensionale, ottenuta attraverso fusioni e acquisizioni. Così, il sistema bancario italiano si concentrò molto, creando un oligopolio di poche grandi banche.Tra il 2006 e il 2007, Banca Intesa (la ex Banca Commerciale Italiana) compra l’Istituto Bancario San Paolo di Torino; nel 2007 Unicredit (risultata dalla fusione di Credito Italiano con Credito Romagnolo) compra Capitalia (che era il Banco di Roma); a fine 2007 il Monte dei Paschi di Siena compra – a un prezzo folle – Banca Antonveneta (pagandola 9 miliardi e 300 milioni di euro).

La stampa salutò queste operazioni come il risultato della creazione di “campioni nazionali” nel settore del credito. Il problema è che, arrivata la spaventosa crisi internazionale, questi campioni  sono finiti a disputare gare tutt’altro che vincenti. Prima fra tutte, quelle sui dipendenti da mandare a casa: Unicredit – arrivata prima – ne ha licenziati 13 mila; Banca Intesa 4 mila e Monte dei Paschi 3 mila. Altri dipendenti sono stati allontanati col sistema della esternalizzazione, attraverso lo scorporo e la vendita di rami d’azienda.

L’altra gara, ancor più clamorosa, è quella della distruzione di valore. Nel 2007 Unicredit, dopo la fusione con Capitalia, valeva 100 miliardi di euro, mentre oggi ne vale solo 20, addirittura dopo aver fatto un aumento di capitale di 7 miliardi. Il Monte dei Paschi di Siena, che aveva comprato Banca Antonveneta per la bellezza di 9 miliardi e 3, oggi vale in blocco solo 2 miliardi e 240 milioni. Sulla qualità del credito, poi, c’è da mettersi le mani dei capelli: dal 2007 al 2012 i crediti in sofferenza (non più riscuotibili) di Unicredit sono raddoppiati, mentre quelli di Montepaschi sono addirittura triplicati.

Dulcis in fundo, abbiamo una forte restrizione del credito: non si danno più soldi a chi ne ha bisogno per vivere e per far riprendere l’economia.
Proprio un bel risultato: dalle privatizzazioni degli anni Novanta, ci si è via via montati la testa, cercando di mangiare tutto e finendo col rovinarsi.

(fonte: Vladimiro Giacché su Micromega 3/2013)